Bonansea (Bnp Paribas): un futuro ricco per le imprese familiari

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Cos’è la family governance? Molti nemmeno sanno che esiste. Eppure per le imprese è la chiave della prosperità (con i giusti consulenti al proprio fianco). Se ne è parlato in BNP Paribas, durante la presentazione di una ricerca sulla family business governance in Europa svolta con SDA Bocconi. Le imprese italiane sorprendono, in positivo

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Una (buona) pratica codificata di cui alcuni nemmeno sospettano l’esistenza. È la family (business) governance. Eppure venirne a conoscenza e poi metterla in pratica è spesso la chiave della sopravvivenza intergenerazionale delle imprese familiari, che generano il 50% del pil Ue e creano nello stesso territorio fra il 40 e il 50% dei posti di lavoro nel settore privato. Se ne è parlato nella sede milanese di BNP Paribas, durante la presentazione di una ricerca condotta con SDA Bocconi per approfondire le nuove tematiche e tendenze della family business governance in Europa. È un fatto che molte imprese di successo nel Vecchio Continente siano a conduzione familiare; fra queste, solo il 24% presenta un consiglio di amministrazione (a livello globale lo hanno il 59%).

Imprese familiari: principali temi e tendenze 

Come rileva Alessandro Minchilli (director corporate governance Lab SDA Bocconi), «anticipare la successione è la priorità: spesso il timore è quello di restare “l’ultimo capitano della nave”. Ma bisogna sviluppare la consapevolezza e la cultura di investire nel progetto di continuità dell’impresa, con la strutturazione di un family office. Mentre crescono i numeri dell’impresa, crescono le aspettative». La mancanza di governance può condurre a un impoverimento intergenerazionale dell’impresa e in ultima istanza a una cessione dell’attività. Ricorda Pierre Ramadier, gobal head of entrepreneurs and families coverage, Bnp Paribas Wealth Management: «Non c’è un’unica formula per strutturare la governance, non esiste il one size fits all». Di azienda in azienda cambia la maturità, si può essere alla prima come alla quarta generazione… Ma quando la si struttura, l’impresa nel lungo periodo cresce. Possiamo dire che questo è il tratto comune della governance». Specifica Minchilli che «siamo in un momento in cui per la prima volta nella storia sarà la generazione più giovane a insegnare a quella precedente». Si parla di innovazione in generale (il 72% delle famiglie intervistate ritiene che sia un punto chiave), ma il cuore è il tech. Secondo la ricerca, le imprese familiari sono mediamente più efficaci delle non familiari nell’innovare digitalmente il loro modello di business.

Le nuove generazioni non sono importanti solo per la continuità aziendale, ma anche per la strategia a lungo termine e per la capacità di adattarsi ai cambiamenti ed interpretare le trasformazioni. Le imprese a conduzione familiare tendono a coinvolgere piuttosto presto nel business le generazioni future: nelle campagne di marketing e social media (46%), nell’integrazione di pratiche sostenibili nel business (35%) e nello sviluppo di nuove linee di prodotti (41%).
Restando nel perimetro anagrafico dei più giovani, l’impact investing interessa sempre di più. Spesso, la transizione verso gli investimenti a impatto richiede un cambiamento radicale nel modo in cui la famiglia gestisce il proprio patrimonio, con un sostanziale ripensamento delle strutture di governance, dell’asset allocation e delle responsabilità patrimoniali. Anche la filantropia – molto amata dalle ultime generazioni – contribuisce a migliori pratiche di family governance, con effetti positivi sulle performance.

Poi c’è il nodo della quotazione. Prosegue Luca Bonansea, head of BNL Bnp Paribas private banking & wealth management in Italy. «Una parte rilevante di queste imprese familiari non è quotata. Il fatto di essere un’impresa familiare presenta dei vantaggi di flessibilità, ma il fatto di non essere presente sui mercati pubblici dei capitali pone svantaggi in termini di crescita e reperimento di risorse finanziarie. Tuttavia, il mercato dei capitali non è una ricetta per tutti: pone altre complessità».

Family business governance: l’Italia è il paese che può beneficiarne maggiormente 

In Italia, metà delle prime 1000 imprese sono familiari. In Germania il 40%, in Francia il 28%. Il sistema italiano è composto da molte grandi imprese, ma anche molte piccole imprese: il 95% del totale ha meno di 10 persone impiegate. Un aspetto sorprendente della ricerca è che le imprese italiane durante la pandemia «hanno reagito in maniera significativamente efficace». Guardando al periodo ultimo trimestre 2019 – primo trimestre 2023, si vede che la ripresa delle imprese in Italia (2,5%) è stata estremamente più veloce che in Francia (1,2%), Germania (0,5%), Spagna (-0,2%). In termini di Pil: 0,6 (Italia); 0,5% (Francia); 0,2% (Germania); -0,3% (Spagna). Dati che diventano ancora più positivamente sorprendenti se si guarda al trend degli investimenti: Italia 23%; Francia 4,3%, Germania -0,1%; Spagna -5%. Inoltre, durante il covid il 14% delle imprese familiari ha migliorato la governance a livello proprietario e societario, per esempio inserendo consiglieri esterni.

Definizione di nuove soluzioni strategiche 

Implementare una family business governance comporta la creazione di «nuovo spazio per il wealth management, per la personalizzazione delle soluzioni, per i co-investimenti. Soluzioni che vanno al di là della semplice gestione degli attivi finanziari. Occorrono per questo consulenti strategici come i family office strutturati, che hanno una grande conoscenza, anche storica, delle famiglie».

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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