Nel giorno in cui la Commissione Ue lancia il piano competitività per le banche europee, giudicate troppo piccole (17 luglio 2026), arrivano le analisi degli specialisti sulle considerazioni preliminari che il Monte dei Paschi di Siena ha diramato nella serata del 16 luglio in risposta alle offerte di Intesa Sanpaolo da una parte, e di Banco Bpm dall’altra. Riassumendo in poche parole il verboso comunicato di Rocca Salimbeni: il prezzo offerto da Ca’ de Sass non riflette il valore di Mps, per la quale sarebbe meglio un matrimonio con Bpm. Per gli analisti, non è esattamente così. Anzi: non esiste al momento una valida alternativa a Intesa Sanpaolo.
Le riserve Mps sull’offerta di Intesa Sanpaolo e l’opinione degli analisti
Il cda del Monte Paschi lamenta l’entità del corrispettivo offerto – ritenuto non congruo – rispetto alle sinergie attese: il premio del 12% riconosciuto dall’offerta di Isp è inferiore al premio medio corrisposto in operazioni bancarie italiane comparabili (30%). Inoltre, sulla base degli attuali prezzi di mercato, l’offerta implica uno sconto superiore al 3%. E il premio di 3,4 miliardi di euro rappresenta soltanto una quota limitata del valore stimato delle sinergie. Per di più, la componente in contanti costituisce appena il 10% circa del corrispettivo complessivamente offerto.
Il Consiglio ha invece espresso un atteggiamento favorevole nei confronti nella valutazione della proposta di aggregazione avanzata da Banco BPM, che a suo avviso prospetta una potenziale operazione industriale fondata sulla salvaguardia e sulla valorizzazione di Banca MPS nel suo complesso, senza richiedere la separazione delle attività, della rete distributiva o del marchio della banca. Per Autonomous il «tono relativamente amichevole potrebbe lasciare aperta la porta a una futura alternativa concordata. La sfida, tuttavia, rimarrà quella di convincere gli azionisti che si tratta di un’operazione migliore rispetto all’offerta di Intesa, soprattutto se la situazione dovesse sfociare in una guerra di offerte».
Secondo gli analisti di Equita, le riserve che Mps ha avanzato riguardano questioni che il management di Intesa Sanpaolo ha già in larga affrontato e chiarito, e ritengono che l’offerta di Intesa Sanpaolo mantenga un profilo di forte attrattività. Anche gli analisti di Kepler Cheuvreux evidenziano che, per il momento, «non vediamo alcuna reale alternativa all’offerta presentata da Intesa Sanpaolo». Non si distaccano da questa visione nemmeno gli analisti di Autonomous, per i quali «lo scenario centrale prevede che Intesa alla fine prevalga nell’acquisizione di Monte Paschi».
Perché?
L’offerta di Isp incorpora un premio del 12,5% rispetto al prezzo di riferimento del 5 giugno. Per di più – a differenza delle recenti operazioni di fusione e acquisizione nel panorama bancario italiano, il gruppo guidato da Carlo Messina riconosce fin dall’inizio una componente in denaro, pari a un euro per azione. Il gruppo Intesa Sanpaolo vanta inoltre uno storico di successo nell’integrazione di altre banche (le venete e UBI) e una comprovata capacità di realizzazione delle sinergie annunciate.
I 3 vantaggi per gli azionisti del Monte
Sempre secondo Equita, la struttura dell’operazione consentirebbe poi agli attuali azionisti del Monte di detenere circa il 23% della nuova entità. È un viatico che permetterebbe loro di partecipare direttamente alla creazione di valore derivante dall’integrazione, beneficiando così della generazione delle future sinergie. Per di più, secondo gli analisti gli azionisti di Mps avrebbero accesso ad un titolo con valutazioni attraenti, visto che Intesa Sanpaolo tratta con un P/E 2028E di 9.3x, mentre la media di settore è di 10.3x (per Bmps è di 12.0x). Ultimo ma non ultimo, Isp rappresenta infine un profilo di estrema solidità patrimoniale e di asset quality (NPE Ratio c.1.8% al 1Q26), con un’elevata profittabilità (2026E ROTE > 20% vs c.11% di MPS) e un forte impegno verso una politica di remunerazione degli azionisti generosa e sostenibile (oltre 30 miliardi di euro distribuiti tra buyback e dividendi negli ultimi 5 anni).
Il mercato ha già fatto la sua scelta sul destino di Mps, dicono gli analisti
Il comportamento del mercato continua a suggerire una percezione favorevole dell’operazione: nella seduta del 17 luglio il premio del titolo Bmps rispetto al valore implicito dell’offerta si è ulteriormente ridotto, passando dal 2.9% all’1.4%, segnale di una crescente convergenza tra le valutazioni di mercato e i termini economici della proposta di Isp. Le considerazioni si sostanziano nella raccomandazione Hold.
Maurizio Primanni, ceo del gruppo Excellence: «Non diniego ma innalzamento asticella»
Maurizio Primanni, ceo del gruppo Excellence: «Nel comunicato Mps si leggono osservazioni preliminari, non una bocciatura definitiva dell’opas: il cda dice che continuerà a valutare l’offerta e, parallelamente, ad approfondire l’alternativa dell’’aggregazione con Banco Bpm.È un comunicato di sei pagine, ma, sintetizzando al massimo quanto riportato, mi sembra che il cda abbia lasciato aperta la valutazione di entrambe le opzioni, sia l’opas di Isp-Unipol, sia l’aggregazione tra pari con Bpm. Tali approfondimenti saranno comunque funzionali alla scelta degli azionisti che rimangono i decisori finali, infatti occorre ricordare che nelle operazioni straordinarie vince chi riesce a convincere la proprietà. Il comunicato di Mps non chiude le porte: alza semplicemente l’asticella della discussione, come era presumibile attendersi».


