Balzano gli indicatori patrimoniali di Mps nel primo trimestre 2025: l’utile netto, 413 milioni di euro, vola sia rispetto all’analogo trimestre del 2024 (+24%) che a quello precedente. Il risultato operativo netto è di 448 milioni, mentre quello ante imposte è di 397. A ciò si aggiunge che la rivalutazione delle imposte differite di periodo, foriere di un contributo positivo di 16 milioni. Anche l’indice di patrimonializzazione Cet1 fully loaded raggiunge il livello record di 19,6%.
Sono numeri che fanno alzare la testa alla banca più antica del Paese. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio nella nota diramata alla stampa ribadisce che l’offerta pubblica di scambio per acquisire Mediobanca – lanciata nel gennaio 2025 – prosegue «in linea con la tempistica». A differenza di quanto afferma il ceo di Mediobanca Alberto Nagel, Rocca Salimbeni ritiene che il razionale industriale dell’acquisizione di Piazzetta Cuccia è potenzialmente coerente con l’operazione annunciata su Banca Generali» dalla stessa Mediobanca.
Lovaglio, Mps: Siena non demorde su Mediobanca
Afferma l’amministratore delegato del Monte dei Paschi: «Voglio essere chiarissimo, l’offerta di Mediobanca su Banca Generali non rappresenta un’alternativa del nostro progetto che è molto più trasformativo. La nostra offerta ha permesso a Mediobanca di tornare a controllare il proprio stato patrimoniale e questa operazione è in linea con le nostre ambizioni di creare il primo istituto finanziario italiano». A dare manforte alle intenzioni della dirigenza Mps su Piazzetta Cuccia è stato anche il presidente della Fondazione Mps, Rossi, che ha approvato incondizionatamente il lancio dell’offerta pubblica di scambio nei confronti della prestigiosa banca milanese.
La banca senese è forte dell’11% che il Ministero dell’Economia possiede a titolo di capitale. Al di là dell’appoggio governativo per la scalata a Mediobanca però, un via libera importante (o meno) dovrà darlo la Banca centrale europea. Francoforte dovrà decidere infatti la soglia per l’ops Mps-Mediobanca. Occorrerà il voto a favore del 67% degli azionisti presenti? L’asticella verrà abbassata al 51%? O potrebbe bastare il 35%? Saranno le prossime settimane a svelare la risposta.

