Boccioni, Forme uniche di continuità nello spazio: un record critico

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Le Forme uniche di continuità nello spazio di Umberto Boccioni hanno stabilito un record. L’artista però non aveva mai fuso quest’opera. Di che si tratta allora? E perché questa scultura ha incassato 16,2 milioni di dollari?

L’11 novembre 2019 ha visto all’asta un nuovo record per l’arte italiana. Si tratta della vendita di una fusione in bronzo dell’iconica scultura futurista di Umberto Boccioni (1882-1916), Forme uniche di continuità nello spazio (creata nel 1913 in gesso ed esposta in quel materiale, mai fusa in un altro materiale più duraturo durante la vita dell’artista) da Christie’s New YorkLa stima era compresa tra 3,8 e 4,5 milioni di dollari, garantito con una garanzia di terzi.

Il lavoro ha poi incassato un prezzo di 16,2 milioni di dollari incluse le commissioni.

Le forme davvero uniche di Boccioni

L’opera in questione è una fusione postuma realizzata da una galleria in collaborazione con un collezionista/industriale nel 1972, 56 anni dopo la morte dell’artista. Fino ad ora, la storia dell’arte e il mercato erano allineati nel valutare una fusione creata durante la vita dell’artista ad un livello superiore rispetto alle fusioni postume. In questo caso, non ci sono state opere fuse nella vita dell’artista. Boccioni non è l’unico esempioLe ballerine di Degas erano modelli in cera lasciati nello studio, fusi in bronzo dagli eredi dopo la morte dell’artista, e sono molto ambiti sul mercato oggi.

La “gerarchia” delle fusioni

Un ulteriore fattore che aggiunge complessità al caso è che la fusione di Boccioni è un surmoulage, cioè una fusione in bronzo proveniente da un bronzo postumo piuttosto che dal gesso originale di Boccioni. La storia dell’arte e il mercato sono stati finora allineati nel valutare i surmoulages con valori ancora più bassi nella gerarchia delle fusioni, poiché i surmoulages sono più lontani dal modello in gesso.

Forme uniche, la rivincita del surmoulage

Nel caso dell’asta di Christie’s, il mercato sembra aver ribaltato in modo radicale il tradizionale abbassamento di valore dell’oggetto, in particolare quello di un surmoulage.  La storia dell’arte, ma non sempre il mercato, tiene conto dei desideri dell’artista. Ogni artista reagisce in modo diverso alla questione delle fusioni postume. Alcuni, come Auguste Rodin e Medardo Rosso, approvarono le fusioni postume dai loro modelli. Rodin ha dato il suo permesso allo Stato francese, mentre Rosso ha dato il permesso ad un amico, e per legge la sua famiglia aveva il diritto di fare delle fusioni postume.

Henry Moore, d’altra parte, distrusse tutti i suoi modelli in gesso perché non voleva che fossero riprodotti dopo la sua morte. Altri artisti, come Edgar DegasHonoré Daumier e Boccioni non si sono espressi in modo chiaro o per nulla sul tema delle fusioni postume. A volte in assenza di chiarezza, le fusioni postume sono prodotte senza sapere che cosa l’artista avrebbe voluto. Con la possibilità della stampa 3D la questione dell’arte postuma diventerà ancora più rilevante.

Boccioni, che è morto prematuramente, non ha mai dato indicazioni di alcun tipo sulla fusione della sua scultura. Infatti, la sua famosa scultura è stata creata in materiale durevole solo nel 1933, 17 anni dopo la morte dell’artista, dal gesso del 1913 conservato oggi al Museo di Arte Contemporanea dell’Università di San Paolo in Brasile.

Ma Umberto Boccioni avrebbe voluto?

