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Nuovo mantra della Fed un assist per i bond? | WeWealth

Nuovo mantra della Fed un assist per i bond?

Matilde Sperlinga
4.10.2023
Tempo di lettura: 3'
La Federal Reserve ha deciso di mantenere i tassi di interesse al 5,5%, con la promessa di mantenere i tassi alti più a lungo. Questo cosa comporta per azioni e bond?

Tassi alti più a lungo. Così può essere riassunto il messaggio chiaro e forte dato da Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, durante l’ultima riunione di politica monetaria. Il nuovo mantra della Fed poggia su un doppio pilastro: da un lato la modifica ai dots per il 2024, con l'eliminazione di due dei quattro tagli previsti in precedenza - con la previsione di un tasso base al 5,25% (limite superiore) alla fine del prossimo anno – dall’altro le stime di crescita economica più forti (non solo quest’anno ma anche nel 2024).


Ovviamente, tassi alti non significa necessariamente che ci saranno ulteriori rialzi d’ora in poi, anche se Powell ha deciso di tenere aperta la porta, dato che al mercato piace conoscere in anticipo tutte le possibili opzioni. Secondo Tom Porcelli e Robert Tipp, rispettivamente chief US economist e chief investment strategist di PGIM Fixed Income, il presidente della Fed “ha fatto un ottimo lavoro per trovare un equilibrio tra un altro rialzo e la fine del ciclo di rialzi e la nostra opinione rimane che il ciclo di rialzi sia finito”.


Più falchi che mai

Nel concreto cosa implica veramente il mantra ‘tassi alti più a lungo’? Se il dato storico dei tassi di interesse si attesta intorno al 2,5%, le prospettive al 2026 sono al rialzo: fino a qualche mese fa si prospettava una media del 3,075%, ora questa è stata alzata, secondo i dots, al 3,45%. Si tratta di tassi ben più alti rispetto a quello a cui siamo stati abituati e questi ci accompagneranno ancora per anni, non solo per qualche mese.


L’unico altro cambiamento di prospettiva presentato durante l’ultima riunione della Fed è stato quello sul mercato del lavoro. Nonostante il tasso di disoccupazione sia decisamente più basso rispetto a quanto ipotizzato solo tre mesi fa, il mercato del lavoro sembra aver perso il suo attributo principale, ovvero la robustezza, iniziando a mostrare segni di rallentamento.


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Le prospettive cambiano, come rimanere al passo?

La presa di posizione della Fed contro l'inflazione ha spinto la curva dei rendimenti dei Treasury a 2 e 30 anni verso un'inversione di altri 8 punti base, guidata da un rialzo di oltre 10 punti base del rendimento a due anni.




In prospettiva, c’è da aspettarsi ancora una leggera pressione al rialzo sui tassi fino a quando non sarà chiaro che la Fed ha finito di aumentare i tassi. Premettendo che la Fed è vicina alla fine del suo ciclo di rialzo dei tassi e i movimenti nella parte anteriore della curva dei rendimenti dei Treasury potrebbero avere solo un impatto attenuato sui rendimenti a lungo termine, gli esperti di PGIM notano come il rischio complessivo di un aumento dei rendimenti sembra limitato.


In linea di massima, analizzando l’andamento del mercato degli ultimi mesi (da inizio luglio in avanti), dovrebbe essere chiaro che una Fed falco sia più rischiosa per i titoli azionari piuttosto che per le obbligazioni societarie. Infatti, mentre i titoli azionari (S&P 500) sono scesi circa del 3%, gli spread creditizi sono rimasti vicini ai loro valori massimi dell’anno. Guardando al lungo termine, quindi quando saremo pronti a lasciare il ciclo dei rialzi dei tassi finalmente alle spalle, le prospettive dei rendimenti sembrano piuttosto positive sia per l’ultimo trimestre dell’anno che guardando al 2024.

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