Holding e scambio di partecipazioni sono strumenti sempre più usati nella pianificazione del passaggio generazionale, per garantire continuità all’impresa e mantenere l’equilibrio tra i rami della famiglia.
La sfida cresce quando il patrimonio è concentrato quasi tutto nell’azienda: non basta decidere a chi vanno le quote, ma anche come gestirle e proteggerle nel tempo. E poiché non tutti gli eredi lavoreranno in azienda, l’assetto dovrà tenere insieme continuità d’impresa, tutela del patrimonio e un rapporto sostenibile tra chi guida l’azienda e chi resta fuori.
Molte imprese italiane hanno storicamente concentrato la ricchezza nell’azienda secondo la logica “impresa ricca, famiglia povera“; un modello che mette fuorigioco strumenti compensativi come i patti di famiglia. Costituire una holding può essere la leva giusta: dà stabilità agli assetti proprietari evita che l’azienda diventi terreno di tensioni familiari. Ma proprio perché oggi la holding è spesso proposta come soluzione “automatica”, va valutata con rigore: serve un lavoro di ascolto verso tutti i membri della famiglia, per valutare le possibili alternative.
Un altro aspetto centrale è il ruolo dei soci: non tutti saranno anche amministratori, ma un’impresa cresce se ha buoni manager e soci consapevoli del proprio ruolo, capaci di scegliere assetti di governo adeguati. È un punto delicato anche sul piano culturale: non è un semplice passaggio di proprietà, ma la costruzione di una nuova architettura decisionale.
Le strade per costituire una holding
Una holding può nascere in modi diversi. Il più semplice è il conferimento: i soci trasferiscono le partecipazioni a una holding esistente o creata appositamente, che ne diventa la “controllante”.
Un’alternativa è la vendita delle partecipazioni a una nuova società, ma è una strada fiscalmente più delicata: genera una plusvalenza tassabile e può apparire sospetta se fatta solo per convenienza fiscale.
Una terza via è la riorganizzazione societaria che può avvenire con scorporo del ramo operativo trasformando la società originaria in una holding.
Conferimento, vendita e riorganizzazione: cosa cambia
Sul piano fiscale, il conferimento di partecipazioni è spesso la via più semplice, perché consente di rinviare la tassazione e concentrare le quote in una struttura ordinata, distinguendo i ruoli di famiglia, proprietà e impresa.
Le altre strade pesano di più: la vendita comporta un carico fiscale immediato, mentre conferimento d’azienda e scissione con scorporo portano complicazioni amministrative, perché i rapporti giuridici e operativi passano a una nuova società.
Non è il solo vantaggio fiscale a dover guidare la scelta, ma l’assetto che fa funzionare l’impresa e gestisce in modo stabile il patrimonio.
Holding familiare e rischio antiabuso: cosa considerare
Con la diffusione delle holding, il Fisco ha alzato l’attenzione: il punto non è se una holding sia legittima, ma se l’operazione sia coerente con le finalità dichiarate. Un vantaggio fiscale diventa un problema solo se ingiustificato e privo di ragioni economiche, come semplificare la struttura societaria o proteggere l’azienda dai conflitti familiari. Per questo non basta costituire una holding, occorre poter spiegare perché è nata.
Al di là degli aspetti fiscali, garantire continuità non è mai un percorso lineare: spesso è la resistenza al cambiamento a rallentare le decisioni, e il tempo non “congela” i problemi, li rende solo più costosi. Un principio resta valido: fare è meglio che non fare. Piccoli passaggi ordinati — mappare il patrimonio, usare uno strumento tanto formidabile quanto spesso dimenticato come il testamento, chiarire i ruoli — funzionano meglio di un grande piano lasciato nel cassetto.
Famiglie allargate e legittima: un tema da non sottovalutare
Il nostro sistema successorio è piuttosto rigido: nelle scelte patrimoniali bisogna muoversi dentro regole precise, ma oggi le famiglie allargate rendono la gestione della legittima più complicata. Più aumentano i legami tra rami familiari differenti, più gli equilibri diventano fragili e le decisioni esposte a conflitti.
Imposte di successione in Italia: il vantaggio da non trascurare
In Italia le imposte di successione sono tra le più basse d’Europa. Un dato che sposta l’attenzione su un punto trascurato: non è la fiscalità il vero ostacolo al passaggio generazionale, ma la capacità di costruire un percorso che renda davvero trasmissibili patrimonio e impresa. La holding non va vista come una scorciatoia fiscale, ma come un’architettura di continuità: se costruita con coerenza, aiuta la famiglia a proteggere il patrimonio, preservare l’impresa e preparare il futuro.
(Articolo scritto da Ferruccio Bongiorni, founder e managing director di studio Bongiorni)

