Non solo Unicredit: perché il risiko bancario potrebbe riaccendersi

3 MIN
Una persona in abito è in piedi, con le spalle rivolte alla telecamera, e tiene in mano un ombrello nero, mentre lo sguardo si staglia contro un cielo drammatico, pieno di nuvole scure e fulmini luminosi, abbracciando il risiko che danza nella tempesta.

Il risiko bancario torna sotto i riflettori, dopo la mossa di Unicredit su Commerzbank. Occhi ai colossi statunitensi – che hanno dominato il settore dalla crisi del 2008 – e ai rivali asiatici in rapida ascesa

Indice

  • Nicolai Tangen, amministratore delegato del fondo sovrano norvegese che possiede azioni della maggior parte delle più grandi banche europee, sostiene che il continente abbia bisogno di un maggior numero di istituzioni finanziarie dal peso mondiale
  • Un’analisi della Bce mostra come le dimensioni delle banche acquisite dopo la crisi del 2008 sono molto più contenute rispetto a prima, mentre il tasso di fallimento dei tentativi di fusione è aumentato

Le fusioni bancarie transfrontaliere, in Europa, tornano sotto i riflettori. Com’è ormai noto, recentemente Unicredit ha scosso l’industria finanziaria aggiudicandosi a sorpresa una partecipazione del 9% in Commerzbank. Poi, l’istituto guidato da Andrea Orcel ha aumentato tale partecipazione al 21% e richiesto alla Banca centrale europea l’autorizzazione per salire fino al 29,9%. Secondo il Financial Times, si tratta dell’ultimo “e più appariscente segnale” che le trattative tra le banche del Vecchio Continente sono nuovamente in auge. In altre parole, potrebbe non essere finita qui.

La redditività di molti istituti di credito europei, evidenzia il quotidiano economico-finanziario britannico in un approfondimento dal titolo Why european bank mergers are back on the table, è migliorata grazie all’aumento dei tassi di interesse. Considerando anche bilanci più puliti e livelli di capitale più solidi, significa che si trovano in una posizione “più sana” per acquisire rivali.

Un grafico che illustra le fusioni bancarie europee dal 1995 al 2020 evidenzia il rischio coinvolto, con barre verticali che mostrano i valori delle transazioni in miliardi di euro con un picco nel 2008. Una linea traccia il numero in calo di transazioni dal 2001 e il titolo nota che il consolidamento non è tornato ai livelli pre-crisi.

Fonte: Financial Times

Più fusioni per competere con i colossi di Wall Street

Nicolai Tangen, amministratore delegato del fondo sovrano norvegese da 1,7 miliardi di dollari (il Norges bank investment management) che possiede azioni della maggior parte delle più grandi banche europee, sostiene che il continente abbia bisogno di un maggior numero di istituzioni finanziarie dal peso mondiale. Al contempo, tra i responsabili politici c’è un ampio consenso sulla necessità di fusioni per respingere la concorrenza dei colossi bancari di Wall Street e dei rivali asiatici in rapida crescita. E qualcosa si è già iniziato a muovere. I dati di Dealogic visionati dal FT mostrano come nel secondo trimestre del 2024 il valore delle fusioni annunciate tra banche europee abbia toccato i 13,8 miliardi. Si tratta della cifra più elevata dal terzo trimestre del 2010. Tra le operazioni più importanti degli ultimi 18 mesi si ricordano il salvataggio di Credit Suisse da parte di Ubs e l’offerta ostile di Bbva sulla rivale Sabadell.

