Il trust, per rendere eterna la collezione d’arte

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Un gruppo di cinque persone siede su un divano e delle sedie, parlando a un pubblico in un cortile con colonne e piante in vaso, durante un evento diurno.

Il trust rappresenta uno strumento sempre più scelto dai collezionisti per la gestione e la tutela delle collezioni d’arte. Un evento ne ha recentemente esplorato i protagonisti, le caratteristiche e le implicazioni fiscali (e qualche regola non scritta), al di là di pregiudizi e dubbi

Indice

In Italia è normato dal 1992, ma è solo nell’ultimo decennio che ha iniziato a essere visto per quello che è, senza pregiudizi o doppi fini: uno strumento a servizio del patrimonio. Si tratta del trust, fenomeno gestorio in cui un soggetto (il disponente) trasferisce, con atto mortis causa e inter vivos, beni di sua proprietà a un affidatario (il trustee), affinché quest’ultimo li amministri e gestisca in maniera autonoma e dinamica nell’interesse di uno o più beneficiari o per il raggiungimento di uno scopo. Uno strumento sempre più apprezzato dal mondo dell’arte per le sue caratteristiche di adattabilità, di lunga durata e di rispondenza alle esigenze di un progetto, grazie alla sua struttura dinamica, versatile e flessibile.

Ma quali le finalità di un trust con oggetto una collezione? Quali le figure a supporto del trustee? E quali gli accorgimenti da adottare, secondo gli esperti? Di queste e altre tematiche si è parlato al primo appuntamento de I salotti dell’arte, il programma dedicato all’arte e alla cultura di LCA Studio Legale, tenutosi lo scorso 19 giugno. Ospiti d’eccezione, moderati dall’avv. Maria Grazia Longoni, Responsabile Dipartimento Arte dello Studio, la dott.ssa Mariolina Bassetti, Chairman Christie’s Italia e l’avv. Ernesto Sellitto, Head of Wealth Planning UHNWI di Azimut Capital Management; per LCA, l’avv. Francesca Romana Lupoi, Of Counsel Trust e Private Clients e l’avv. Giuseppe Pintaudi, Counsel Diritto Tributario e Private Clients.

Il trust, uno strumento versatile per il patrimonio (anche artistico)

Nel mondo dell’arte, il trust non è l’unico strumento disponibile ai collezionisti per valorizzare le opere d’arte di una raccolta o per pianificare una successione”, ha precisato Lupoi, “che a seconda delle proprie esigenze e obiettivi possono optare per fondazioni, società semplici o società benefit. Tuttavia, questo rileva per la possibilità di perseguire scopi più articolati e misti. Il trust, infatti, può avere sia un interesse filantropico (per esempio, per la conservazione di una collezione), sia un interesse a beneficio dei discendenti del collezionista, (come la possibilità di cedere alcune opere, mantenendo però una parte intoccabile e destinata a fini pubblici)”.

Ma quali i vantaggi? “Il trust crea un patrimonio vincolato allo scopo e destinato, insensibile alle vicende dei disponenti (tra cui separazioni, responsabilità patrimoniale e altre), beneficiari e trustee, che viene segregato nel cosiddetto ‘fondo in trust’. Questo viene gestito dal trustee in modo separato da proprio patrimonio personale, osservando vincoli e obblighi ben precisi nell’interesse esclusivo dei beneficiari” ha continuato Lupoi. Tanto che, spesso, oltre al trustee e al disponente, emerge un’altra figura chiamata ‘guardiano’, che può essere un singolo o un gruppo di esperti, il cui compito è vigilare affinché il trustee rispetti gli scopi e le regole stabilite. Ad esempio, nel contesto dell’arte, potrebbe esserci un comitato di advisor o esperti che supporta il trustee nella gestione delle opere”.

Vantaggi e finalità: i principali tipi di trust(s)

Tra i vantaggi principali del trust vi è la sua durata, “che può essere anche eterna, a contrario di altre forme di gestione patrimoniale che finiscono con la morte del fondatore” ha aggiunto Lupoi. “Il programma infatti si realizza indipendentemente dall’esistenza del disponente. Un tema che desta interesse in molti collezionisti perché consente di mantenere una raccolta unita e valorizzata nel tempo, seguendo gli stessi valori che hanno guidato la vita e le scelte del disponente”. Ultimo, ma non per importanza, tra i vantaggi del trust è la sua flessibilità e adattabilità, tanto che “non esiste un solo ‘trust’, ma più ‘trusts’, cuciti come un abito su misura seguendo gli obiettivi di ciascun disponente e le peculiarità di ciascun patrimonio” ha precisato Lupoi.

