C’è un momento in cui un evento smette di essere soltanto un appuntamento in calendario e diventa un luogo in cui un’intera industria si riconosce, si confronta e prova a immaginare il proprio futuro.
È questa l’ambizione che ha accompagnato la terza edizione del Wealth Management Summit, organizzato da We Wealth l’8 ottobre nella cornice di Palazzo Serbelloni, a Milano. Un’ambizione confermata da una partecipazione di alto profilo: oltre 350 presenze, 14 banche rappresentate, più di 40 tra partner e speaker, insieme ai protagonisti dell’asset management, dei private markets, della consulenza finanziaria, del mondo imprenditoriale e del tax & legal.
Numeri che raccontano il successo della manifestazione, ma soprattutto la capacità di We Wealth di mettere intorno allo stesso tavolo professionalità, competenze e punti di vista differenti. Perché la gestione della ricchezza è diventata una materia sempre più trasversale, nella quale le scelte di investimento non possono essere separate dalle trasformazioni economiche, tecnologiche, demografiche e sociali.
Dal mondo ai portafogli, dai portafogli alle persone. È stato questo il filo conduttore di una giornata costruita per affrontare le grandi questioni che attraversano il wealth management, senza perdere di vista le loro implicazioni concrete per chi gestisce, consiglia e detiene patrimoni.
Ad aprire il confronto è stato l’Ambasciatore Vincenzo De Luca, con una riflessione sugli equilibri geopolitici internazionali e sulle conseguenze di un ordine globale in trasformazione. Un punto di partenza tutt’altro che distante dai temi finanziari: comprendere il mondo nel quale si investe è oggi parte integrante di qualsiasi strategia patrimoniale di lungo periodo.
Accanto alla prospettiva geopolitica, un ruolo centrale è stato affidato all’analisi dell’industria. McKinsey & Company, Knowledge Partner del Summit, ha contribuito al dibattito con gli interventi di Felix Wenger, Luca Bionducci e Stefano Cantù, portando sul palco una lettura delle trasformazioni del wealth management europeo, dell’evoluzione dei mercati privati e delle sfide poste dal ricambio generazionale.
La mattinata ha concentrato l’attenzione sul mondo degli investimenti, con un approfondimento sui private markets, sempre più presenti nelle strategie di diversificazione dei patrimoni privati. Private credit, private equity, strumenti evergreen, ELTIF, infrastrutture di distribuzione e costruzione dei portafogli hanno alimentato il confronto tra operatori internazionali e protagonisti del mercato italiano. Tra questi, Ares, Apollo, Neuberger, Ardian, iCapital, Swiss Life Asset Managers e Flossbach von Storch.
Nel pomeriggio, il baricentro si è spostato dalla costruzione dei portafogli alla trasformazione della consulenza. Intelligenza artificiale, fiducia, nuovi modelli di servizio e relazione con il cliente sono stati al centro di una conversazione che ha coinvolto, tra gli altri, Emanuela Girardi, Fiorella Passoni di Edelman e i vertici di importanti realtà bancarie e del private banking italiano.
Il filo conduttore è rimasto lo stesso: in un settore nel quale tecnologia e accesso alle informazioni stanno cambiando rapidamente, il valore della consulenza si misura sempre più nella capacità di interpretare la complessità e accompagnare decisioni che riguardano non soltanto gli investimenti, ma l’intero patrimonio.
Un’attenzione particolare è stata dedicata alle famiglie imprenditoriali e al passaggio generazionale, due temi destinati a incidere profondamente sul futuro dell’industria. Dal rapporto tra impresa e patrimonio alle scelte successive a un’exit, dalla governance familiare alla pianificazione successoria, il Summit ha riunito competenze finanziarie, imprenditoriali, legali e fiscali per affrontare questioni che richiedono sempre più spesso una visione integrata.
I family office, un confronto tra pari
Tra i momenti distintivi dell’edizione 2026, anche una sessione a porte chiuse riservata ai family office, che ha chiamato a raccolta oltre 50 rappresentanti di realtà italiane e internazionali.
Un formato volutamente diverso da quello del palco principale: uno spazio di dialogo riservato, pensato per favorire il confronto diretto tra pari su temi particolarmente rilevanti per queste strutture. Dai co-investimenti alle strategie per attrarre e trattenere talenti, fino alle sfide della governance, del ricambio generazionale e dell’innovazione, la sessione ha rappresentato un’occasione per condividere esperienze e priorità tra famiglie e professionisti chiamati a gestire patrimoni complessi su orizzonti di lungo periodo.
Un’iniziativa che conferma l’attenzione crescente di We Wealth verso il mondo dei family office, sempre più centrale nel dialogo tra capitale privato, imprese e investimenti.
Una comunità che cresce
Realizzato con il patrocinio di AIPB ed EFPA Italia, il Wealth Management Summit ha confermato anche il valore dell’incontro personale. Accanto agli interventi e alle tavole rotonde, i momenti di networking hanno favorito nuove connessioni tra banche, asset manager, consulenti, imprenditori e professionisti del settore.
La giornata si è completata con la celebrazione dei Top 200 Advisor del Wealth, un riconoscimento dedicato ai professionisti della consulenza patrimoniale, e con il Community Cocktail conclusivo.
Il successo di questa terza edizione non si esaurisce tuttavia nei numeri. Risiede soprattutto nella qualità del confronto e nella possibilità di far dialogare mondi che troppo spesso affrontano separatamente sfide profondamente connesse.
È questo il ruolo che We Wealth vuole continuare a svolgere: non soltanto raccontare come cambia l’industria della ricchezza, ma creare occasioni perché i suoi protagonisti possano confrontarsi, riconoscersi e costruire nuove prospettive.
Per chi non ha potuto partecipare, e per chi desidera approfondire i numerosi temi affrontati, gli interventi del Wealth Management Summit 2026 saranno disponibili on demand sui canali di We Wealth. Un patrimonio di analisi, esperienze e visioni che continuerà a vivere anche oltre la giornata milanese.

