Climate risk, come creare un portafoglio a prova di siccità

Le crisi idriche sono gli eventi climatici estremi più dannosi per le attività economiche: ecco i settori più esposti e come valutarli

L’assenza prolungata di precipitazioni è una condizione che, con il cambiamento climatico sta diventando sempre più frequente in larga parte del pianeta. In particolare, risultano particolarmente esposte quelle latitudini che – per intenderci – si estendono dal Sud Italia, a buona parte del Medio Oriente e del Nord Africa, ad ampie porzioni della Cina e degli Stati Uniti. Tutto questo avrà importanti conseguenze economiche.
Per proteggere i propri interessi, gli investitori non dovranno solo interrogarsi sul loro posizionamento, ma anche individuare i settori che, proprio per il loro elevato consumo di acqua, risultano particolarmente esposti allo stress idrico. I numeri indicano come in parte lo stiano già facendo.

Un rischio, diverse strategie

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Corporate Finance (Huynh et al. 2020), “gli investitori richiedono un tasso di rendimento più elevato alle aziende colpite dalla siccità”, con un costo del capitale proprio superiore alla media di 92 punti base. In parole più semplici, gli azionisti di queste aziende pretendono una remunerazione più elevata per via del rischio aggiuntivo dovuto alla siccità. Secondo questo studio, le evidenze della ricerca accademica indicano come la siccità sia in assoluto il disastro naturale più dannoso per le attività economiche. Anche per questo, il mondo del risparmio gestito ha iniziato a implementare nelle proprie analisi la capacità di far fronte allo stress idrico da parte delle aziende.
Alcuni settori che necessitano di una particolare attenzione, per via del consumo intensivo di acqua, sono quello dei semiconduttori, quello delle utility e quello alimentare, hanno sostenuto Emma Doner, Esg senior manager, Matt Lanstone, Responsabile di ricerca e investimenti Esg, e Matthieu Chateau, Esg specialist di Capital Group. Fra le società che erogano servizi di pubblica utilità è opportuno analizzare, in particolare, quelle del settore idroelettrico, ma anche termoelettrico e nucleare. In queste ultime due categorie, infatti, il consumo di acqua è dovuto alla necessità di raffreddare le centrali, che sprigionano grandi quantità di calore.
Per le aziende alimentari, in particolare per quelle che producono bevande, la “sottrazione” delle risorse di acqua dolce da fonti vicine agli stabilimenti produttivi può creare “difficili relazioni comunitarie e normative nelle regioni ad alto stress idrico”, ha affermato Capital Group. Esempi recenti di queste tensioni hanno riguardato Coca-cola e Pepsico, multate lo scorso marzo dal National Green Tribunal indiano per 3,3 milioni di dollari complessivi, proprio per “l’estrazione illegale delle acque” e per i relativi danni ambientali.

Non tutti i settori sono ugualmente esposti

“I settori con la maggiore esposizione materiale allo stress idrico includono servizi di pubblica utilità, energia, prodotti chimici, alimenti, bevande, hotel, contenitori e packaging, semiconduttori e materiali da costruzione”, hanno scritto gli esperti di Esg di Capital Group, “le aziende in molti di questi settori possono mitigare, e in alcuni casi eliminare, il rischio di stress idrico selezionando siti di produzione più sicuri, investendo nel riciclaggio e istituendo alternative locali all’acqua dolce”.
Nella selezione delle aziende da inserire in portafoglio può essere opportuno includere considerazioni di resistenza agli choc idrici. Capital Group, ad esempio, si avvale di sei parametri che, in sintesi, permettono di capire quanta acqua viene consumata da una certa azienda, ma anche di che tipo di acqua si tratta. Un’impresa che può ricorrere ad elevate percentuali di riciclo idrico, ad esempio, potrà affrontare meglio un periodo di siccità. Al contrario, un elevato prelievo di acqua dolce indica una maggiore vulnerabilità.
“Gli investitori potrebbero dover riesaminare l’attrattiva a breve termine di alcuni settori ad alto consumo di risorse per tenere conto del fatto che per garantire ampie riserve di acqua dolce, potrebbe essere necessario limitare la loro crescita futura”, hanno dichiarato Doner, Lanstone e Chateau, “integrando questi tipi di framework nei nostri processi analitici, cerchiamo di identificare meglio le aziende che si preparano in modo ottimale ad affrontare le nuove sfide, nonché quelle che probabilmente lotteranno per mantenere il valore aggiunto a fronte del continuo variare delle condizioni”.
A proposito di impatto del cambiamento climatico sui portafogli, gli autori sostengono che analizzare l’impatto potenziale delle crisi idriche su determinate aziende costituisca un “nuovo tipo di analisi fondamentale in grado di fornire un filtro cruciale per distinguere probabili futuri vincitori e perdenti, portando potenzialmente a risultati migliori per gli investitori negli anni a venire”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

Domande frequenti su Climate risk, come creare un portafoglio a prova di siccità

Qual è il principale rischio climatico evidenziato dall'articolo per gli investitori?

L'articolo sottolinea come l'assenza prolungata di precipitazioni, ovvero la siccità, stia diventando una condizione sempre più frequente a causa del cambiamento climatico. Questo fenomeno rappresenta un rischio significativo con importanti conseguenze economiche per gli investitori.

Quali sono le aree geografiche che l'articolo identifica come particolarmente esposte al rischio di siccità?

Le latitudini particolarmente esposte includono il Sud Italia, ampie porzioni del Medio Oriente e del Nord Africa, e vaste aree della Cina e degli Stati Uniti. Queste regioni sono identificate come quelle dove la siccità avrà le maggiori conseguenze economiche.

Quali sono le implicazioni economiche della siccità per gli investitori, secondo l'articolo?

L'articolo indica che la crescente frequenza della siccità avrà importanti conseguenze economiche a livello globale. Per proteggere i propri interessi, gli investitori dovranno adottare strategie specifiche per mitigare questi impatti finanziari.

L'articolo suggerisce che tutti i settori economici sono ugualmente colpiti dal rischio climatico?

No, l'articolo evidenzia chiaramente che 'Non tutti i settori sono ugualmente esposti' al rischio climatico legato alla siccità. Questo implica la necessità per gli investitori di considerare una differenziazione settoriale nelle loro strategie di investimento.

Qual è l'approccio generale che gli investitori dovrebbero adottare per affrontare il rischio di siccità?

Gli investitori dovranno proteggere i propri interessi attraverso l'implementazione di 'diverse strategie' per creare un 'portafoglio a prova di siccità'. Questo richiede un'attenta valutazione dei rischi e delle opportunità in un contesto di cambiamento climatico.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

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