Le infrastrutture possono offrire opportunità di rendimento e diversificazione, oltre a una potenziale protezione dall’inflazione. Ma nella scelta tra investimenti privati e quotati, verso quale segmento dovrebbero orientarsi gli investitori?
Da un lato ci sono le infrastrutture private che stanno affrontando un rallentamento della raccolta, un contesto di tassi di interesse elevati – con cambi di rotta repentini delle banche centrali – e livelli elevati di capitale già raccolto e impegnato nei fondi, ma non ancora destinato a operazioni infrastrutturali. Dall’altro ci sono le infrastrutture quotate, alle quali, secondo gli esperti di BNY Investments, gli investitori dovrebbero guardare con maggiore attenzione per i vantaggi che possono offrire in termini di liquidità, trasparenza e flessibilità nella costruzione del portafoglio.
Perché guardare alle infrastrutture quotate
Entrambe le categorie presentano delle caratteristiche comuni: potenziale di rendimento, apprezzamento del capitale, diversificazione e potenziale protezione dall’inflazione. Le infrastrutture quotate, però, spiegano da BNY Investments, a queste caratteristiche aggiungono la possibilità di accedere al mercato in modo più immediato, una trasparenza dei prezzi visibile in tempo reale e una maggior liquidità. Caratteristiche che possono rivelarsi cruciali in un momento storico in cui i mercati cambiano in modo repentino e il mercato delle infrastrutture private attraversa una fase più complessa, caratterizzata da minore attività e condizioni di finanziamento meno favorevoli.
Infrastrutture quotate vs. private: numeri a confronto
In questo contesto, il comparto quotato può offrire agli investitori un profilo rischio-rendimento competitivo. Secondo BNY Investments, consente di accedere ai potenziali benefici dell’asset class mantenendo, al tempo stesso, i vantaggi legati alla liquidità, alla trasparenza dei prezzi e alla possibilità di ottenere un’esposizione immediata al mercato.
I dati aggiornati al 31 dicembre 2025 mostrano che, nei cinque anni precedenti, l’S&P Global Infrastructure Index ha registrato un rendimento annualizzato del 10,97%, contro l’8,70% dell’EDHEC Infra300® VW Equity Index, rappresentativo delle infrastrutture private. Nello stesso periodo, le quotate hanno evidenziato anche una deviazione standard inferiore: 13,89% contro 15,33%.

Anche su dieci anni il rendimento annualizzato delle infrastrutture quotate è risultato superiore, pari al 9,42% rispetto al 6,97% delle private. Sullo stesso orizzonte, tuttavia, la volatilità delle quotate è stata leggermente più elevata.
Il rallentamento delle infrastrutture private dura ormai da alcuni anni, come confermano i dati riportati da PitchBook. Nel 2024 la raccolta è diminuita del 29% su base annua, mentre il numero dei veicoli giunti al closing finale è sceso del 35%. Il calo è stato meno pronunciato rispetto al 2023, quando la raccolta aveva ceduto il 39,8% e il numero dei fondi aveva registrato una contrazione del 52%, ma conferma le difficoltà attraversate dal comparto.
Il sostegno all’intero comparto infrastrutturale arriva anche da tendenze strutturali destinate a richiedere nuovi investimenti. Deglobalizzazione, elettrificazione e sviluppo dell’intelligenza artificiale stanno aumentando il fabbisogno di reti, data center, capacità energetica e infrastrutture digitali. È in questo contesto che il capitale rimasto ancora inattivo assume una rilevanza particolare.
Dry powder: il costo del capitale rimasto inattivo
Ai numeri favorevoli si aggiunge poi un altro tassello, centrale nell’analisi degli esperti di BNY Investments: le opportunità nascoste nel dry powder.
Secondo le stime di PitchBook, a settembre 2024 il dry powder infrastrutturale globale ammontava a circa 386,4 miliardi di dollari. Una parte rilevante era riconducibile ai fondi delle annate 2020-2022 e non era ancora stata destinata a progetti infrastrutturali. Gli esperti sostengono che questa massa di capitale rimasta inattiva può tradursi in opportunità mancate, considerando che, dalla fine del 2020 al dicembre 2025, i titoli infrastrutturali quotati sono cresciuti del 68%, secondo i dati Bloomberg.
L’attività sul mercato delle infrastrutture private potrebbe quindi restare sotto pressione. A pesare sono soprattutto l’aumento delle valutazioni registrato nell’ultimo decennio e tassi di interesse più elevati, che rendono più difficile finanziare nuove operazioni e raggiungere i tassi soglia storici.
Per riattivare l’interesse dei potenziali acquirenti, le valutazioni degli asset infrastrutturali privati potrebbero quindi dover convergere verso quelle del mercato quotato. Una compressione che, secondo l’analisi di BNY Investments, rischierebbe di tradursi in rendimenti inferiori per gli attuali proprietari degli asset. Il confronto tra infrastrutture quotate e private non conduce quindi necessariamente a una scelta esclusiva. Le prime possono offrire accesso immediato, liquidità e maggiore trasparenza dei prezzi; le seconde mantengono caratteristiche proprie, a partire da un orizzonte di investimento tipicamente più lungo.
Oggi le infrastrutture quotate possono però assumere un ruolo più rilevante nell’asset allocation, affiancando il private e permettendo agli investitori di partecipare ai trend strutturali del comparto senza rinunciare alla possibilità di modificare rapidamente la propria esposizione.