Le finalità, però, sono spesso riconoscibili e inquadrabili in 5 principali categorie. “In primis, l’utilizzo del trust per realizzare il passaggio generazionale: se è vero che la collezione può essere tramandata, non è automatico che sia tramandato anche l’interesse verso la stessa, la conoscenza e il valore. In questo senso, il trust si differenzia dalla fondazione, che ha solo scopo solidaristico, lasciando la possibilità di andare a beneficio degli eredi del collezionista” ha continuato Lupoi.

“Inoltre, a livello internazionale il trust è spesso utilizzato per finalità filantropiche, come nel caso nel National Trust inglese, che con oltre 5 milioni di membri protegge il paesaggio e i beni culturali del Paese, o del Guggenheim UK Charitable Trust, che sostiene le attività della Guggenheim Foundation, o del J. Paul Getty Trust, principale ‘erede’ del collezionista americano che gestisce il PG Museum. Anche in Italia esistono recenti esperienze di trust a scopo filantropico: si pensi ad esempio al ‘Trust per l’arte contemporanea’, istituito nel 2020 a Bologna da tre fondazioni bancarie per il sostegno all’arte contemporanea e per migliorare il posizionamento della città di Bologna nel mondo coinvolgendo anche privati. Infine, il trust può essere utilizzato per preservare una collezione, per valorizzarla o per pianificare una serie di investimenti in arte”.

Il ruolo del trustee a tutela di patrimonio e collezione

Ma come può un collezionista essere certo del rispetto del programma prima sognato e poi ben identificato? Come garantire che il desiderio di ‘possesso’ che spesso lo anima e che tanto gli rende difficile allontanarsi dall’opera d’arte conviva con uno strumento giuridico che, di base, trasferisce la proprietà del bene? Come assicurarsi che il collezionista si approcci al trust senza pregiudizi?

Tutto ruota intorno a una figura centrale: quella del trustee” ha spiegato Sellitto. “Una volta definito il progetto, che è una fase difficile per il disponente, si passa alla trasformazione di quel progetto in un atto di trust. E qui entra in gioco la figura del trustee, che deve amministrare i beni e agire nell’interesse dei beneficiari e in accordo con lo scopo del trust, così come stabilito nell’atto istitutivo. La responsabilità del trustee non è da prendere alla leggera, perché coinvolge diversi ambiti: civile, tributario e anche penale. L’obbligazione principale del trustee, oltre a quella di aderire a quanto indicato nell’atto costitutivo, è quella di proteggere ed eventualmente accrescere, ma mai depauperare il patrimonio che amministra. Farlo per colpa – non voglio neanche pensare al dolo – è ad esempio una delle violazioni più gravi a cui può andare incontro un trustee” ha continuato Sellitto.

È bene quindi individuare trustee professionali (no, quindi, ad amici o parenti), perché le relazioni con la famiglia del disponente possono influenzare i trustee non professionisti, non agendo quindi nel rispetto del programma e nell’interesse dei beneficiari, di fatto esponendo il patrimonio a rischi maggiori”.

Gestire, vendere e valorizzare: il supporto del mercato

Il trustee, tuttavia, spesso non è da solo, ma supportato da un guardiano o di comitati tecnici, molto importanti anche per guidarlo nelle specificità del mondo dell’arte ed, eventualmente, del suo mercato. “Non è necessario conoscere le regole specifiche del funzionamento di questo strumento” ha confermato la dott.ssa Bassetti, “ma è fondamentale saper indirizzare in modo corretto il trustee, ad esempio per alienare un’opera o una parte di collezione all’interno del patrimonio, se cedibile”. Così il comitato consultato dal trustee prima di ogni operazione, restituisce pareri (non vincolanti) o consensi (vincolanti).

Ma quale il valore aggiunto di una casa d’aste all’interno di un comitato, ha chiesto Longoni? “Oltre alla possibilità di beneficiare di diverse expertise attraverso i vari dipartimenti, che abbracciano molteplici ambiti dell’arte, la casa d’aste supporta nella composizione del progetto” ha aggiunto Bassetti. “Ma tiene anche alta l’attenzione a un aspetto cruciale per ogni collezione, ovvero il nodo della valutazione. Qualsiasi tipo di collezione va aggiornata, a mio avviso, almeno ogni due anni, perché il mercato è variabile e, al di là di tutto, le collezioni importanti rappresentano dei valori molto elevati. A prescindere dal fatto che la proprietà va difesa, va difeso anche il valore all’interno del patrimonio sotto trust”. Nodo fondamentale anche nel trust, essendo questo uno strumento di gestione della collezione. “Il trustee deve tutelare la raccolta e quindi la sua attenzione deve essere posta anche all’assicurazione dei beni, assicurandosi che la valorizzazione economica sia sempre aggiornata e adeguata perché i rischi sono molteplici, non solo se si decide di prestare un’opera (nell’ottica della valorizzazione), ma anche solo se la si espone nella propria dimora” ha chiosato Longoni.

