Scudo anti-spread Bce: i discorsi di Nagel e Lagarde a confronto

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Il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, ha descritto i numerosi vincoli che si aspetta di vedere dal nuovo scudo anti-spread promesso dalla Bce

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I mercati tifano per uno scudo anti-spread in grado di mantenere sotto controllo i rendimenti dei Paesi più vulnerabili d’Europa. Ma il presidente della Bundesbank ha anticipato una lunga serie di paletti, nettamente più dettagliata rispetto alle indicazioni che Christine Lagarde aveva fornito a fine giugno

Nagel, che si dice sorpreso della ulteriore sospensione del Patto di Stabilità per tutto il 2023, teme che lo scudo anti-spread possa lanciare un messaggio sbagliato ai mercati. E parla di un utilizzo del nuovo strumento che sia vincolato a una “efficace” politica economica da parte dei governi

La volontà di crearlo è già scritta, ma il diavolo è sempre nei dettagli: a quali condizioni si farà il nuovo scudo anti-spread della Bce? Il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, su questo è stato decisamente più minuzioso e preciso della numero uno della Bce, Christine Lagarde. L’erede del “falco Weidmann” ha tenuto fede al gravoso compito di far digerire alla Germania l’introduzione di uno strumento che, in patria, potrebbe apparire, come fu nel caso del Quantitative easing, un finanziamento illecito ai governi. Si tratta di un problema giuridico che potrebbe ripresentarsi anche con il nuovo strumento promesso dal board Bce, ha affermato Nagel. Infatti, l’obiettivo di contenere gli spread dei Paesi più indebitati in una fase di restringimento della politica monetaria potrebbe suonare come un invito al mantenimento delle storiche inefficienze del Sud Europa. 

Le dichiarazioni di Nagel sullo scudo anti-spread

Quali sono le principali differenze che emergono fra il discorso che Lagarde ha tenuto a Sintra il 28 giugno e quello pronunciato da Nagel il 4 luglio? Proviamo a individuarle ripercorrendo i passaggi-chiave del più recente intervento del presidente della Bundesbank. 

  • “Gli Stati membri hanno ora il compito di rafforzare la fiducia nelle loro future politiche fiscali. In questo contesto, mi sorprende che la clausola di salvaguardia per la deviazione dalle regole di bilancio sia stata recentemente estesa al 2023. Inoltre, a volte si ha l’impressione che le regole fiscali non saranno più veramente vincolanti in futuro. Questi sono i segnali sbagliati da inviare se vogliamo generare fiducia nella solidità delle finanze pubbliche anche in un contesto di tassi di interesse in crescita”. 

Lagarde ha evitato di evocare la necessità di una nuova stretta di politica fiscale, mentre Nagel esprime un certo rammarico sul fatto che i vincoli di bilancio del Patto di stabilità (che, peraltro, attende una riforma) non rientreranno in vigore già dal prossimo anno. 

  • “Per questo motivo [per l’incerta “fiducia nella solidità delle finanze pubbliche”], vorrei mettere in guardia dall’utilizzo di strumenti di politica monetaria per limitare i premi al rischio, poiché è praticamente impossibile stabilire con certezza se un aumento dello spread sia fondamentalmente giustificato o meno. Ci si può facilmente trovare in una situazione di grave difficoltà”.

Al contrario, Lagarde aveva suggerito che lo scudo anti-spread sarebbe dovuto scattare “se gli spread in alcuni Paesi rispondono in modo rapido e disordinato a una variazione di fondo dei tassi privi di rischio, al di là di quanto sarebbe giustificato dai fondamentali economici”, in un modo da ostacolare “la nostra capacità di fornire una politica monetaria unica”. Un compito che, nella visione della presidente della Bce non è affatto impossibile.

  • “La politica monetaria non deve essere guidata da sviluppi spesso di breve durata sui mercati finanziari. I movimenti dei prezzi a breve termine sui mercati finanziari non sono un metro di giudizio adeguato per la politica monetaria”.  

Eppure, il Consiglio direttivo ha già preso una posizione chiara: lo scudo anti-spread si farà. La Bundesbank, in anticipo rispetto alle discussioni del board Bce attese nelle prossime settimane, ha deciso di indicare condizioni precise sull’utilizzo del nuovo strumento. 

  1. “In primo luogo, i differenziali dei tassi di interesse devono essere fondamentalmente ingiustificati al livello osservato. In altre parole, sono il risultato di eccessi nei mercati finanziari”.

  2. In secondo luogo, i singoli Stati membri non ricevono i segnali di politica monetaria come previsto. In altre parole, il meccanismo di trasmissione è compromesso.

  3. In terzo luogo, ciò limita la capacità dell’Eurosistema di mantenere la stabilità dei prezzi nell’area dell’euro”.

Un ulteriore elemento che Nagel ha evocato non era comparso, finora, dai discorsi di Lagarde: la necessità che all’istituzione dello scudo anti-spread “gli Stati membri continuino ad avere incentivi sufficienti per condurre le loro politiche fiscali ed economiche in modo sostenibile e ridurre i livelli di debito. In questo caso è indispensabile un’efficace condizionalità fiscale”. Il messaggio è chiaro: nella visione di Nagel, la Bce potrebbe intervenire per limitare l’aumento dei rendimenti sul debito dei Paesi più vulnerabili, solo se c’è l’impegno dei governi a condurre una politica economica prudente e meno generosa. 

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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