Stavolta tocca alla collezione Rolex di Pucci Papaleo varcare il soglio di un’asta internazionale. Più volte, nelle sue interviste-fiume, Aurel Bacs ci aveva detto che l’Italia era – ed è – un territorio ricco di cultura anche per quanto riguarda il collezionismo di alta orologeria. Avevamo tastato il polso di questa affermazione quando – era il 2024 – la collezione personale dell’editore Guido Mondani sceglieva lui e il dipartimento orologi di Phillips – lo stesso che esiterà la collezione di Pucci Papaleo – per trovare nuovi proprietari e per intraprendere la sfida (vinta) dei guanti bianchi.
Chi è Pucci Papaleo e perché la sua collezione di Rolex è così importante
Pucci Papaleo, romano, collezionista, editore, autore e curatore, da oltre trent’anni insegue i cronografi Rolex attraverso le loro diverse generazioni. Nella sua raccolta hanno trovato casa i primi esemplari degli anni Trenta e Quaranta, ma anche i modelli che hanno preceduto e accompagnato la nascita del Cosmograph Daytona.
La Geneva Watch Auction: XXIV di Phillips in association with Bacs & Russo, in programma il 7 e l’8 novembre all’Hotel President di Ginevra metterà sotto al martelletto sedici segnatempo della sua collezione. Tra i pezzi di punta figurano un “Bariletto” ref. 3525 della prima ora, una ref. 3335 in oro rosa in condizioni eccezionali, una ref. 3830 dalla cassa quadrata, con ogni probabilità esemplare unico, un Daytona “Paul Newman Musketeer” e un “Paul Newman Lemon” in oro giallo 14 carati, forse anch’esso unico nella serie.
Una collezione nata sul finire degli anni ‘80
L’interesse di Papaleo per i cronografi Rolex nasce alla fine degli anni Ottanta. Era quella una stagione in cui collezionisti e commercianti in Italia giocavano un ruolo di primo piano nel nascente mercato internazionale del Rolex d’epoca. Nel decennio successivo la sua passione crescerà di pari passo con la sua carriera nell’editoria, nella grafica e nella fotografia. Si arriva al 2004, quando pubblica “I Cronografi Rolex – La Leggenda”, cui seguono anni di ricerche culminati nel 2012 in “Ultimate Rolex Daytona”, ampio studio per immagini del leggendario Cosmograph Daytona (introdotto sul mercato nel 1963 con la mitica referenza 6239) e delle sue numerose varianti.
Uno studio “chirurgico” dei Rolex
Il metodo di Pucci Papaleo si fonda sul confronto ravvicinato degli orologi, i propri e quelli residenti in altre collezioni, studiati e fotografati per documentarne le differenze nei quadranti, casse, scale, caratteri tipografici e altri dettagli. Le sue pubblicazioni hanno reso accessibile questo mondo di dettagli e minuzie a un pubblico molto più ampio rispetto a quello die soli specialisti.
Da Lesson One all’Ultimatum
Non è un caso che Pucci Papaleo abbia scelto il dipartimento orologi di Phillips per cedere alcuni dei suoi tesori. Quello con Aurel Bacs e Livia Russo è sodalizio di lunga data, che negli anni ha dato vita a varie aste tematiche (Daytona Lesson One nel 2013, Daytona Ultimatum nel 2018). Affermano Bacs e Russo, senior consultant di Phillips in association with Bacs & Russo: «il suo contributo va ben oltre il collezionismo. Con i suoi libri, le sue fotografie e la disponibilità a condividere ciò che ha imparato, ha aiutato generazioni di collezionisti a dotarsi degli strumenti per comprendere questi orologi. Ha avuto un ruolo significativo nel portare Rolex alla posizione che oggi occupa nel mondo del collezionismo».
Settanta Rolex
La Pucci Papaleo Collection conta circa settanta orologi e abbraccia un ampio arco della storia del cronografo Rolex. Papaleo ha ricercato esemplari capaci di documentare le diverse tappe dell’evoluzione del cronografo nella casa coronata, senza mai derogare ai suoi severi standard. I pezzi più antichi testimoniano le sperimentazioni della maison su forme di cassa e disposizioni del quadrante prima che il cronografo Oyster si affermasse (la cassa Oyster risale al 1939). Altri seguono lo sviluppo del cronografo impermeabile negli anni Quaranta e Cinquanta e il graduale emergere del lessico estetico e tecnico che avrebbe portato al Cosmograph Daytona, fino all’era dei Daytona a carica manuale. Spigoli vivi, sfaccettature nitide, punzoni ben leggibili e quadranti straordinariamente conservati restituiscono questi orologi quasi come dovevano apparire appena usciti dalla manifattura; diversi recano la firma del rivenditore e accessori d’epoca.
La doppia firma sul quadrante, solo per pochi (dagli antipodi allo Stivale)
La ref. 3525 è stata il primo cronografo da polso Rolex alloggiato in una cassa Oyster. L’esemplare in acciaio in asta (lotto 99, stima 250.000-500.000 franchi) appartiene a una delle prime generazioni della referenza, riconoscibile dal numero di cassa impresso all’esterno. Entrambi i gradini della lunetta sono rimasti nitidi. Il quadrante a più scale ha assunto una calda tonalità vaniglia e reca la firma di Prouds, rivenditore australiano con sede a Sydney: allo stato attuale delle ricerche, è l’unica ref. 3525 nota sul mercato con questa firma. Completa l’orologio un bracciale Rolex a chicchi di riso, a sua volta una rarità.

