Supply chain: dove investire (e perché conviene all'ambiente)

Giulia Bacelle
Giulia Bacelle
23.11.2020
Tempo di lettura: 3'
Mentre il mondo insegue un vaccino il cambiamento climatico non arresta la sua corsa. A dare il buon esempio per un'economia a zero emissioni e in linea con gli Accordi di Parigi sono le imprese a mega capitalizzazione. Con un focus: la supply chain
Se una buona notizia per il pianeta poteva esserci in questo 2020, era quella relativa a come i lockdown generalizzati della scorsa primavera avrebbero rallentato l'esponenziale crescita dei gas serra. La brutta notizia? Nemmeno un mondo temporaneamente in stallo per alcune settimane è riuscito a frenare la corsa del cambiamento climatico. Nel 2020, infatti, le concentrazioni di diossido di carbonio nell'atmosfera terrestre hanno raggiunto il livello massimo in tre milioni di anni, secondo l'ultimo rapporto sul clima delle Nazioni Unite.

Come limitare i danni legati al climate change? Una soluzione potrebbe arrivare dal miglioramento delle supply chain delle aziende. “Il rallentamento delle attività produttive dovuto alla pandemia non ha praticamente avuto effetto sulla quantità di emissioni”, spiegano gli esperti di Lombard Odier Investment Managers (LOIM). “Per questo motivo, le aziende devono assolutamente prepararsi ad affrontare i continui danni legati ai cambiamenti climatici e a ridurre le emissioni lungo le rispettive supply chain”.

Il problema: ancora troppe emissioni


“Mentre le emissioni giornaliere di CO2 sono diminuite del 17% rispetto allo scorso anno in aprile, queste erano comunque alla pari con quelle del 2006. Ciò sottolinea quanto le emissioni siano cresciute negli ultimi anni. All'inizio di giugno, man mano che gli uffici e le fabbriche riaprivano, le emissioni giornaliere di CO2 rimbalzavano fino al 5% in meno rispetto al 2019”.

Sono questi i dati dell'ultimo report delle Nazioni Unite, pubblicato il 9 settembre scorso. E se le aspettative per il 2020 stimano comunque dei livelli inferiori rispetto agli anni precedenti, tuttavia questi sono ben al di sopra della soglia considerata sicura dagli scienziati: 414,36 parti di CO2 per milione in luglio contro un massimo di 350 ppm (limite superato già nel 1988).

Una soluzione: migliorare le supply chain


Una buona notizia per il pianeta nel 2020, però, potrebbe comunque esserci. Sono sempre di più le imprese che cominciano a sfruttare il loro potere e la loro influenza per combattere il cambiamento climatico. Soprattutto quelle a mega capitalizzazione, che “perseguono l'obiettivo dello zero netto nelle rispettive supply chain. Le società iniziano finalmente a riconoscere i legami fra i settori e a capire che l'unico modo per arrivare a un'economia a emissioni zero è seguire un percorso conforme all'Accordo di Parigi in tutte le categorie di emissioni”, commentano gli esperti di LOIM. A dare il buon esempio, tra le altre, Apple, Google e Tesla.

Supply chain, come investire


Secondo LOIM “l'attenzione alla sostenibilità dell'intera catena logistica è destinata a proseguire in futuro e in tutti i settori. Ad esempio, i costi delle tecnologie verdi sono in calo in molte aree – in particolare per quanto riguarda le batterie dei veicoli elettrici e i settori esposti a problemi di sostenibilità come l'edilizia, l'agricoltura e l'industria pesante. Ravvisiamo opportunità d'investimento nei nuovi combustibili e nelle nuove tecnologie, che oggi sono più costosi delle alternative a più alta intensità di carbonio ma stanno diventando sempre più competitivi in termini di costi e sempre più investibili. Con economie di scala e un quadro normativo di sostegno, molte tecnologie alternative potrebbero sostituire la domanda di quelle esistenti”.

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