Ue, stretta su diritti umani e ambiente. Cosa cambia per chi investe

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Csddd: cosa cambia per chi investe

Gli Stati membri dell’Unione europea hanno votato a favore della nuova direttiva sulla due diligence aziendale, che impone alle imprese di monitorare le loro filiere e mitigare il loro impatto su diritti umani e ambiente. Asmundo (Forum per la finanza sostenibile): “Uno strumento cruciale per supportare gli investimenti sostenibili”

Indice

  • Le norme della Csddd si applicheranno alle aziende attive in Ue con più di 1.000 dipendenti e con un fatturato superiore ai 450 milioni di euro e ai franchising con un fatturato superiore a 80 milioni se almeno 22,5 milioni sono stati generati dalle royalties
  • Asmundo: “Importante è il potenziale contributo alla riduzione dei rischi nel medio-lungo periodo, ma anche a una crescita della redditività degli investimenti e del valore degli attivi per gli operatori finanziari”

Dopo settimane di incertezze, venerdì scorso gli Stati membri dell’Unione europea hanno votato a favore della nuova direttiva sulla due diligence aziendale (anche nota come Corporate sustainability due diligence directive o Csddd): una normativa che impone alle imprese di mitigare il loro impatto negativo su diritti umani e ambiente, tra cui schiavitù, lavoro minorile, perdita di biodiversità e inquinamento, lungo tutta la catena di fornitura. Soddisfazione nelle parole di Alessandro Asmundo, senior policy officer del Forum per la finanza sostenibile intercettato da We Wealth. “Seppur il testo approvato contenga modifiche sostanziali rispetto alla proposta iniziale”, dice l’esperto, l’adozione “della direttiva è un passo fondamentale per affrontare in modo sempre più efficace l’impatto delle aziende su persone e pianeta, attraverso una migliore gestione dei rischi di sostenibilità”.

Csddd: a chi si applica la nuova stretta

Le norme si applicheranno alle imprese attive nell’Unione europea con più di 1.000 dipendenti e con un fatturato superiore ai 450 milioni di euro e ai franchising con un fatturato superiore a 80 milioni di euro se almeno 22,5 milioni sono stati generati dalle royalties. Le aziende, si legge in un comunicato stampa sul sito del Parlamento europeo, dovranno inoltre integrare la due diligence nelle loro politiche e nei loro sistemi di gestione del rischio e adottare e mettere in atto un piano di transizione che renda il loro modello di business compatibile con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C secondo l’Accordo di Parigi del 2015. Tale piano di transizione dovrà includere non solo gli obiettivi che si intendono raggiungere, ma anche le azioni chiave per raggiungerli e un’indicazione degli investimenti necessari.

Multe fino al 5% del fatturato netto

Secondo una nota di Palazzo Chigi, il testo attuale della Csddd concentra gli oneri su società di grandi dimensioni “meglio in grado di monitorare le proprie catene di approvvigionamento e di contribuire alla mitigazione degli effetti delle attività economiche sui cambiamenti climatici, nonché alla tutela dei diritti umani delle persone interessate dall’attività d’impresa”. In caso di violazioni, le aziende saranno tenute a risarcire interamente le vittime. Gli Stati membri individueranno un’autorità di vigilanza incaricata di monitorare e imporre sanzioni laddove necessario, incluse multe fino al 5% del fatturato netto mondiale delle società coinvolte. Una volta approvata formalmente dal Parlamento europeo e dai ministri dei 27 Stati membri, la direttiva entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla sua pubblicazione all’interno della Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Cosa significa per chi investe

“Guardando al mondo della finanza, la direttiva può rappresentare uno strumento cruciale per supportare gli investimenti sostenibili”, osserva Asmundo al riguardo. “Infatti, può contribuire a garantire la disponibilità di dati affidabili e di qualità, necessari per orientare gli investimenti verso aziende e progetti con un impatto positivo sul pianeta e sulle persone”, dice l’esperto. Altrettanto importante, aggiunge, è il potenziale contributo alla riduzione dei rischi nel medio-lungo periodo, ma anche a una crescita della redditività degli investimenti e del valore degli attivi per gli operatori finanziari. “Vista la rilevanza della direttiva, il Forum ha unito la sua voce a quella di numerose altre organizzazioni finanziarie e non finanziarie che ne hanno ribadito l’importanza: questa svolgerà infatti un ruolo chiave per una transizione giusta e in linea con le necessità non solo di cittadini e imprese, ma anche degli investitori. Siamo fiduciosi che anche il Parlamento europeo manterrà il suo impegno a sostenere questa con il voto finale della plenaria prevista per il 24 aprile”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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