Imprese tra crisi e sostenibilità: focus su innovazione

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Il decreto liquidità prevede 400 mld per sostenere le imprese. La crisi può servire per ripensare le attività in termini innovativi e sostenibili. Piani attestati di risanamento e accordi di ristrutturazione dei debiti possono essere gli strumenti per ottenere nuova finanza tramite Eltif e social equity crowdfunding

L’emergenza connessa al diffondersi del virus covid-19 impone di ripensare il proprio futuro. In questo contesto di crescente difficoltà si inserisce un intervento da circa 400 miliardi di euro per sostenere le imprese in difficoltà.
Il decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 (il “decreto liquidità”), in vigore dal 9 aprile 2020, è l’ultimo degli interventi messi in campo dal governo. Il decreto liquidità, in particolare, introduce (a) misure urgenti in materia di accesso al credito e rinvio di adempimenti per le imprese, (b) poteri speciali nei settori di rilevanza strategica e di giustizia, nonché (c) diverse misure che riguardano la disciplina del fallimento e che nell’insieme mirano, almeno in questa prima fase (acuta), a: (i) sottrarre le imprese all’apertura del fallimento e alle altre procedure fondate sullo stato di insolvenza per tutta la durata dell’emergenza; (ii) sterilizzare il periodo dell’emergenza ai fini del calcolo delle azioni a tutela dei creditori.
Relativamente alla disciplina dell’insolvenza e delle procedure concorsuali occorre qui sottolineare che nonostante il differimento dell’entrata in vigore della seconda parte  del “nuovo” codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (il “codice”) dal 15 agosto 2020 al 1° settembre 2021, resta attuale lo spirito alla base del codice e consistente nella volontà di individuare e affrontare la crisi d’impresa in una fase antecedente all’insorgere della stessa.

In questo senso riteniamo che assumeranno una crescente centralità strumenti, già presenti nell’odierna legge fallimentare, quali i “piani attestati di risanamento” (i “piani”) e gli “accordi di ristrutturazione dei debiti” (gli “accordi”) che con il nuovo codice dovranno diventare una buona prassi di gestione anziché essere utilizzati esclusivamente in operazioni straordinarie come oggi avviene.

La Commissione europea, già prima della recente crisi epidemiologica, così come le Nazioni unite, aveva evidenziato la necessità di ripensare completamente lo sviluppo economico per gli anni a venire. Da un lato, infatti, la Commissione aveva individuato nella sostenibilità ambientale (“European green deal”), la prima delle proprie priorità di sviluppo quinquennale (2019 – 2024) e dall’altro, invece, le Nazioni unite avevano sviluppato 17 punti per uno sviluppo sostenibile (gli “SDGs”). L’European green deal, così come gli SDGs, di per sé, indipendentemente dal covid-19,  imponeva nuove sfide alle imprese che erano chiamate a ripensare le proprie linee di sviluppo in chiave sostenibile.

Oggi, a valle di una così profonda crisi, riteniamo che quell’invito possa diventare la chiave per un rilancio sistemico e, in questo senso, strumenti quali i piani e gli accordi potranno assumere un ruolo centrale per quelle imprese che, gioco forza, saranno chiamate a ripensare il proprio futuro in chiave sostenibile e responsabile e, così facendo, produrre una serie di effetti positivi per sé, per i soggetti coinvolti nell’intera filiera. Solo in questo modo il risparmio gestito, tramite anche strumenti come gli Eltif (cosiddetti Pir europei), i fondi sostenibili e il social equity crowdfunding, potrà, a valle di questi cambiamenti, supportare lo sviluppo dell’intera economia.

di Antonio Campagnoli

Socio fondatore de Il Punto/Corfac International e dello studio legale Lexcc e di HDLegal società tra avvocati. Ha esperienza nella consulenza immobiliare e nella due diligence immobiliare, strutturazione dell’acquisizione, studi di fattibilità, transactional liability insurance for real estate e diritto finanziario immobiliare incluso equity crowdfunding.

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