Quale impatto avranno i dazi Usa sull’arte italiana?
Prologo: sui dazi Usa e le loro implicazioni per la creatività nell’arte
Negli ultimi anni, la politica commerciale degli Stati Uniti ha subito una serie di cambiamenti significativi. Questi hanno avuto un impatto diretto anche sul mercato dell’arte e del design, inclusi i beni provenienti dall’Italia. Le tariffe doganali applicate all’importazione di opere d’arte, antiquariato e design italiano negli Usa, in particolare nell’ambito delle tensioni commerciali con l’Unione Europea, hanno modificato le dinamiche di esportazione per galleristi, art dealer e designer italiani. Questo dialogo analizza le principali tariffe in vigore e le loro conseguenze sul mercato italiano, in termini sia economici che culturali.
Negli Stati Uniti, l’importazione di opere d’arte e beni di design è regolata dalla Harmonized Tariff Schedule (HTS), redatta dalla US International Trade Commission. Le voci doganali più rilevanti per l’arte comprendono:
- 9701: dipinti, disegni, collages e quadri simili originali;
- 9702: incisioni, stampe e litografie originali;
- 9703: sculture e statuette originali;
- 9706: antichità con più di 100 anni.
Tradizionalmente, l’importazione di queste categorie è esente da dazi doganali. Ma in alcuni contesti geopolitici o economici specifici possono essere introdotte tariffe speciali o misure restrittive.
Con l’amministrazione Trump, ad esempio, la guerra commerciale con l’Ue e con la Cina ha portato nel 2019 all’introduzione di dazi aggiuntivi su una vasta gamma di prodotti europei. Fra questi, figurano oggetti d’arredo e alcune tipologie di design italiano, come sedie, lampade, arredi contemporanei e decorazioni artistiche.
Anche se molte delle opere d’arte in senso stretto sono rimaste esenti da dazi, alcune tipologie di design che fondono funzionalità e valore artistico (es. mobili d’autore, lampade iconiche, oggetti di design industriale del ‘900 italiano) sono rientrate nelle categorie soggette a tariffe comprese tra il 10% e il 25%.
La parola all’avvocato: Giuseppe Calabi
L’Italia ha storicamente una forte vocazione all’export nel settore dell’arte e del design. Gallerie, mercanti d’arte, case d’asta e aziende di design esportano regolarmente negli Stati Uniti, che rappresentano uno dei principali mercati di destinazione per queste categorie.
L’imposizione dei dazi Usa ha avuto un duplice impatto sulle opere d’arte:
- aumento dei costi per gli acquirenti americani, che si traduce spesso in una riduzione della domanda. I collezionisti e acquirenti statunitensi, davanti a un’opera d’arte o a un pezzo di design italiano soggetto a tariffa, possono preferire alternative locali o provenienti da paesi non colpiti da dazi.
- compressione dei margini per gli operatori italiani, costretti in alcuni casi ad assorbire parte dell’incremento di costo per restare competitivi.
Il design italiano, in particolare quello moderno e contemporaneo, ha risentito in modo tangibile di queste misure. Prodotti come le lampade di Achille Castiglioni o i vasi di Ettore Sottsass, spesso venduti a collezionisti, gallerie o architetti americani, hanno visto aumentare le difficoltà di penetrazione nel mercato Usa.
Molte aziende italiane di design hanno dovuto rivedere i propri canali distributivi. Alcune hanno scelto di aprire showroom direttamente negli Stati Uniti, per ridurre l’impatto doganale.
Arte e design veicolano la diplomazia culturale
L’arte e il design sono anche veicoli fondamentali della diplomazia culturale. Le tariffe che gli Usa applicano costituiscono un freno allo scambio culturale tra Italia e Stati Uniti, storicamente vivace e ricco di collaborazioni.
Sul piano strategico, si è rafforzata la necessità per l’Italia di diversificare i mercati di esportazione, puntando non solo sugli Stati Uniti ma anche su Asia, Medio Oriente e Sud America. Inoltre, molte realtà italiane stanno accelerando la digitalizzazione dei canali di vendita, sfruttando piattaforme internazionali di e-commerce e gallerie online per raggiungere gli acquirenti esteri in modo più diretto.
Le tariffe Usa sull’importazione di arte e design, pur non colpendo direttamente tutte le categorie artistiche, stanno avendo un forte impatto sul mercato italiano. In particolare, impattano per quanto riguarda il design d’autore e i beni con funzione decorativa o d’arredo. Per l’Italia la sfida è trovare nuovi modi di diffondere il proprio genio creativo in un mondo sempre più influenzato da logiche protezionistiche e geopolitiche.
La parola alla storica dell’arte: Sharon Hecker
Solitamente si considera la storia dell’arte come lo studio di linee, colori, stili, forme e movimenti. Tuttavia, i vincoli economici che la politica impone giocano un ruolo cruciale nel determinare il tipo di arte prodotta. Dal punto di vista di uno storico dell’arte, è evidente come le tariffe sui materiali artistici possano costringere gli artisti a modificare le proprie tecniche, limitare la sperimentazione a certi mezzi espressivi e ridurre la produzione. Non si tratta soltanto di un impatto economico: queste dinamiche contribuiscono a ridefinire la storia materiale dell’arte del nostro tempo.
Dazi Usa, fare i conti con i costi e la disponibilità dei materiali per la produzione di opere d’arte
Gli artisti, da sempre, hanno dovuto fare i conti con i costi e la disponibilità dei materiali. Questo condizionamento si è manifestato in vari momenti storici per motivi differenti. Basti pensare alla Prima guerra mondiale, quando le fonderie francesi furono destinate alla produzione bellica, rendendo impossibile la fusione del bronzo per scopi artistici. Oppure, durante il Ventennio fascista, quando Mussolini vietò l’importazione di materiali stranieri per privilegiare quelli nazionali, frenando così l’esplorazione italiana di nuovi media come la plastica—materiale che avrebbe conosciuto una fioritura dopo il secondo dopoguerra, con la riapertura dei commerci internazionali, nelle opere di Remo Bianco, Carla Accardi, Alberto Burri e Piero Gilardi.
A rischio la potenza umana e culturale delle mostre
Dal punto di vista curatoriale, uno degli aspetti più preoccupanti riguarda l’impatto che le tariffe possono avere sulle esposizioni internazionali. I dazi Usa, che colpiscono tanto i materiali stampati come i cataloghi quanto i prestiti di opere tra paesi, rischiano di ridurre la partecipazione delle opere d’arte a mostre globali, ostacolare i prestiti e compromettere la collaborazione tra istituzioni. Le mostre non sono meri luoghi di esposizione o intrattenimento: quando curate con rigore, rappresentano laboratori condivisi, spazi dove si sperimentano nuove letture e si riscrive la storia dell’arte. L’aumento dei costi dei materiali espositivi a causa delle barriere doganali può ostacolare in modo significativo le modalità stesse con cui l’arte viene presentata al pubblico.
Come curatori, ci impegniamo a promuovere il dialogo transculturale. Le tariffe, però, rischiano di ridurre queste possibilità, poiché lo scambio intellettuale e artistico si nutre di apertura e circolazione. In questo senso, i dazi non rappresentano solo una questione pratica o economica, ma minacciano la capacità del mondo dell’arte di documentare, riflettere e interrogare le complessità del presente. In futuro, come storici dell’arte, dovremo considerare attentamente l’influenza di queste restrizioni economiche dettate da scelte politiche, perché esse avranno inciso profondamente sulle opere d’arte e le mostre che oggi vengono create.
Articolo originariamente pubblicato su We Wealth Magazine n. 81. Abbonati qui.



