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Per i consulenti under 40 il tech è sempre più importante

11 Luglio 2019 · Livia Caivano · 2 min

  • Intervistati 3.571 consulenti finanziari per sondare il livello di soddisfazione su argomenti come il supporto operativo fornito dall’azienda, la leadership della società o lo sviluppo professionale

  • I consulenti hanno detto che i social media hanno aiutato il loro business: per il 64% di loro i social sono stati un aiuto per “rafforzare i rapporti con i clienti” e per il 47% un aiuto ad acquisirne di nuovi

  • Il 42% degli intervistati ha dichiarato che l’azienda non consente di comunicare con clienti o potenziali clienti attraverso i social media

I consulenti finanziari più giovani sono esigenti in fatto di strumenti tecnologici: secondo un report più della metà li usa per stabilire e rafforzare i rapporti con la clientela. Le reti che non stanno al passo con questa rivoluzione rischiano di lasciarseli scappare

Poco più di un consulente finanziario su 10 al di sotto dei 40 anni ritiene che le reti debbano trovare più modi per sviluppare e attrarre giovani talenti. Secondo l’annuale ricerca di J.D.Power sulla soddisfazione dei financial advisor, i giovani consulenti vogliono una maggiore integrazione della tecnologia nelle rispettive aziende, soprattutto una maggiore accettazione degli strumenti mobile e dei social media.

Per il sondaggio sono stati intervistati 3.571 consulenti finanziari americani per capire quale fosse il loro livello di soddisfazione su argomenti come il supporto operativo fornito dall’azienda, la leadership aziendale o lo sviluppo professionale. Secondo Mike Foy, senior director della Wealth and Leading Intelligence per J.D.Power, i consulenti più giovani spesso sentono che le strutture tecnologiche delle loro società sono poco affidabili, non sempre adatte agli scopi per cui sono pensate e poco reattive agli stimoli che arrivano dall’esterno.

“La classica cultura aziendale dell’orario da ufficio dalle 9 alle 18, è finita – prosegue Foy – La nuova generazione di consulenti finanziari interagisce con clienti e potenziali clienti attraverso una serie di canali digitali, i social media, chat e video. Le società di gestione patrimoniale che non abbracciano queste tecnologie e addestrano e responsabilizzano i consulenti a utilizzarle in modo efficace, finiranno per rimanere un passo indietro. E sono in poche oggi ad offrire le soluzioni richieste dai consulenti più giovani “.

Le reti sono ancora indietro

Quasi la metà dei consulenti sotto i 40 anni, si legge nel report, ha dichiarato che la società per la quale lavora non mette a disposizione strumenti per tablet, mentre il 26% non è a conoscenza o non utilizza abitualmente strumenti compatibili con gli smartphone.

I consulenti più giovani hanno detto che i social media hanno aiutato il loro business: per il 64% di loro i social sono stati un aiuto per “rafforzare i rapporti con i clienti” e per il 47% un aiuto ad acquisirne di nuovi. Molte aziende rimangono però reticenti e ritardano nell’abbracciare il cambiamento: il 42% dei consulenti intervistati ha dichiarato che l’azienda non consente di comunicare con clienti o potenziali clienti attraverso i social media.

Le imprese che non vogliono lasciarsi scappare i consulenti più giovani potrebbero prendere in considerazione l’idea di investire nelle loro capacità tech. Secondo il sondaggio, l’82% dei consulenti under 40 che si sono dichiarati molto soddisfatti delle opzioni tecnologiche presso la propria azienda, affermano che sicuramente vi rimarranno. Il 76% la consiglierebbe ad altri consulenti. Tra i consulenti insoddisfatti, solo il 33% rimarrebbe sicuramente e solo il 29% consiglierebbe ad altri di fare altrettanto.

Livia Caivano
Livia Caivano
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