Niki de Saint Phalle e il suo mondo visionario a Milano

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Un ingresso vivace della mostra presenta una figura femminile colorata e astratta in corsetto su uno sfondo rosa brillante. Accanto, un pannello viola condivide informazioni su "Niki de Saint Phalle", evidenziando la mostra Saint Phalle Milano. Una foto in bianco e nero è parzialmente visibile sulla destra.

Una mostra a Milano celebra l’audacia e l’indipendenza di una delle artiste più rivoluzionarie del Novecento. Intensissimo il suo legame con l’Italia: è suo uno dei luoghi più affascinanti e misterici del Belpaese, il Giardino dei Tarocchi

Indice

Niki de Saint Phalle, gli esordi

Nata nel 1930 in una famiglia aristocratica franco-americana, fin dagli esordi della carriera artistica Niki de Saint Phalle ha dimostrato una sorta di ribellione creativa, un’esplosione di colori, forme e idee che si sono scagliate inesorabilmente contro le convenzioni sociali e artistiche. La sua produzione ha attraversato una moltitudine di dimensioni: dall’intimità delle battaglie personali al confronto con le grandi questioni collettive e finalmente una mostra in un museo civico italiano le rende omaggio a ventidue anni dalla scomparsa. Fino al 16 febbraio 2025 sarà, infatti, visitabile al MUDEC, Museo delle Culture di Milano, la personale “Niki de Saint Phalle”, a cura di Lucia Pesapane con la fondamentale collaborazione della Niki Charitable Art Foundation.

Saint Phalle, la mostra al MUDEC di Milano: dagli “spari” alle Nanas

In otto approfondite sezioni i visitatori si troveranno immersi in un universo dove la femminilità è esaltata anziché domata e dove ogni colpo di pistola sparato per realizzare gli “Shooting Paintings” simboleggia una ferita guarita, una violenza esorcizzata. Così l’arte diventa terapia, un rito catartico che trasforma la sofferenza in creazione.

Nel cuore di Milano, una parete di una galleria d'arte espone quattro opere d'arte mixed-media. Ogni pezzo, che ricorda lo stile audace di Saint Phalle, è incorniciato e ha una texture unica con colori vivaci come il rosa, il nero e il beige. I riflettori evidenziano i dettagli intricati di questi complessi design.

Le celebri Nanas, figure dalle forme generose e dai colori sgargianti, sono manifesti di libertà che celebrano il potere della femminilità in tutta la sua diversità, rigettando i dettami patriarcali e qualsivoglia stereotipo.

Tre sculture colorate in mosaico di donne danzanti sono esposte su una piattaforma bianca, che ricorda lo stile vibrante di Saint Phalle. Ogni figura è decorata in modo unico con motivi vibranti, catturando la luce e il movimento visti alla sua mostra a Milano. Lo sfondo semplice enfatizza le loro pose dinamiche.

Ciò che comunque emerge dal percorso di visita è il lato più riflessivo di Niki de Saint Phalle in cui adopera l’arte per distruggere e poi ricostruire.  Una creatività che non cerca la perfezione, ma che celebra la rottura e la devianza dall’ordine precostituito come veicolo di crescita e trasformazione.

Un ponte fra mondi: vedere oltre il visibile

Così le sue opere diventano una sorta di ponte tra mondi, una fusione di media e linguaggi, un invito a vedere oltre il visibile, a sentire il non detto.

Eppure, a differenza di come si potrebbe pensare, il viaggio nell’arte di Niki de Saint Phalle non è stato solitario. Dopo un matrimonio contratto in giovane età e la nascita di due figli incontra Jean Tinguely: lo Yin del suo Yang, un compagno di vita e di avventura creativa. La loro relazione, intensa e passionale, ha attraversato decenni di sperimentazioni artistiche condivise e insieme hanno realizzato progetti monumentali tra cui la “Fontaine Stravinsky” a Parigi e il maestoso “Giardino dei Tarocchi” in Toscana.

Una scultura colorata in mosaico di un serpente con la bocca aperta si intreccia con un volto verde e astratto alla mostra Saint Phalle di Milano. Lo sfondo presenta altre sculture stravaganti in varie forme e colori, posizionate all'aperto contro alberi e un cielo azzurro.
Tutte le foto sono di Carlotta Coppo. Cortesia MUDEC

Quest’ultimo è una sorta di testamento dell’artista, un’opera che è molto più di un parco: un viaggio iniziatico, un percorso di rinascita e scoperta interiore. Il rapporto tra Niki e Jean non era fatto solo di amore, ma di una profonda sinergia creativa in cui le loro differenze diventavano complementari in un gioco di opposti che produceva una sorprendente armonia. Nessuno tentò mai di prevaricare l’altro o di condizionarlo nel proprio spirito: ognuno mantenne indipendenza di pensiero e stile. È dunque un meraviglioso caso, o forse un segno del destino, che proprio a Milano si sia inaugurata in questi giorni anche una retrospettiva dedicata a Jean Tinguely.

Una statua vibrante di una creatura blu con una grande bocca e una mano tesa è incorniciata da tende traslucide. Ricordando un capolavoro di Saint Phalle, abbellisce la scena artistica di Milano. Lo sfondo presenta un cielo parzialmente nuvoloso e verde, esaltando l'aspetto stravagante della scultura.

Il riscatto nell’arte di Saint Phalle in mostra a Milano

L’arte di Niki de Saint Phalle si è mossa tra il personale e il politico: la sua esperienza di vita, segnata da abusi e traumi, si è a volte riflessa nelle sue opere con una brutalità disarmante, altre con un’energia vitale che ha trasforma la violenza in bellezza, la sofferenza in riscatto.

La mostra al MUDEC è quindi un’occasione unica per esplorarne la carriera, dalle prime provocazioni degli Anni Sessanta ai lavori più recenti e meno conosciuti approdando finanche al rapporto con il mondo della moda.

Niki de Saint Phalle è riuscita a sfidare i confini, a rompere gli schemi, a rendere l’inclusività e la gioia elementi centrali della sua visione. Le sue opere ci parlano ancora oggi con una forza dirompente perché ci ricordano che l’arte è ribellione, ma anche conforto: un linguaggio universale che ci unisce nelle nostre diversità e che ci invita a lottare per un mondo più libero. L’artista si congeda dal mondo terreno nel 2002, a 71 anni.

di Elisabetta Roncati

Digital content creator, consulente artistica, scrittrice per diverse testate e autrice per Rizzoli illustrati, Elisabetta Roncati ha deciso di unire formazione universitaria economica/manageriale e passione per la cultura con un unico obiettivo: avvicinare le persone all’arte in maniera chiara, facilmente comprensibile e professionale. Interessata a ogni forma di espressione artistica e culturale, contemporanea e non, ha due grandi passioni: l’arte extraeuropea ed i diritti civili. Nel 2018 ha fondato il marchio registrato Art Nomade Milan, con cui si occupa di divulgazione digitale sui principali social media (Instagram e Tik Tok @artnomademilan)

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