Lucio Fontana in mostra da Sotheby’s Milano
La sede milanese di Sotheby’s ospita una esposizione tanto breve quanto eccezionale: un nucleo di opere seminali di Lucio Fontana (1899-1968) provenienti da una longeva collezione tedesca ha “invaso” le sale di Palazzo Serbelloni a Milano, con Sam Francis (1923-1994) e Alberto Giacometti (1901-1966). Sette pezzi in totale che sono altrettante pietre miliari della storia dell’arte. Provengono da una longeva collezione tedesca (60 anni) e sono stimate complessivamente nell’intorno delle 15 milioni di sterline.

Lucio Fontana, Teatrino (1964), (stima: 350.000 – 450.000 sterline). Opera fondamentale della serie dei Teatrini, in cui la tela si trasforma in un oggetto scenico sospeso tra pittura, scultura e design. La cornice laccata e sinuosa introduce una chiara inflessione pop: la sua silhouette, simile a labbra, incornicia un arco di buchi che aprono la superficie verso uno spazio infinito, rivelando l’interesse di Fontana per la forma contemporanea, l’oggettualità e la cultura visiva
Un aspetto interessante da notare è che la collezione, pur formatasi interamente in Germania, è sostanzialmente italiana. Le cinque opere di Fontana rappresentano una ricognizione della sua ricerca, restituendo l’intero arco della sua sperimentazione: dai primi buchi, che mettevano in discussione i limiti del piano pittorico, alla forza drammatica dei tagli che trasformarono il gesto in spazio tridimensionale, fino agli interventi di natura scultorea che testarono i confini stessi della materia. La loro presenza all’interno di un’unica collezione privata testimonia la straordinaria lungimiranza di collezionisti capaci di riconoscere, con largo anticipo, la portata radicale della sua visione.

Lucio Fontana, Natura, (1959-60), (stima: 1,2 – 1,8 milioni). Esempio di grande forza plastica della celebre serie Natura, in cui la materia grezza viene compressa, fratturata e modellata manualmente. Realizzata nel pieno della corsa allo spazio, l’opera riflette il fascino di Fontana per le forze cosmiche e per le conseguenze materiali dell’espansione, dell’impatto e del vuoto
Nelle parole di Claudia Dwek, presidente, arte contemporanea, Sotheby’s: «Imbattersi in cinque opere di questo calibro – che attraversano ogni capitolo fondamentale della pratica di Fontana – all’interno di un’unica collezione è qualcosa di straordinariamente raro. Ogni lavoro segna una diversa svolta nella sua indagine sullo spazio e sul gesto; insieme, però, restituiscono il ritratto più completo di un artista che ha ridefinito le possibilità dell’arte nel mondo del dopoguerra. Collezioni di questo livello difficilmente torneranno a emergere».

Lucio Fontana, Concetto Spaziale, Attesa (1960), (stima: 1,5 – 2 milioni di sterline). Un esempio emblematico dei tagli di Fontana, in cui un unico, netto intervento verticale trasforma la tela in una soglia di spazio reale. Rifiutando ogni illusione in favore di un’immediatezza fisica e concettuale, l’opera concentra la sua visione radicale in un gesto definitivo, fondendo rigore e rottura, materia e vuoto, e affermando un linguaggio pienamente maturo che ha ridefinito le possibilità della pittura
Rendere il nucleo ancora più significativo «il dialogo tra Fontana, Giacometti e Francis: tre artisti che operano in linguaggi differenti, ma accomunati da una stessa tensione verso una ridefinizione della forma, della percezione e dell’esperienza dello spettatore».

Lucio Fontana, Concetto Spaziale (1960). (stima: 8,5 – 12 milioni di sterline). Rara e monumentale tela appartenente alla rivoluzionaria serie degli Olii , perforata da costellazioni di buchi bordati di verde. Con dimensioni prossime ai due metri per lato, l’opera avvolge lo spettatore in un vuoto cosmico e anticipa l’ambizione materica de La Fine di Dio , collocandosi tra i lavori più audaci e sperimentali dell’intera carriera di Fontana
Il lascito della Galerie Schmela
La maggior parte delle opere fu originariamente acquisita tramite la Galerie Schmela di Düsseldorf, una delle gallerie d’avanguardia più influenti del periodo, crocevia di scambi artistici. Fondata nel 1957 da Alfred Schmela – figura carismatica e intransigente della scena di Düsseldorf – la galleria divenne rapidamente un punto di riferimento per la sperimentazione più avanzata.

Lucio Fontana, Concetto Spaziale (1955), (stima: 700.000 – 1 milioni sterline). Rara variante della serie delle Pietre della metà degli anni Cinquanta, arricchita da frammenti di vetro di Murano incorporati direttamente nella superficie. Le pietre riflettenti attivano luce e texture, estendendo l’indagine spaziale oltre il piano della tela e destabilizzando ulteriormente i confini del campo pittorico
Le sue prime mostre del 1957 inclusero un allora sconosciuto Yves Klein, ventinovenne, i cui monocromi suscitarono notoriamente sconcerto e persino ostilità, tanto da provocare scritte sui vetri della galleria da parte dei passanti.
Schmela ospitò le prime mostre personali europee di Robert Morris, Kenneth Noland, Robert Indiana, George Segal e Richard Tuttle. In tale fertile contesto, Schmela riconobbe presto in Fontana un visionario capace di smantellare la grammatica stessa della pittura. La loro collaborazione, avviata tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, si fondò su una profonda affinità intellettuale e su una condivisa propensione al rischio.

Sam Francis, Untitled (1962), stima: 600.000 – 800.000 sterline). Opera chiave della celebre serie delle White Paintings , che segnò l’affermazione internazionale di Sam Francis.
Realizzata a Parigi, la tela impiega un luminoso spazio bianco e delicate modulazioni tonali per evocare luce, atmosfera e apertura, rappresentando un momento di svolta nello sviluppo di Francis come uno dei grandi coloristi del secondo dopoguerra
Per il tramite di Schmela, il radicalismo italiano pose alcune delle basi dell’avanguardia tedesca del dopoguerra. L’influenza di Fontana avrebbe poi informato il lavoro di artisti come Yves Klein, Anish Kapoor, Robert Irwin, Olafur Eliasson e James Turrell, ciascuno dei quali ha esteso, nel proprio linguaggio, le possibilità spaziali e percettive aperte da Fontana.

Alberto Giacometti, Femme debout (1964), (concepita nel 1960 e realizzata nel 1964), (stima: 2,2 – 2,8 milioni). Iconica figura stante, emblema della ricerca di Giacometti di un nuovo linguaggio scultoreo attraverso un’intensa esplorazione della materia, della scala e della presenza
L’effetto catalizzatore di Fontana sull’arte tedesca
Chiosa Lisa Stevenson, specialista internazionale, arte contemporanea, Sotheby’s London, «La presenza di Fontana in Germania a cavallo degli anni Sessanta ebbe un effetto catalizzatore, offrendo agli artisti un nuovo modo di pensare lo spazio, il materiale e l’esperienza fisica dell’opera. Questa collezione ripercorre il momento in cui le sue idee entrarono nell’avanguardia tedesca in una fase formativa (…). Rivedere oggi questo nucleo significa riscoprire un capitolo cruciale della storia dell’arte europea nel momento stesso in cui veniva scritto, ancor prima che la sua importanza fosse pienamente riconosciuta».

