Da Art Basel ad Africa Basel: l’arte africana regina di Basilea

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Una donna gesticola mentre parla con un uomo davanti al ritratto colorato e decorato di una persona con il volto dipinto e il copricapo esposto in una galleria d'arte.

Il contemporaneo africano si emancipa dal sistema tradizionale e inaugura una nuova fase a Basilea

Indice

Nel pieno dell’Art Basel Week, tra la vibrante frenesia che animava il capoluogo svizzero (con Liste, Volta e Photo Basel come principali fiere satellite), quest’anno è emersa una protagonista inattesa: Africa Basel, prima mostra mercato interamente dedicata all’arte contemporanea africana e della diaspora, svoltasi dal 16 al 22 giugno 2025 presso il complesso storico del XIII secolo Ackermannshof.

Quattro persone parlano in una galleria d'arte di Africa Basel, circondate da varie fotografie su pareti bianche. Una scultura intrecciata di colore giallo brillante si trova su un piedistallo, mentre un ritratto colorato a tecnica mista spicca sulla destra. La luce naturale riempie lo spazio.
Tutte le immagini sono cortesia di Africa Basel

Africa Basel: un debutto che rompe gli schemi

Non si è trattato di un evento secondario: nel comunicato stampa iniziale e nelle interviste gli organizzatori, l’imprenditore fieristico Sven Eisenhut-Hug e il curatore-visionario Benjamin Füglister, hanno sottolineato la volontà di creare qualcosa di autonomo, forte e necessario, pensato secondo “le proprie ed autonome condizioni”, ovvero libero il più possibile da alcune logiche mercantili pervasive. La fiera si è dunque presentata anche come un manifesto politico e culturale. A testimonianza di ciò il curatorial board era composto da figure di rilievo come Azu Nwagbogu, Michèle Sandoz, Serge Tiroche e Greer Valley, e ha lavorato per costruire un mix tra artisti consolidati ed emergenti, valorizzando una pluralità di linguaggi e vissuti culturali.

Due donne si trovano in una galleria d'arte all'Africa Basel e osservano dipinti astratti colorati, tra cui una grande opera blu con sembianze animali. Una ha la coda di cavallo; l'altra indossa un abito a fantasia e porta una borsa rossa.

Percorsi e contenuti

Le diciotto gallerie presenti ad Africa Basel hanno tracciato una mappa plurale dell’arte africana contemporanea e della sua diaspora, portando a Basilea un ventaglio di linguaggi che spaziava dalla pittura alla fotografia, dalla ceramica alla video arte fino all’installazione e alla performance. Tra queste, spiccavano realtà consolidate come La Galerie 38, con sedi a Casablanca, Marrakech e Ginevra, la Circle Art Gallery di Nairobi, la Gallery Soview da Accra, la TGM Gallery proveniente da La Marsa, UNX Art da Freetown e Gallery Brulhart con sede a Ginevra.

Presente anche AKKA Project, galleria ormai transcontinentale con spazi a Venezia, Dubai e Lugano, insieme a First Floor Gallery Harare dallo Zimbabwe e Galerie Le Sud da Zurigo. Molto attiva la Serge Tiroche Contemporary, che connette Cape Town, Londra e Tel Aviv, mentre Modzi Arts Gallery è arrivata da Lusaka, la Nubuke Foundation da Accra e The African Art Hub da Londra. Importante la partecipazione di October Gallery, anch’essa londinese, nota per il suo storico impegno verso le avanguardie africane.

Completavano il panorama Galerie Dix9 da Parigi, MCC Gallery da Marrakech, LIS10 Gallery, con sedi a Milano, Parigi, Arezzo, Pietrasanta e Hong Kong, e infine Edition POPCAP da Basilea, a ribadire il dialogo tra sguardo locale e visione globale.

Ognuno di questi operatori ha portato una voce distinta all’interno del discorso curatoriale della fiera, contribuendo a definire un racconto sfaccettato e potente dell’Africa artistica di oggi.

