Corniche, una sintesi perfetta in una sola parola. Il richiamo alle celebri strade panoramiche della Costa Azzurra, sospese tra cielo e mare, che proprio come dice il nome “incorniciano” paesaggi come quelli di Nizza, Cannes e Montecarlo dove il lusso è di casa, calza a pennello per contraddistinguere un’automobile sontuosa ed elegante come la cabriolet Rolls-Royce. Un’auto davvero esclusiva, nata come una derivazione di una più consueta berlina quattro porte, peraltro anch’essa lussuosa ed elitaria, che pur riproponendo tecnica e linee tradizionali, era estremamente innovativa per la Casa, tanto da far gridare allo scandalo i clienti abituali.
Le origini della Rolls-Royce Corniche
Questa berlina era nientemeno che sua maestà Silver Shadow, la prima Rolls-Royce moderna, che risulterà poi il modello più venduto nella storia RR e che osò abbandonare il classico schema del telaio separato dalla carrozzeria, ereditato dalle carrozze. La Silver Shadow aveva quindi una struttura “ponton”, ossia monoscocca, un corpo unico portante che, grazie alle nuove tecnologie, offriva una maggior rigidità torsionale ed una più elevata sicurezza, consentendo anche una migliore efficienza produttiva. Il minor isolamento rispetto alle asperità del fondo stradale era compensato da un sistema autolivellante pneumatico ad alta pressione concesso su licenza di Citroën, nonché dalle sospensioni a quattro ruote indipendenti.
La Silver Shadow fu lanciata nel settembre 1965 al Salone dell’Automobile di Londra, modernizzando di colpo l’immagine tradizionalista della Casa. Montava un motore V8 di 6.230 c.c., con una potenza che, per vezzo e consuetudine, la Casa non dichiarava, definendola adeguata, ma che era stimata in circa 200 cv; la trazione era posteriore ed il cambio automatico a tre e in seguito a quattro marce. Le linee erano tese, compatte ed armoniose, il profilo era basso, rispetto agli standard Rolls, pulito e slanciato, senza interruzioni per tutta la fiancata, consentendo di dissimulare i quasi 5,20 metri di lunghezza.
Al culmine del lungo cofano anteriore veniva riproposta nel frontale la classica calandra a tempio greco sormontata dalla “Spirit of Ecstasy”, la statuetta che costituiva un elemento identificativo irrinunciabile per un’auto destinata a divenire un manifesto di stile ed eleganza.
Dalla tradizione Rolls-Royce, fiorisce la Corniche
Negli interni i progettisti riuscirono inoltre nella difficile impresa di conservare i legni, le pelli e i materiali tradizionali rendendoli al passo coi tempi e mantenendo quelle sensazioni di esclusività, confort e ricercatezza tipiche delle Rolls. Dal 1966 la carrozzeria Mulliner Park Ward di Londra, sussidiaria della Rolls Royce, derivò dalla berlina una versione coupé due porte e dal 1967 una cabriolet, destinate entrambe ad assumere dal 1971 la magica denominazione Corniche.

La cabriolet divenne subito il sogno del jet set internazionale, garantendo ovunque alta classe ed eleganza, reinterpretando, in versione più versatile e meno austera, gli eccezionali canoni di qualità e perfezione tipiche della Casa. Differenziandosi nella linea dalla berlina solo per la leggera bombatura all’altezza dei parafanghi posteriori, la Corniche consentiva una guida fluida e rilassata e permetteva di non passare inosservati a Montecarlo come a Los Angeles davanti a casinò, hotel di lusso, yatch club o ville da sogno.
Forse anche per il peso o la grande morbidezza del servosterzo, la silenziosissima Corniche pareva quasi fluttuare sulle strade, coccolando in un sontuoso salotto i fortunati passeggeri che si sentivano come se stessero viaggiando su una nuvola: non a caso la Corniche era spesso definita, proprio per il carattere morbido e ovattato, “a cloud on wells”.
Le star mondiali che “cavalcarono” la Corniche
Negli anni ’70 e ‘80 ovunque fossero rappresentate ricchezza, aristocrazia e dolce vita, appariva immancabilmente una Corniche, che in una miriade di film e serie TV (del genere Dynasty o Miami Vice) simboleggiava senza equivoci potere e successo. Innumerevole la serie di celebrities che non se la fecero sfuggire, nonostante un’attesa di tre-quattro anni per la consegna, da Dean Martin a Zsa Zsa Gabor, da Muhammad Alì a Diana Ross, da David Bowie a Paul McCartney, da Elton John a Tom Jones, da Michael Kaine a Sylvester Stallone, da Re Hussein di Giordania al Sultano del Brunei, che ne ordinò diversi esemplari personalizzati.
Tra le Corniche più famose svetta senza dubbio la convertibile Mulliner Park Ward del ‘70 di Muhammad Alì, acquistata in occasione del riottenimento della licenza sportiva sospesa per il rifiuto di combattere in Vietnam, e infine venduta in un’asta nel 2018 per oltre 132.000 euro. Altrettanto celebre la Corniche appartenuta a Frank Sinatra a lui donata da Dean Martin e Sammy Davis Jr. in occasione del suo settantesimo compleanno organizzato alla Casa Bianca dal Presidente Reagan. Regalata da Sinatra nel 1990 al suo assistente, fu poi venduta in un’asta a Birmingham nel 2018 per 141.000 sterline.
Quotazioni
Di tutto rilievo sono comunque anche le quotazioni delle Corniche non così blasonate, che, nonostante siano state prodotte per circa 20 anni in oltre 6500 esemplari, se in perfette condizioni sono difficilmente raggiungibili per cifre inferiori a 80.000 euro, sia in versione cabriolet sia coupé. Un discorso a parte merita invece la Corniche coupé “Jules” sponsorizzata da Christian Dior che dopo aver incredibilmente corso e terminato la Paris – Dakar, cosa quasi impensabile per una compassata Rolls (anche se già le Silver Shadow avevano partecipato alla Londra – Città del Messico e alla Londra – Cape Town) è stata venduta nel 2024 per oltre 582.000 euro, nonostante fosse stata squalificata in gara.
Questa vettura, tuttavia, poco ha a che fare con la vera Corniche, posto che era dotata di cambio e trasmissione Toyota Land Cruiser, motore Chevrolet 5,7 litri, telaio tubolare costruito ad hoc e pannelli in vetroresina a replicarne le forme. Impossibile poi considerare tra le classiche Corniche le circa 60 vetture elettriche “restomod” da ben 500 cv ed autonomia di oltre 400 chilometri, attualmente prodotte a mano e su commissione dalla britannica Halcyon; il costo stimato per un esemplare è di circa 400.000 sterline, oltre ovviamente a quello della vettura base da elettrificare.