Tra i cronografi d’epoca di maggiori dimensioni prodotti da Rolex, la ref. 3335 si distingue per la cassa da 37 millimetri, la lunetta concava, le anse angolate negli esemplari in oro e il grande contatore delle dodici ore. Prodotta in quantità limitate, ha una cassa dalla geometria tagliente particolarmente esposta ai danni della lucidatura. Questo esemplare in oro rosa del 1941 circa (lotto 24, stima 250.000-500.000 franchi) conserva invece smussi pronunciati e un punzone ben definito sotto l’ansa. Il quadrante rosa mostra minimi segni del tempo, stampe nitide e la firma di Monetti, gioielleria napoletana fondata nel 1904.

Ancora più singolare la ref. 3830 in oro giallo 18 carati (lotto 208, stima superiore a 1 milione di franchi), con ogni probabilità unica e vista in asta l’ultima volta nel 2004. La cassa quadrata a gradini, con corona incassata e larga 30 millimetri, si discosta nettamente dalle forme tonde associate a Rolex in quegli anni. Il quadrante champagne, con numeri arabi e scala tachimetrica a spirale, reca la firma del rivenditore milanese Verga. Secondo le ricerche attuali, nessun’altra ref. 3830 è mai comparsa in asta.

Irresistibile Daytona
Introdotta nel 1963, la ref. 6239 è la prima referenza della famiglia Cosmograph Daytona e il primo cronografo Rolex con la scala tachimetrica sulla lunetta. L’esemplare in acciaio del 1969 circa (lotto 22, stima 250.000-500.000 franchi) monta il raro quadrante nero “Paul Newman Musketeer”. A differenza dei Paul Newman classici, in cui l’azzurratura concentrica si estende fino al bordo dei contatori, nella variante Moschettiere ne interessa solo una parte, lasciando una fascia esterna liscia che digrada verso il quadrante principale. Indici luminescenti intatti, grafiche nitide e cassa ancora tagliente completano il quadro, insieme alla garanzia Rolex originale e alla scatola di presentazione.

Paul Newman al limone
Tra le massime rarità della raccolta spicca un Cosmograph Daytona ref. 6264 “Paul Newman Lemon” del 1970 circa (lotto 131, stima superiore a 1 milione di franchi), con il suo rarissimo quadrante giallo crema e la cassa in oro giallo 14 carati. Per quanto noto a Phillips, è l’unico esemplare in 14 carati all’interno della celebre serie “Lemon” con matricola da 2,3 milioni, e molto probabilmente il primo e unico di quel lotto di produzione mai apparso sul mercato.

Si ricordi che il nome dell’attore evoca lo storico record di Phillips: gli oltre 17,7 milioni di dollari ottenuti a New York nell’ottobre 2017 dalla ref. 6239 appartenuta a Paul Newman, tuttora il risultato più alto mai registrato in asta per un orologio da polso d’epoca (per un soffio non battuto da un Patek Philippe nel novembre 2025, ma questa è un’altra storia).
Il tour pre asta, nelle nuove (e vecchie) piazze della ricchezza mondiale
Come di consueto, una selezione della collezione farà un giro pre asta: a Dubai (1-3 ottobre), New York (14-16 ottobre), Singapore (16-17 ottobre), Hong Kong (20-22 ottobre), Riad (20-21 ottobre), Londra (22-24 ottobre).