Il lungo inverno delle fusioni e acquisizioni tra banche

“Molte di queste transazioni sono state tentativi di consolidamento nazionale, ma in alcuni ambienti c’è l’entusiasmo che possano preannunciare una più ampia ondata di operazioni transfrontaliere”, fa sapere il quotidiano. Operazioni che tuttavia restano difficili da realizzare, principalmente a causa dell’opposizione della politica e della natura frammentata del mercato bancario europeo. Dopo la crisi finanziaria del 2008, le fusioni e acquisizioni bancarie in Europa hanno vissuto infatti una lunga fase di standby. Come ricordato da Lorenzo Bini Smaghi, presidente di Societe Generale ed ex membro del comitato esecutivo della Bce, i regolatori e le autorità di vigilanza nazionali hanno mantenuto o addirittura innalzato barriere per operazioni transfrontaliere. Un’analisi della Bce mostra come le dimensioni delle banche acquisite dopo la crisi del 2008 sono tra l’altro molto più contenute rispetto a prima, mentre il tasso di fallimento dei tentativi di fusione è aumentato. In più, circa quattro operazioni su cinque completate nell’area euro sono state nazionali. E quelle che hanno travalicato i confini nazionali, sono state tendenzialmente tra banche di paesi limitrofi, come la spagnola CaixaBank che ha acquisito la portoghese Banco Bpi nel 2017.

Le 10 banche più grandi al mondo: 3 sono europee

In parte per questo motivo, le banche europee “sono rimaste molto indietro rispetto alle loro controparti statunitensi e asiatiche dopo la crisi finanziaria”, scrive il Financial Times. Mentre gli istituti del Vecchio Continente si focalizzavano sul risanamento dei loro bilanci, i loro rivali a stelle e strisce “si sono ingranditi in patria e hanno incrementato la loro presenza all’estero”, soprattutto in aree come l’investment banking e il trading. Basti pensare che nella classifica delle 10 banche più grandi al mondo, solo tre sono europee. Per di più una di queste, Hsbc, ha sede al di fuori dell’Unione europea. Il resto sono principalmente banche cinesi e statunitensi. Per fornire un metro di paragone, una classifica simile nel 2008 vedeva otto banche europee tra le prime 10 al mondo, nessuna banca cinese e solo due statunitensi.

Il risiko bancario si riaccenderà?

Fatte queste premesse, il Financial Times ricorda come la ragione principale per cui si parla sempre più di risiko è il miglioramento della “salute” delle banche europee, che potrebbe incentivare i potenziali acquirenti. Considerata tra l’altro l’attuale traiettoria in discesa dei tassi di interesse, che potrebbe eroderne la redditività, gli investitori si attendono un maggiore interesse per le fusioni. “Se si dovesse assistere a una maggiore pressione sui ricavi del settore – cosa che ritengo possibile nell’area euro se i tassi scenderanno di nuovo sotto il 2% – scommetterei che ci saranno molte fusioni e acquisizioni per migliorare la redditività”, afferma Justin Bisseker, banking analyst di Schroders. La stessa presidente della Bce, Christine Lagarde, ha dichiarato lo scorso mese che “le fusioni transfrontaliere hanno molti vantaggi se si traducono in istituzioni più grandi, più agili e più complete”. Per Lagarde, le banche che “possono effettivamente competere a livello di scala, profondità e raggio d’azione con altri istituti in tutto il mondo – inclusi quelli americani e cinesi – sono auspicabili”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

Non sai come far rendere di più la tua liquidità e accrescere il tuo patrimonio? Scrivici ed entra in contatto con l’advisor giusto per te!

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.

Articoli più letti

Ultime pubblicazioni

Magazine
Magazine N°90 – maggio 2026

Abbonati al magazine N°90 · Maggio 2026 · Mensile Influencer Magazine della Consulenza Patrimoniale Cover ...

Magazine N°89 – aprile 2026

We Wealth · Magazine N°89 Aprile 2026 Cover Story · Franklin Templeton pag. 24 L’infrastruttura ridisegna la finan...

Guide
Uno sfondo blu con un grande testo bianco che recita "2026 TOP 200 Advisor del Wealth" e un piccolo cerchio nero in basso con la scritta "WE wealth" in bianco.
Top 200 Advisor del Wealth – 2026
Copertina di una rivista intitolata "Auto Classiche" con un'auto sportiva d'epoca rossa su sfondo nero, con il sottotitolo "Collezionismo e Passione" e "Volume 2" in basso.
Auto classiche: collezionismo e passione
Dossier, Outlook e Speciali
Dossier aprile 2026
A man in a suit and tie on a magazine cover.
Outlook 2026 | We Wealth