La domanda se Boccioni avrebbe acconsentito rimane, quindi, discutibile sia per il mercato sia per la storia dell’arte. La storia dell’arte sottolinea che Boccioni chiaramente non favoriva i bronzi, ma questo non è stato un problema per il mercato. Secondo Rosalind McKever, un’esperta di queste fusioni e della loro storia, “Boccioni ha creato Forme uniche in gesso e l’ha esposto in questo modo …

Non ci sono prove dell’intenzione di Boccioni di fonderlo in bronzo e nel suo Manifesto tecnico di scultura futurista (1912) deride il bronzo come materiale tradizionale. “Questo rende discutibile la convinzione di alcuni musei secondo cui il bronzo lucidato nella scultura di Boccioni rifletta perfettamente lo spirito futurista. E infine, la storia dell’arte ma non il mercato nota le differenze visive tra le varie fusioni postume della scultura. Per McKever, “le diverse edizioni della scultura di Boccioni, con diverse patine e basi, riflettono interpretazioni mutevoli di come la scultura dovrebbe essere ricreata in bronzo”.

“Le fusioni postume hanno reso Boccioni famoso in tutto il mondo, ma hanno anche cambiato il modo in cui pensiamo a questa scultura, facendola sembrare robotica.”   Ampliando, infine, la storia, non tutti i collezionisti sono consapevoli del fatto che nella scultura la valorizzazione dell’originale rispetto alla copia è un fenomeno moderno. Copie esistono da quando esista le sculture. Basti pensare alle copie romane delle sculture greche o alle copie del David di Michelangelo o delle sculture di Giambologna.

“Originalità”, solo una questione di mercato

Il culto dell’originalità è nato nel diciannovesimo secolo, insieme alla nascita del mercato dell’arte come lo conosciamo oggi, e insieme alla rivoluzione industriale che ha sviluppato delle tecnologie per fondere molte copie identiche in gran numero dai modelli. Con la nascita del culto romantico dell’originale, c’è stata la tendenza a favorire la fusione creata in vita, considerata più vicina all’idea e alla mano dell’artista ed eseguita sotto la sua supervisione. È difficile ricordare che ci sono stati momenti storici precedenti in cui ci sono casi in cui la copia è stata considerata quanto o più preziosa dell’originale. Stiamo assistendo al ritorno di un tale momento?

di Sharon Hecker

Sharon Hecker è nata a Los Angeles, vive a Milano. Arrivata in Italia a 21 anni, è rimasta per amore. E’ mamma di tre ragazzi dai 12 a 19 anni, e – ama dire – di un cucciolo di Pastore Tedesco. Il tempo libero per lei è una chimera.

È storica dell’arte, curatrice, e autrice, specializzata in arte italiana moderna e contemporanea. Si è laureata alla Yale University e ha conseguito il dottorato in Storia dell’Arte alla University of California a Berkeley.

Riconosciuta a livello internazionale come esperta di Medardo Rosso, è autrice di numerose monografie, saggi, cataloghi e studi scientifici sull’artista. Ha curato mostre a Harvard, alla Pulitzer Arts Foundation, e alla Galerie Thaddaeus Ropac a Londra. Ha insegnato Storia dell’Arte all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove è stata Direttore Accademico di IES Abroad.

Negli ultimi 30 anni, ha lavorato con istituzioni museali come la Peggy Guggenheim Collection di Venezia e alla Galleria Christian Stein di Milano. Nel 1990, è stata project coordinator per Jenny Holzer, artista selezionata per il Padiglione Americano alla Biennale di Venezia, premiata con il Leone d’Oro. Per il suo lavoro sull’arte italiana, Hecker ha vinto numerosi premi dalle Fondazioni Getty, Fulbright e Mellon.
Più recentemente, ha fondato The Hecker StandardTM, un approccio di best practices per condurre la due diligence sulle opere d’arte. Svolge conferenze e workshops, e fornisce consulenze sulla due diligence per l’arte a collezionisti privati, art lawyers, wealth managers, family offices, case d’aste e fiere.


Competenze distintive:

  • Storica dell’arte
  • Curatrice
  • Consulente su due diligence per le opere d’arte

di Sharon Hecker

Storica dell’arte e curatrice americana (laurea alla Yale University, dottorato alla UC Berkeley), esperta di arte italiana moderna e contemporanea. Ha collaborato con musei come la Peggy Guggenheim Collection. Ideatrice di The Hecker Standard fornisce consulenze su due diligence a collezionisti, studi legali, wealth manager e family office. Membro dell’Advisory Board, International Catalogue Raisonné Association (ICRA), Vetting Committee TEFAF NY (Committee Chair) e Maastricht, e coordina l’Expert Witness Pool della Court of Arbitration for Art (CAfA).

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