India, la crescita non basta: perché Modi si è indebolito

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Ci sono circa 600 milioni di persone che vivono ancora in povertà ed è questa la ragione per cui Modi non ha sbancato alle recenti elezioni. L’analisi

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Le elezioni in India hanno portato a una sorpresa: il sub-continente indiano – ormai la nazione più popolosa del pianeta – non ha dato la maggioranza al partito di Narendra Modi, malgrado l’impetuosa crescita dell’India negli ultimi anni. Modi continuerà a governare, dato il supporto degli altri partiti della coalizione, ma le elezioni hanno dimostrato che la crescita non basta: bisogna che i suoi frutti siano equamente distribuiti. E, mentre la crescita ha fatto molto per i super-ricchi, i ricchi e anche per la classe media, ha fatto poco per i 600 milioni di indiani che ancora vivono sotto la soglia della povertà.

Forse era inevitabile: quando la crescita sale di marcia, i suoi frutti vanno in un primo tempo a coloro che tirano la volata, ed è solo in un secondo tempo che questi frutti percolano verso la massa brulicante e diseredata. Nell’attesa di questa consolazione, poniamoci un’altra domanda. La crescita continuerà? E quanto contribuirà allo sviluppo del resto del mondo?

Cina e India: le locomotive dell’economia globale

«Chi è la più bella del reame?», chiedeva la strega Grimilde allo specchio nella fiaba di Biancaneve. Una domanda, questa, che trova risposta ogni giorno nelle tante Hit Parade che noi umani mettiamo insaziabilmente assieme per mettere in riga personaggi e Paesi, paesaggi e città… E c’è anche una Hit Parade dell’economia. Il Fondo monetario vede – ormai da molti anni – al primo posto la Cina, sol che il Pil venga calcolato non ai cambi di mercato ma ai cambi cosiddetti PPA: Parità di potere d’acquisto, che tengono conto del diverso livello dei prezzi in ciascun Paese. Tuttavia, non c’è solo il livello del Pil che conta, ma anche la sua dinamica. E un’altra versione della ‘più bella del reame’ potrebbe essere questa: qual è il Paese che maggiormente contribuisce alla crescita economica del mondo?

Nei lustri passati la risposta era obbligata: l’impetuosa crescita dell’economia cinese ne faceva davvero una locomotiva. Ma negli ultimi tempi si sono moltiplicati i moniti sui tanti problemi che incombono sul Celeste Impero, la fuga di investitori, le difficoltà della dirigenza, la crisi della Borsa, il crollo dell’immobiliare, la sfiducia dei consumatori, e chi più ne ha più ne metta. Ora, è certamente vero che la Cina ha cambiato di passo: nel decennio 2005-2014 il tasso medio di crescita dell’economia cinese è stato del 10%: un tasso e un passo che non è realistico possano continuare a quel livello. Ed è certamente vero che l’uscita dal Covid e dalla sua successiva recrudescenza sono state gestite male, è vero che nel medio periodo va a stagliarsi una contraddizione fra il crescente livello di benessere della classe media e la limitazione alle libertà civili, è vero che le goffe recenti intrusioni della dirigenza cinese nel settore delle grandi società tecnologiche hanno spaventato gli investitori e portato a ridurre gli investimenti esteri.

India in ascesa: un ruolo sempre più centrale

Ma nell’anno passato tutte queste difficoltà non hanno impedito alla Cina di crescere del 5,2%, rispetto a una crescita dell’universo mondo del 3,1% (stime del Fondo). Il grafico mostra i contributi alla crescita del pianeta, negli ultimi vent’anni, dei quattro maggiori Paesi/aree (nella classifica PPA): Cina, Usa, Eurozona e India.

Nel primo decennio, come detto, non c’era storia: la Cina, in media, ha dato circa il 60% della crescita. Come si vede, comunque, il ruolo della locomotiva, nel secondo decennio, rimane immutato, se pure gli stantuffi girano con minor vigore (i contributi del 2020 non figurano: dato che la crescita mondiale fu negativa, diventa complicato computare i contributi – comunque la crescita cinese ebbe il segno ‘più’).

È da notare, semmai, il ruolo dell’India, che è solidamente installata al secondo posto nella classifica delle locomotive. Quest’anno, elaborando le stime del Fondo, il suo contributo alla crescita planetaria è superiore a quello di Usa ed Eurozona messe assieme, anche se ben inferiore a quello della Cina. ‘Cindia’, insomma, è il nuovo acronimo che mette assieme i due giganti asiatici – e, tutto sommato, auguriamoci che continuino a tirare il convoglio.

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