Oreficeria italiana, cosa cambia con la Convenzione di Vienna

Rita Annunziata
8.10.2021
Tempo di lettura: 5'
Ivana Ciabatti, amministratore delegato di Italpreziosi, spiega a We Wealth cos'è la Convenzione di Vienna sul controllo e la marchiatura degli oggetti in metalli preziosi. E quali le conseguenze dell'adesione dell'Italia per le 7.500 imprese del settore

L’Italia diventerà il 22° paese membro, insieme ad Austria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Ungheria, Irlanda, Israele, Lettonia, Lituania, Olanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Svizzera

Ciabatti: “I paesi coinvolti in questo accordo rappresentano quasi il 20% delle nostre esportazioni, quindi la possibilità di velocizzare ed efficientare il sistema di controllo e marcatura dovrebbe portare solo dei benefici per i nostri imprenditori”

Lo scorso 16 settembre il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di adesione della Repubblica italiana alla Convenzione sul controllo e la marchiatura degli oggetti in metalli preziosi, siglata a Vienna il 15 novembre del 1972. Il testo passerà ora all'esame del Parlamento per la ratifica definitiva. We Wealth ha esaminato le conseguenze per l'oreficeria made in Italy con il supporto di Ivana Ciabatti, amministratore delegato di Italpreziosi, uno dei principali operatori nella produzione, affinazione e trading di metalli preziosi, produzione e commercio di oro da investimento.
Cos'è la Convenzione di Vienna e chi vi aderisce?

Nata all'inizio degli anni '70, raggruppa circa 20 paesi (Austria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Ungheria, Irlanda, Israele, Lettonia, Lituania, Olanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Svizzera, ndr) con lo scopo di uniformare i metodi di controllo e marchiatura degli aderenti. Di fatto, gli articoli in metallo prezioso provenienti da un altro paese non aderente alla Convenzione sono soggetti a un ulteriore controllo a campione sul lotto presso un Ufficio Saggio del paese di destinazione per valutare la correttezza del contenuto di metallo prezioso della lega e a un'ulteriore marchiatura (la “bilancia” della Convenzione). Tutto questo anche se il gioiello è legalmente fabbricato in un altro paese Ue. Questo controllo deve avvenire prima della vendita al consumatore finale e con i costi a carico del fabbricante o del distributore/dettagliante. Quando verrà ratificato l'accordo, controlli e marcature saranno effettuati direttamente in Italia.

Quali sono le prossime tappe?

Trattandosi di un disegno di legge, dopo l'approvazione del Consiglio dei ministri, il testo passa all'esame del Parlamento italiano per la ratifica definitiva. Speriamo che l'iter sia più celere rispetto a quello che è stato fino ad oggi. La segreteria della Convenzione di Vienna aveva dato l'approvazione per l'adesione dell'Italia all'accordo già nel settembre 2019, quindi ci sono voluti due anni solo per iniziare l'iter di definitiva approvazione. Speriamo che i passaggi in Parlamento non siano troppo lunghi e che il provvedimento di ratifica venga pubblicato in Gazzetta Ufficiale entro la primavera del 2022.

Quali le conseguenze attese sulle imprese italiane del settore orafo?

Sono vantaggi per tutto il sistema: “nazionalizzando” i controlli e le marcature, che fino ad oggi sono svolte solo nei paesi di destinazione, permettiamo che risorse economiche rimangano in Italia, come quelle dei costi per le analisi e per la marcatura. Le imprese interessate, trattandosi di un'opzione volontaria e non obbligatoria, avranno un servizio a “km 0” che verrà svolto dai laboratori accreditati presso le Camere di commercio.
Stando a una recente analisi di Unioncamere, l'80% del fatturato delle 7.500 imprese italiane del settore orafo deriva dall'export. Quali i vantaggi attesi da questo punto di vista?

Secondo i dati elaborati anche da Federorafi dal Centro studi di Confindustria Moda, per un Paese come il nostro che esporta l'85% dei gioielli che produce, tutto quello che può aiutare le nostre piccole e medie imprese ad approcciare i mercati esteri è benvenuto. Nel caso dell'adesione alla Convenzione di Vienna, occorre tenere presente che i paesi coinvolti in questo accordo rappresentano quasi il 20% delle nostre esportazioni, quindi la possibilità di velocizzare ed efficientare il sistema di controllo e marcatura dovrebbe portare solo dei benefici per i nostri imprenditori.

Qual è stato l'impatto della crisi pandemica sul settore e quale il suo attuale stato di salute?

Sempre dai dati elaborati dal nostro Centro studi si evince che l'impatto della pandemia nel 2020 è stato devastante. Già negli ultimi mesi del 2020 e nei primi mesi del 2021 fortunatamente il trend è cambiato e il settore si è rimesso in carreggiata. I dati relativi al primo semestre del 2021 sono confortanti, in quanto registrano performance positive anche rispetto al 2019. Ma non è tutto superato: infatti se abbiamo recuperato in valore (+4,3% sul 2019) siamo ancora con il segno negativo sulle quantità, con un calo del -10% sull'intero 2019. La lettura di questi due dati “contrastanti” ci dice che se da una parte è confermata la tendenza a vendere prodotti a più alto valore aggiunto dall'altra è condizionata dall'escalation delle quotazioni delle materie prime preziose. Siamo comunque in una fase di forte recupero. Le recenti fiere come VicenzaOro confermano la vivacità del momento. Mercati come gli Stati Uniti, gli Emirati Arabi e quelli europei stanno rispondendo bene, a dimostrazione che il gioiello made in Italy è sempre il più apprezzato nel mondo. In conclusione: il settore è in ottima salute ma dobbiamo ancora consolidare le posizioni per proiettarci con più ottimismo verso le vendite natalizie e al 2022.
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Ivana Ciabatti, amministratore delegato di Italpreziosi
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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