Putin a Davos ammonisce sul rischio di conflitti emergenti

Laura Magna
Laura Magna
27.1.2021
Tempo di lettura: 3'
Il presidente russo parla a Davos al posto di Giuseppe Conte che ha rinunciato dopo aver rassegnato le dimissioni da presidente del Consiglio. E disegna un mondo distopico in cui il malcontento sociale esacerbato dalla pandemia si riversa in scontri (anche armati). Annuncia l'estensione dell'accordo sulle armi nucleari con Biden e auspica migliori relazioni con l'Ue

La crisi attuale somiglia a quella del 1929, in termini di stratificazione sociale crescente e sfide da affrontare. Putin critica le misure di aiuti messe in piedi dagli stadi e invita ad affrontare speditamente i problemi

Bisogna, secondo lo zar, osservare i giganti tecnologici, soprattutto quelli digitali, che "in alcuni settori essi de facto sono già in competizione con lo Stato"

L'atteso discorso a Davos del premier italiano Giuseppe Conte, che ieri ha rassegnato le dimissioni, non c'è stato. L'Italia, che nell'anno appena iniziato ha assunto la presidenza del G20, che nella gestione del post pandemia avrà un ruolo determinante, mostra con l'assenza la sua fragilità sul palco dei potenti.

Switch Conte-Putin


Al posto di Conte e all'ultimo minuto si è inserito lo zar di Russia Vladimir Putin, che a Davos mancava dal 2009, quando era primo ministro del suo Paese. Insomma, il Presidente russo parla al mondo da una crisi all'altra: una sorpresa che è stata resa possibile solo dal fatto che tutto quest'anno il consesso si svolga in digitale. In tempi normali non sarebbe mai stato possibile, per ragioni di sicurezza, un tale switch.

Un mondo distopico


Nello special address di Putin il mondo che viene descritto è un mondo distopico in cui si prospettano maggiori conflitti e il rischio dell'uso della forza militare. Toni distanti da quelli edulcorati delle donne dell'Europa – Lagarde, von der Leyen e Merkel – che hanno parlato nei giorni scorsi di cooperazione e mutuo soccorso come pilastri del post Covid.

...in cui aumentano polarizzazioni e malcontento sociale


La pandemia “ha esacerbato le carenze dell'economia globale, che sono un risultato diretto delle politiche del secolo scorso. Queste politiche hanno portato a un'eccessiva deregolamentazione e tasse minime per i ricchi e per le imprese”. Secondo Putin la crisi attuale somiglia a quella del ‘29, in termini di sfide condivise e maggiore stratificazione sociale. “Questo ha alimentato il radicalismo sia di destra che di sinistra e un aumento dei movimenti estremisti”.

Il presidente Putin ha affermato che mentre la globalizzazione e la crescita hanno sollevato molte persone dalla povertà, milioni di altre persone "anche nei paesi ricchi" hanno di fronte condizioni di crescita zero dei salari e un accesso sempre più limitato alla sanità e all'istruzione. Il presidente Putin ha anche espresso scetticismo sugli sforzi di stimolo economico che sono stati attuati in molti paesi per alleviare gli impatti della pandemia.

Senza interventi il rischio è l'emergere di conflitti


"È importante passare da dichiarazioni generali ad azioni" quando si tratta di ridurre le disuguaglianze sociali ed economiche: le persone devono vivere in ambienti confortevoli, dotati delle infrastrutture adeguate” e i Paesi dovrebbero concentrarsi sulla costruzione di "un'economia che non consideri le persone come un mezzo, ma le metta al centro".

Se questo non avviene il rischio è grosso. “I Paesi più importanti cercano nemici interni ma presto avranno bisogno di nemici esterni per reindirizzare il malcontento dei loro cittadini, ed è un fenomeno a cui già assistiamo", ha affermato Putin, che si attende "maggior aggressività (sullo scenario globale, ndr), con barriere commerciali, sanzioni illegittime e altre restrizioni tecnologiche e finanziarie". Ma c'è anche il "rischio dell'uso della forza militare con pretesti di qualsiasi tipo, dell'emergenza di nuovi punti di crisi nel pianeta".

L'accordo sulle armi nucleari non basta


Persino l'estensione quinquennale del trattato New Start sulle armi nucleari concordata nella telefonata che lo zar ha avuto alla vigilia con Joe Biden non è sufficiente. "È un passo positivo, ma le contraddizioni si moltiplicano, la situazione si sviluppa in modo non prevedibile e non controllabile". E dunque è reale la possibilità "di una situazione in cui tutti sono contro tutti", di uno "scontro che implicherebbe non solo la distruzione dei valori tradizionali, ma anche una crisi sociale", una situazione che ha già prodotto conseguenze. "La nostra responsabilità comune è evitare un futuro di questo tipo e questa distopia".

Uno strale contro le big tech e un appello all'Europa


Non è mancato – e in questo Putin è allineato all'Europa – lo strale contro i giganti tecnologici, soprattutto quelli digitali, che hanno iniziato a svolgere un ruolo “sempre più significativo nella vita della società" e "in alcuni settori essi de facto sono già in competizione con lo Stato".

Quanto alle relazioni con l'Unione europea, Putin le ha definite “lontane dall'essere normali", ma ha aggiunto che "dovremmo affrontare in modo onesto il nostro dialogo, dovremmo sbarazzarci delle nostre fobie passate". In questo modo, ha detto, "avremo creato una fase positiva nelle nostre relazioni. Siamo pronti e faremo del nostro meglio per raggiungere questo obiettivo".

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