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Quanto manca alla parità di genere? La mappa per paese. E l’Italia.. | WeWealth

Quanto manca alla parità di genere? La mappa per paese. E l’Italia..

Rita Annunziata
21.6.2023
Tempo di lettura: 3'
Secondo il World economic forum ci vorrà oltre un secolo per colmare i divari tra donne e uomini. Nessuno dei 146 paesi analizzati ha ancora raggiunto la parità di genere. Italia al 79° posto

Per il 14° anno consecutivo, l’Islanda occupa la prima posizione della classifica sulla parità di genere, con un punteggio del 91,2%

L’Italia resta fuori non soltanto dalla top10 ma anche dalla top50, scivolando dal 63esimo al 79esimo posto a livello globale

Il countdown della parità di genere continua a scorrere a rilento. Secondo l’ultimo Global gender gap report del World economic forum ci vorrà oltre un secolo per colmare i divari tra donne e uomini, precisamente 131 anni. Nessuno dei 146 paesi analizzati sulle diverse variabili dell’uguaglianza (dalla partecipazione economica all’istruzione, dalla salute all’emancipazione politica) ha ancora raggiunto la piena parità. L’Italia, in particolare, resta fuori non soltanto dalla top10 ma anche dalla top50, scivolando addirittura dal 63esimo al 79esimo posto. Eppure, come ricordato in apertura del rapporto da Saadia Zahidi, managing director del Wef, accelerare i progressi verso la gender equality non solo migliorerebbe le condizioni della componente femminile della popolazione ma porterebbe “benefici alle economie e alle società nel loro complesso, rilanciando la crescita, stimolando l’innovazione e aumentando la resilienza”.


La top10 dei paesi per parità di genere

Per il 14° anno consecutivo, l’Islanda occupa la prima posizione della classifica sulla parità di genere, con un punteggio del 91,2% (ovvero la percentuale di divario di genere che è stata colmata, su una scala da 0 a 100). A completare la top5 sono altri tre paesi nordici - Norvegia (87,9%), Finlandia (86,3%) e Svezia (81,5%) - e infine la Nuova Zelanda (85,6%). Guardando all’Europa, la Germania sale al 6° posto (dal 10° della precedente edizione del report, con l’81,5%), la Lituania conquista il 9° posto (80%) mentre il Belgio si colloca alla decima posizione (79,6%). Nicaragua (81,1%) e Namibia (80,2%) chiudono la top10, occupando rispettivamente la settima e l’ottava posizione. L’Italia, come anticipato in apertura, arriva 79esima; complice soprattutto la variabile della rappresentanza delle donne in politica, che vede il Belpaese scendere di 24 gradini nel ranking dal 40° al 64° posto. Un lieve miglioramento si riscontra nell’ambito della partecipazione e delle opportunità economiche, rispetto al quale l’Italia sale dal 110° posto al 104°.



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Il punteggio globale per tutti i 146 paesi inclusi nell’analisi di quest’anno è pari al 68,4%. Confrontando il campione di 145 paesi coperti sia nell’edizione del 2022 che in quella del 2023, si stima un miglioramento di 0,3 punti percentuali. Tornando a quest’anno, il divario di genere in materia di salute e sopravvivenza risulta ridotto del 96%, quello in materia di istruzione del 95,2%, quello in materia di partecipazione economica del 60,1% e quello in materia di emancipazione politica del 60,1%. “Gli ultimi anni sono stati segnati da grandi ritorni alla parità di genere” dopo che i progressi precedenti “erano stati interrotti dall’impatto della pandemia da covid-19 su donne e ragazze nell’istruzione e nella forza lavoro, seguiti da crisi economiche e geopolitiche”, ricorda Zahidi. “Oggi in alcune parti del mondo si assiste a una parziale ripresa, mentre in altre si assiste a un peggioramento a causa di nuove crisi. I divari nella salute e nell’istruzione si sono ridotti nell’ultimo anno, ma i progressi nell’emancipazione politica risultano di fatto fermi e la partecipazione economica delle donne è regredita anziché avanzata”, aggiunge. “Ci auguriamo che i dati forniti in questo rapporto possano accelerare ulteriormente il cammino verso la parità, catalizzando l’azione dei leader del settore pubblico e privato per colmare il divario di genere a livello mondiale”.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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