Confindustria: la ripresa italiana è rimandata al 2022

Laura Magna
Laura Magna
22.12.2020
Tempo di lettura: 3'
Per la ripresa si dovrà attendere la seconda metà del 2021 e la crescita potrà prendere forza dal 2022. Tutto dipenderà da diffusione ed efficacia dei vaccini e dalla potenza di fuoco del Recovery Fund. Ne abbiamo parlato con Massimo Rodà, economista del Centro Studi di Confindustria

Una “buona” notizia c'è: il 2020 si chiuderà con un calo del Pil migliore del -10% che Confindustria aveva previsto a inizio ottobre perché in conseguenza della seconda ondata dei contagi non ci sono state misure drastiche di chiusure dell'industria, ma solo blocchi limitati ad alcuni settori, per lo più nei servizi e differenziati per aree geografiche

Il contesto economico, tuttavia, è peggiorato rispetto ai mesi estivi: la produzione industriale a novembre ha subito un calo del 2,3% ed è calata sia la domanda interna sia l'export, per effetto del crollo della fiducia e delle attese degli operatori economici

Forse non sarà ecatombe sanitaria – e ce lo auguriamo – ma quest'anno registra un'ecatombe economica. Per l'inizio del prossimo anno le attese di famiglie e imprese sono ancora negative, come segnalano i principali indicatori sulla fiducia. La ripartenza italiana è rimandata ancora in avanti, si spera alla seconda metà del 2021 o, più probabilmente, nel 2022. Tutto dipenderà da diffusione ed efficacia dei vaccini e dalla potenza di fuoco del Recovery Fund.

Una “buona” notizia però c'è: “il 2020 si chiuderà con un calo del Pil migliore del -10% che avevamo previsto a inizio ottobre – dice a We Wealth Massimo Rodà, economista del Centro studi di Confindustria – perché in conseguenza della seconda ondata dei contagi non ci sono state misure drastiche di chiusure dell'industria, come temevamo, ma solo blocchi limitati ad alcuni settori, per lo più nei servizi e differenziati per aree geografiche”.

Il contesto economico, tuttavia, è peggiorato rispetto ai mesi estivi: la produzione industriale a novembre ha subito un calo del 2,3% e ci attendiamo un arretramento dell'attività industriale nel quarto trimestre per una serie di ragioni che vanno dalla seconda ondata dei contagi che ha colpito non solo l'Italia ma anche altri paesi europei, alle chiusure che ne sono conseguite e che hanno avuto un impatto in termini sia sulla domanda interna sia sull'export, oltre che, naturalmente su fiducia e attese degli operatori economici. “Nei mesi autunnali l'industria mostra un arretramento contenuto, rispetto a quanto rilevato nella prima ondata, ma per i servizi, soprattutto quelli legati alla filiera del turismo, ai ristoranti, agli alberghi, ai trasporti, che sono colpiti dalle misure introdotte per limitare la diffusione del virus, la situazione è drammatica e i cali di fatturato sono rilevanti”.
Tuttavia, proprio perché le misure restrittive introdotte negli ultimi mesi per contenere la diffusione del Covid-19 non hanno riguardato direttamente anche l'attività nell'industria, la caduta del PIL nel quarto trimestre sarà meno negativa di quella rilevata nel primo e il calo atteso per quest'anno (-10%) sarà meno negativo: “il -10% previsto a ottobre – sostiene Rodà – era spiegato da misure restrittive peggiori di quelle che effettivamente sono state decise. In ogni caso, la diminuzione del PIL nell'ultimo trimestre determinerà un effetto di trascinamento basso sul 2021”.

Il dato è chiaro: tutti gli indicatori anticipatori prodotti dall'ISTAT - dalle attese di produzione alle aspettative dei consumatori, alle valutazioni di chi opera nei servizi di mercato - “hanno mostrato negli ultimi mesi un peggioramento, sostiene l'economista di Confindustria. Nelle valutazioni delle famiglie, i bilanci hanno mostrato una sostanziale tenuta, però sono molto peggiorate le attese sulla disoccupazione e sulle tendenze dell'economia nei prossimi mesi e sono migliorati i giudizi sull'opportunità attuale e futura di risparmio. Ciò porta a prevedere, dunque, un nuovo aumento del tasso di risparmio (dopo il prevedibile allentamento che si è avuto durante i mesi estivi), che genera un calo della domanda”. Già l'ABI aveva stimato a novembre un record di oltre 1700 miliardi di euro fermi sui conti correnti https://www.abi.it/DOC_Mercati/Analisi/Scenario-e-previsioni/ABI-Monthly-outlook/Sintesi%20dicembre%202020%20st.pdf (un valore vicino a quello del Pil italiano del 2019). L'aumento del risparmio “dovuto in parte all'effetto delle chiusure di alcune attività commerciali (che ha impedito ai consumatori di acquistare alcuni beni o di utilizzare alcuni servizi) e in parte all'incertezza sull'evoluzione della crisi sanitaria ed economica, è atteso proseguire anche alla fine dell'anno. Le valutazioni delle famiglie sono chiare e preannunciano il proseguimento di una condizione di debolezza dell'economia italiana anche nei primi mesi dell'anno prossimo, tenuto conto dell'incertezza sui tempi di distribuzione e sull'efficacia dei vaccini”. Anche le imprese, a causa dell'accresciuta incertezza negli ultimi mesi, tendono a rinviare i programmi di investimento. “La fiducia è cruciale per far ripartire la domanda; l'attuale incertezza infatti tende a frenare investimenti e consumi”.

In conclusione quello che dobbiamo attenderci in Italia nel 2021 è un trascinamento molto basso in conseguenza della diminuzione del PIL nel quarto trimestre 2020 (i principali previsori stimano un calo compreso tra -2,5% e -3,5) e un primo trimestre molto debole poiché la crisi sanitaria non è vista in netto miglioramento nel breve periodo e l'incertezza continuerà ad agire da freno sia per la domanda interna sia per quella estera (anche negli altri Paesi la situazione economica e sanitaria è in deciso peggioramento e ciò frena la domanda di prodotti italiani). “La maggior parte dei previsori si aspettava nel 2021 un Pil in crescita tra il +5 e il +6%; alle condizioni attuali sarà difficile raggiungere questi incrementi perché richiederebbe una forte accelerazione, che pare ad oggi improbabile, a partire dalla prossima primavera, continua Rodà. C'è certamente una certa dose di imprevedibilità in queste valutazioni (anche in positivo) perché se i vaccini saranno distribuiti velocemente e saranno efficaci, l'ottimismo si diffonderà rapidamente (in Italia e negli altri Paesi) e ciò potrà generare un recupero più forte e più veloce di quello atteso (come è successo nei mesi estivi di quest'anno). Inoltre, il prossimo anno arriveranno le risorse previste dal Recovery Fund per sostenere l'economia e ciò avrà sicuramente un impatto significativo: insomma non dobbiamo disperare. La ripresa ci sarà ma probabilmente si dispiegherà nella seconda parte del 2021 e avrà un impatto economico più forte nel 2022”.
Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull'intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Oggi mi occupo del coordinamento del Magazine We Wealth (e di quello di tre figli tra infanzia e adolescenza). Collaboro anche con MF Milano Finanza.

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