3 ragioni per cui non fidarsi (troppo) della domanda repressa

Giulia Bacelle
Giulia Bacelle
21.4.2021
Tempo di lettura: 3'
Sebbene durante il lockdown si sia accumulata una domanda repressa, è probabile che la sua portata venga ridotta in particolare da tre fattori: il ritiro degli stimoli governativi, le crescenti disparità nella ricchezza e i mutevoli modelli di consumo
“Gli investitori speranzosi che la domanda repressa possa alimentare la ripresa economica post-coronavirus in Europa potrebbero rimanere delusi”. Così gli esperti di T. Rowe Price. “Sebbene durante il lockdown si sia accumulata una domanda repressa, è probabile che la sua portata venga ridotta in particolare da tre fattori: il ritiro degli stimoli governativi, le crescenti disparità nella ricchezza e i mutevoli modelli di consumo”. Per queste ragioni, secondo la società, “la ripresa europea post-coronavirus sarà un affare complesso, che probabilmente si tradurrà in un'ampia dispersione dei rendimenti tra le diversi asset class”.

Il Covid-19 ha trasformato i consumatori in risparmiatori


La repressione indotta dal coronavirus ha in realtà causato il più grande risparmio familiare dalla Seconda Guerra Mondiale. A marzo 2020, secondo lo US Bureau of Economic Analysis, i risparmi personali negli Stati Uniti hanno raggiunto la cifra record del 32,2% rispetto al 12,7% del mese precedente (negli ultimi dieci anni hanno oscillato all'interno di un range tra il 6 e l'8%). Sempre ad aprile 2020, secondo lo stesso report, i consumi erano calati del 12,6%, man mano che l'economia rallentava e la disoccupazione saliva. Numeri simili per l'area euro: secondo l'Eurostat, durante il secondo trimestre del 2020 i risparmi familiari in Europa si attestavano al 24,6% rispetto al 16,6% del trimestre precedente.

3 ragioni per cui la domanda repressa non sarà sinonimo di crescita


“Dal momento che i consumi familiari rappresentano circa due terzi del Pil delle economie sviluppate, anche solo un rilascio parziale dei risparmi (una volta che le restrizioni causate dal lockdown dovessero affievolirsi) dovrebbe risultare in un immediato e persistente rimbalzo della crescita. Questo, in teoria” spiegano gli esperti di T. Rowe Price. “È infatti probabile che questa volta le cose andranno diversamente”. Ecco tre motivi che spiegano il perché.

1. Rischio di un ritiro prematuro degli stimoli governativi.


La domanda repressa per quei settori in cui la natura sociale è centrale, come la ristorazione e il turismo, vedrà con tutte le probabilità un aumento in seguito alla fine delle restrizioni. Questo dovrebbe portare “a una ripresa economica inizialmente forte. Tuttavia, se i mancati consumi invernali dovessero semplicemente sostituire quelli estivi, piuttosto che aggiungersi a questi ultimi, allora è improbabile che il ritmo della ripresa si mantenga. Il rischio è quindi che le autorità vedano una ripresa estiva iniziale molto forte, diano per scontato possa continuare nei mesi successivi, e riducano i supporti fiscali e monetari, il che potrebbe risultare in un allungamento dei tempi necessari per una ripresa totale”. Cosa dovrebbero fare gli investitori, quindi? Se inizialmente “gli investitori obbligazionari potrebbero trarre vantaggi da un potenziale cambio di regime da parte delle autorità”, nel medio termine essi dovranno porre attenzione ai rendimenti passibili di calo, verso cui potranno tutelarsi “aggiungendo allocazioni obbligazionarie più difensive”.

2. Crescenti disparità nella ricchezza.


Se è vero che nel corso del 2020 il risparmio sia cresciuto, questo è vero specialmente per le fasce di popolazione più abbienti. Il che ha “esacerbato le preesistenti disparità di reddito. Rispetto ai tempi precedenti alla pandemia, crediamo che le famiglie europee che stanno oggi risparmiando per il pensionamento dovranno ipotizzare minori utili sul capitale investito e aumentare i propri risparmi per mantenere lo stesso tenore di vita”. Nel lungo termine, questo potrebbe tradursi in una “crescita più debole di quanto atteso, che potrebbe stabilizzarsi al di sotto dei livelli pre-pandemia”. Gli investitori dovrebbero quindi continuare a mantenere blocchi obbligazionari difensivi all'interno del loro portafoglio, così come a includere asset meno rischiosi che possano mitigare il clima nel caso di una transizione verso un'ambiente a basso tasso di crescita”.

3. Modelli di consumo in cambiamento.


“È probabile che cambiamenti secolari nelle preferenze dei consumatori possano essere una fonte aggiuntiva di distruzione creativa in diversi settori dell'economia”. Un esempio? Il real estate, ma anche il retail e l'intrattenimento, l'educazione e la sanità, per cui “risulta difficile immaginare il ritorno a pattern di consumo pre-pandemia”. Gli investitori dovrebbero quindi porre la loro attenzione alla capacità delle aziende di aggiustarsi a questi trend in cambiamento. “L'aumento della domanda per l'elettronica causata dalla pandemia è risultata nella scarsità di semiconduttori all'inizio del 2021, causando problemi alla produzione di nuovi chip e inficiando molti settori, dall'automotive all'intrattenimento casalingo”.

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