Le Gallerie d’Italia a Torino scelgono la fotografia

Teresa Scarale
Teresa Scarale
26.4.2022
Tempo di lettura: 3'
Inaugura a maggio il polo espositivo torinese di Intesa Sanpaolo. Nella scenografica piazza San Carlo, l’obiettivo del nuovo museo sarà puntato sulla fotografia d’autore. Si inizia con Paolo Pellegrin e l’archivio storico del gruppo

Il conto alla rovescia è terminato: il 17 maggio 2022 aprirà, in piazza San Carlo a Torino, la nuova sede della prestigiosa rete museale delle Gallerie d’Italia del gruppo Intesa Sanpaolo (presenti a Milano, Napoli, Vicenza). Come anticipato, gli spazi saranno dedicati alla fotografia storica e d’autore. L’inaugurazione è affidata a due mostre. La prima è La fragile meraviglia. Un viaggio nella natura che cambia di Paolo Pellegrin. Un reportage dedicato al tema del cambiamento climatico, con la curatela di Walter Guadagnini e il contributo di Mario Calabresi. La seconda è Dalla guerra alla luna. 1945-1969. Sguardi dall’Archivio Publifoto, una selezione di immagini storiche dell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo, a cura di Giovanna Calvenzi e Aldo Grasso. Questo percorso documenta il miracolo economico fino allo sbarco sulla luna. Le mostre saranno in corso fino al 4 settembre 2022.

La fragile meraviglia. Un viaggio nella natura che cambia mette in mostra il lavoro del fotogiornalista italiano Paolo Pellegrin, attraverso i reportage fotografici che l’autore ha prodotto in luoghi come Namibia, Islanda, Costa Rica, Italia. La fragile meraviglia nasce come prima committenza di Intesa Sanpaolo. Pellegrin si è impegnato per oltre un anno nella realizzazione di un corpus di immagini dedicate a uno dei temi cardine della contemporaneità: il rapporto tra uomo e natura.

Le Gallerie d'Italia in piazza San Carlo a Torino, foto Filippo Bolognese 

Dall’Islanda alla Groenlandia, dalla Sicilia al Trentino Alto-Adige, dalla Namibia al Costarica, i suoi scatti puntano ai quattro elementi naturali: terra, acqua, aria e fuoco, spesso divinizzati dall’umanità. Come si pongono oggi, relativamente al cambiamento nel nostro ecosistema? In uno dei suoi lavori precedenti, un reportage pubblicato sulla rivista Time (2018), Pellegrin aveva puntato l’obiettivo sui ghiacciai dell’Antartide in via di scioglimento, affrontando in maniera diretta il tema del cambiamento climatico. Nel nuovo lavoro invece il fotografo si rivolge alla natura con uno sguardo memore delle poetiche del sublime, in cui dismisura e imponenza non spaventano, ma affascinano. 

In questi scatti Pellegrin coglie le diverse manifestazioni della fragile meraviglia della natura, del pianeta che abitiamo. Si allontana dallo stile di un reportage classico, suo linguaggio di elezione in molti anni di carriera. La forza dirompente dell’elemento naturale (come quella della foto d’apertura in questo articolo) provocano nell’osservatore una reazione ambivalente: fascino e timore. Sensazione suscitate anche dall’assenza pressoché totale dell’uomo nelle sue immagini.

 

La fotografia di Pellegrin, soprattutto nella sua pratica più recente, trova espressione nella scarnificazione, nella sottrazione che esalta il significato più profondo delle immagini. È nell’assenza della figura umana che si coglie la consapevolezza del suo ruolo, delle conseguenze delle sue azioni e del suo rapporto con l’ambiente.

© Paolo Pellegrin. Foto dell'eruzione del vulcano Fagradalsfjall 

Il secondo percorso espositivo, quello dell’Archivio Publifoto di Intesa Sanpaolo (circa 80 scatti), illustra invece l’Italia che rinasce dalle macerie del secondo conflitto mondiale, dal piano Marshall al boom degli anni ’60 con l’avvento della televisione, della motorizzazione di massa e dei sogni legati alla conquista della luna.

Caporedattore della sezione Pleasure Asset di We Wealth. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline economiche e sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia e mercati dell’arte. È in We Wealth dalla sua fondazione

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