Una collezione privata può dirsi ‘viva’ quando è anche progetto culturale. Vivissima è MU.RO, acronimo che omaggia i cognomi di Andrea Musto ed Elisabetta Roncati, collezionisti e soci uniti da una comune fortissima passione per l’arte ultra-contemporanea. MU.RO è uno spazio di 200 metri quadri che i suoi ideatori hanno riempito (di parte) della loro collezione di opere, al momento circa un centinaio. Si trova in dalle parti di piazzale Susa a Milano, in viale Campania 33. “A tre fermate di metro da San Babila”, tiene a precisare Elisabetta Roncati, genovese e millennial, sottolineando il forte legame dello spazio con la ‘city’ meneghina, pur essendo esso profondamente innervato nel suo quartiere, ricco di fermento culturale per la presenza di gallerie e spazi analoghi.
Aprire la collezione al mondo è stato l’esito naturale di un percorso iniziato per Roncati con la nascita: “Mio padre Ambrogio Maria Roncati era ed è collezionista: ha messo insieme una raccolta di opere d’arte (per lo più su carta: mappe geografiche, mappamondi, opere del cartografo Gerardo Mercatore) che vanno dal Quattrocento all’Art Déco. La collezione nasce in famiglia: io poi ho fatto un passo avanti, sentendo in me il dovere – piacevole – di accogliere e propagare questo lascito culturale”. Il ‘passo avanti’ di Elisabetta, forte anche della sua laurea specialistica, è stato innanzitutto quello della comunicazione: è il 2018, e nel tempo libero lasciatole dal lavoro in galleria crea il marchio ‘Art Nomade Milan’, strutturando contenuti che riguardano l’arte in cui si imbatte. Il seguito social non tarda ad arrivare.
Nasce ufficialmente la collezione MU.RO
Nel 2022, grazie anche all’incontro con l’imprenditore e artista Andrea Musto, la collezione inizia a espandersi del suo pezzo mancante: quello dell’arte contemporanea. La raccolta da allora è in continua crescita, ricca di nomi storicizzati (come Alighiero Boetti, Giosetta Fioroni, Carol Rama, Gabriele Basilico, Baruchello) ma anche emergenti, acquistati principalmente nelle fiere (più raramente in asta). Milano rappresenta il baricentro fra Genova, città d’origine di Elisabetta, e il Veneto, luogo in cui Andrea ha la sua attività imprenditoriale.
La parte storica della collezione è confinata in Liguria? “Non esattamente: MU.RO nasce appunto come spazio per contenere la collezione; la parte storica viene esposta a rotazione nella lounge, in dialogo non solo con le esposizioni temporanee che ospitiamo, ma anche con le mostre del calendario cittadino. Per esempio, in concomitanza con la mostra di Paul Troubetzkoy (1866-1938, ndr) alla GAM (27/2-28/6/2026, ndr) vi abbiamo esposto alcune sculture della collezione di mio padre”.
La valorizzazione visiva della collezione si articola dunque in una parte permanentemente conservata in viale Campania e una parte mobile, curatorialmente accordata alle esposizioni temporanee che lo spazio accoglie. Come definirebbe con due parole la sua collezione Elisabetta Roncati? “Logica e fantasiosa”. Ci spieghi meglio. “Andrea tende ad acquistare di pancia – e, devo dire, anche mio padre ha questo approccio – mentre per me a un certo punto è fondamentale trovare un senso all’insieme delle opere. Imparare ad avere un approccio curatoriale è inevitabile”.
La logica che incontra la fantasia
Un esempio di artista inserito in collezione seguendo questa logica? “Lo spagnolo Carlos Enfedaque”. L’artista approfondisce infatti temi legati alla rappresentazione del corpo, dell’identità queer, punti di indagine sui quali la parte contemporanea della collezione MU.RO si focalizza. MU.RO ufficialmente apre i battenti nel novembre 2025. La prima mostra è Mascherada (in dialetto veneziano, ‘festa in maschera’), in collaborazione con AKKA Project, galleria fondata a Dubai nel 2016 da Lidija Kostic Khachatourian e Kristian Khachatourian, con sede anche a Venezia, una delle realtà più autorevoli nel panorama dell’arte africana contemporanea (ha curato il Padiglione Mozambico alla Biennale Arte di Venezia 2019).

Tutte le immagini sono cortesia di Collezione MU.RO
Il 2026 si apre invece nel segno del cavallo arabo, con la mostra ‘Dal deserto all’impero’, proprio nel momento in cui le Gallerie d’Italia di Milano ospitavano un’importante mostra dedicata a Napoleone e al Neoclassicismo, a 230 anni dalla Campagna d’Italia. Il 7 marzo inaugura il progetto espositivo AMARS VI, dedicato all’amore in tutte le sue sfumature. L’urgenza dei diritti umani e civili ricorre: dal 1 al 31 maggio – mese in cui ricorre la Nakba – MU.RO ospita la personale di Giovanni Gaggia ‘Com’è il cielo in Palestina?’. Quindi, nel mese del Pride, tocca a Carlos Enfedaque e alla sua prima personale in Italia, ‘Brillo’ (nome che l’artista ha dato a una cornacchia grigia con cui ha instaurato un rapporto quotidiano sul balcone di casa sua a Berlino).

Giovanni Gaggia
MU.RO è un ponte
La programmazione profondamente multiculturale dello spazio, che funge anche da luogo terzo per progetti altri e gallerie che al momento non hanno una propria sede, è chiaro segno di come il ‘muro’ del suo nome sia in realtà un’apertura, un ponte fra culture, geografie, mondi ed epoche. Anche nell’ambito dello stesso occidente, come dimostra la mostra napoleonica. Come vede allora Elisabetta Roncati lo ‘Spazio MU.RO’ fra 10 anni? “Vedo una collezione ancora più consolidata, e numerosi progetti con enti fieristici, soprattutto appartenenti a quell’area geografica che artisticamente è il mio primo amore: Medio Oriente e Nord Africa”. Intanto, a novembre, ci sarà a ‘The Others’, Torino (durante Artissima), la seconda edizione del premio MU.RO., con l’acquisizione da parte dello Spazio dell’opera vincitrice (il primo vincitore è stato Carlos Enfedaque). Ogni storia collezionistica, per dirsi tale, non può che passare dal mecenatismo.
Articolo apparso sul numero 93 di We Wealth Magazine. Abbonamenti qui