La fiscalità del trust e le specificità per il mondo dell’arte

Da non tralasciare sono poi le implicazioni fiscali legate al trust. “Tra i pregiudizi che fino a qualche anno fa ledevano la ‘reputazione’ del trust vi era sicuramente quello di essere uno utilizzato principalmente per finalità estranee alla legalità tributaria” ha infine approfondito Pintaudi. “Il trust era infatti visto come uno strumento che in qualche modo serviva a evadere le imposte, a ipotizzare delle ‘strutture di pagamenti’ elaborate e dai dubbi scopi. In realtà non è così. L’Italia è uno dei primi Paesi non di common law per produzione giurisprudenziale (sono più di 100 le sentenze annue solo in tema tributario) ed è tra i primi ad aver inserito il trust tra gli istituti destinatari delle nomine”.

Ma perché sceglierlo per pianificare una successione? “Dopo più di 30 anni, oggi l’Agenzia delle Entrate ha finalmente raggiunto una posizione chiara in materia fiscale per quanto riguarda il trust. Se prima il disponente era obbligato a versare le imposte nel momento in cui avveniva la cessione di proprietà e quindi si costituiva il trust (di fatto, sfruttando la certezza del momento ma non ‘arricchendo’ nessuno in quel frangente), oggi esso può decidere di pianificare il pagamento nel momento in cui i beneficiari entreranno effettivamente in possesso dei beni oggetto del trust” ha concluso Pintaudi. Massima attenzione dal punto di vista fiscale: operazioni compiute dal trustee con oggetto opere d’arte, come prestiti e alienazioni, se rilevati con una certa metodicità (si pensi al caso dei collezionisti ‘speculatori, ndr) possono ad esempio attirare l’attenzione del Fisco”. A seconda delle modalità con cui è stato costruito il trust, infine, “la tassazione su queste operazioni potrebbe essere differente, passando dall’aliquota del 43% al 24%”.

In conclusione, il trust, con la sua capacità di proteggere e far vivere le collezioni oltre il tempo, è molto più di uno strumento giuridico: è una dichiarazione d’amore per l’arte e un impegno a preservarla. In un mondo in cui tutto è in continuo cambiamento, il trust è l’ancora che mantiene intatta la bellezza, legandola a un futuro sempre in movimento.

Foto copertina: ph Eleonora Pavesi, courtesy LCA Studio Legale. Da sinistra a destra: avv. Sellitto, avv. Longoni, avv. Pintaudi, avv. Lupoi, dott.ssa Bassetti.

Domande frequenti su Il trust, per rendere eterna la collezione d’arte

Cos'è un trust e quando è stato normato in Italia?

Un trust è uno strumento in cui un soggetto trasferisce beni a un affidatario affinché li gestisca nell'interesse di uno o più beneficiari. In Italia, il trust è normato dal 1992, ma ha guadagnato popolarità nell'ultimo decennio.

Qual è il ruolo del trustee all'interno di un trust?

Il trustee ha il compito di amministrare e gestire i beni trasferiti nel trust in modo autonomo e dinamico. Agisce nell'interesse dei beneficiari o per il raggiungimento dello scopo stabilito dal disponente.

Quali sono le finalità principali per cui si utilizza un trust, secondo l'articolo?

Il trust viene utilizzato principalmente per la gestione e la protezione del patrimonio, inclusi beni artistici. Permette una gestione autonoma e dinamica dei beni nell'interesse dei beneficiari designati.

In che modo il trust può essere utile per la gestione di una collezione d'arte?

Il trust offre uno strumento per gestire, vendere e valorizzare una collezione d'arte, garantendo la sua tutela e la continuità nel tempo. Il trustee può avvalersi del supporto del mercato per ottimizzare la gestione della collezione.

L'articolo menziona specificità fiscali relative ai trust nel mondo dell'arte?

Sì, l'articolo fa riferimento alla fiscalità del trust e alle sue specificità nel contesto del mondo dell'arte, suggerendo che ci sono considerazioni fiscali particolari da tenere in conto.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Giulia Bacelle

Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori

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