Africa Basel ad Art Basel: reazioni e risultati

Le opinioni della stampa e delle fonti specialistiche convergono: Africa Basel ha chiamato a raccolta 18 player e decine di artisti, catalizzando attenzione e conversazioni in uno spazio estremamente coinvolgente.

Secondo Radio France Internationale, Africa Basel ha catturato l’interesse dei media “in coincidenza con la più grande fiera al mondo”, facendo emergere una scena spesso marginalizzata.

Diversi commentatori ne hanno poi evidenziato il ruolo di soggetto critico nonché quello di fucina di idee in grado di dare corpo alle richieste di maggiore rappresentazione e giustizia culturale prima espresso in sedi accademiche o museali. Anche se non sono mancate le domande (impianto economico sostenibile? capacità di crescita?), il potenziale di continuare e radicarsi nelle edizioni future é apparso concreto.

Il commento: tra strategia e rottura

Come We Wealth abbiamo osservato Africa Basel non solo in qualità di nuovo evento sul calendario fieristico, ma come un possibile snodo trasformativo del sistema dell’arte globale. La sua portata é andata ben oltre la semplice dimensione espositiva.

Innanzitutto Africa Basel ha affermato un principio fondamentale: l’autonomia culturale. L’arte africana non veniva rappresentata, ma si rappresentava da sé. La curatela non si é piegata ai gusti occidentali, ma si é mossa secondo coordinate proprie, spesso inedite per il pubblico europeo. Il messaggio è stato chiaro: l’Africa non chiede spazio, lo crea.

Il secondo elemento distintivo é stato il rapporto tra mercato e contenuto critico. Africa Basel non ha rinnegato la dimensione commerciale, ma l’ha integrata con una solida impalcatura curatoriale. Le opere hanno dialogato con temi profondi: identità, spiritualità, memoria collettiva, senza ridursi a etnografia visiva o a estetica esotizzante. Talk, film, performance e momenti di scambio intellettuale hanno arricchito la proposta, posizionando la fiera come un luogo vivo di produzione culturale.

Un ecosistema in costruzione

Un altro punto chiave é stata la percezione di un ecosistema in costruzione. Le gallerie presenti, molte fondate da membri della diaspora, altre radicate nelle capitali culturali africane, hanno dimostrato come si stia formando una rete solida, capace di agire su scala transnazionale. Un network che collega Accra, Nairobi, Marrakech, Ginevra, Tel Aviv, Londra e Basilea in modo organico e sempre più strutturato.

Infine, resta la questione della continuità e sostenibilità già accennata nel paragrafo precedente. Africa Basel dovrà ora affrontare le sfide tipiche di ogni prima edizione: il consolidamento economico, l’allargamento a nuovi attori, la capacità di mantenere intatto il rigore curatoriale.

Se saprà crescere senza cedere alle dinamiche globali più convenzionali potrà davvero diventare una piattaforma di riferimento, non solo per l’arte africana, ma per tutto ciò che oggi è marginalizzato nei circuiti mainstream.

Domande frequenti su Da Art Basel ad Africa Basel: l’arte africana regina di Basilea

Quali sono i principali aspetti da considerare quando si investe in Da Art Basel ad Africa Basel: l’arte africana regina di Basilea?

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Quali sono i rischi principali associati a Da Art Basel ad Africa Basel: l’arte africana regina di Basilea?

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FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Elisabetta Roncati

Digital content creator, consulente artistica, scrittrice per diverse testate e autrice per Rizzoli illustrati, Elisabetta Roncati ha deciso di unire formazione universitaria economica/manageriale e passione per la cultura con un unico obiettivo: avvicinare le persone all’arte in maniera chiara, facilmente comprensibile e professionale. Interessata a ogni forma di espressione artistica e culturale, contemporanea e non, ha due grandi passioni: l’arte extraeuropea ed i diritti civili. Nel 2018 ha fondato il marchio registrato Art Nomade Milan, con cui si occupa di divulgazione digitale sui principali social media (Instagram e Tik Tok @artnomademilan)

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