Il piano fiscale di Draghi per gli italiani

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Tassazione progressiva per l’Irpef e misure di contrasto all’evasione di imposta sono le priorità di Draghi sul piano fiscale. Intanto Cottarelli propone la tassazione delle plusvalenze sugli immobili

Le prime dichiarazioni sul tema fiscale di Mario Draghi scambiate nel corso delle consultazioni con le forze di governo tracciano la linea degli interventi ritenuti urgenti dal candidato premier:

  • rimodulazione delle aliquote Irpef
  • lotta all’evasione
  • esclusione flat tax e nuove imposte

La progressività dell’Irpef con la rimodulazione delle aliquote per scaglioni e la lotta all’evasione fiscale sono i temi centrali del progetto che sarà presentato nel dettaglio alle camere. Esclusa la flat tax, ossia l’aliquota unica, per la tassazione dei redditi delle persone fisiche tanto auspicata da Matteo Salvini. Escluse anche nuove imposte e nuove patrimoniali.

Per l’Irpef ritorna quindi in auge il modello tedesco che era allo studio da parte del ministro uscente Roberto Gualtieri. In base al modello tedesco a ogni aumento di reddito viene associato un onere fiscale personalizzato in termini di contribuzione. Un sistema in grado di garantire efficacemente la progressività dell’imposta.

Intanto presso le commissioni Finanze dei due rami del parlamento si sono tenute lo scorso 8 febbraio le audizioni informali e conoscitive sulla  “riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e altri aspetti del sistema tributario”. Lavori di cui il nuovo governo terrà sicuramente conto.

Sono intervenuti Nicola Rossi, docente universitario, e Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici. Entrambi hanno posto l’accento sulla necessità di una riforma strutturale del sistema fiscale che non riguardi solo l’Irpef.

Inoltre nelle reciproche memorie hanno suggerito l’introduzione di ulteriori scaglioni di reddito al fine di garantire una migliore progressività dell’imposta sui redditi medio-bassi da tassare con aliquote minori di quelle attualmente in vigore.

Secondo Rossi se si vuole, legittimamente, moltiplicare il numero di scaglioni fino ad averne infiniti (come nel modello tedesco) è imperativo far sì che la base imponibile Irpef sia – diversamente da oggi – onnicomprensiva. Nel riscrivere la struttura dell’Irpef sarebbe inoltre necessario, sempre secondo Rossi, disegnare una struttura di incentivi in grado di avvicinare le donne e i giovani al mercato del lavoro. Ad esempio, introducendo il genere o l’età come un fattore su cui basare la tassazione.

Cottarelli suggerisce inoltre di ripensare il trattamento delle plusvalenze immobiliari realizzate dopo il quinquennio dall’atto di acquisto o di costruzione che non sono attualmente imponibili ai fini Irpef. In proposito propone di introdurre un prelievo sostitutivo per le plusvalenze ultra-quinquennali, con un’aliquota ad esempio del 12,50%.

Altre proposte di Cottarelli sono l’unificazione dei redditi di impresa minore e di lavoro autonomo in un’unica categoria “redditi di lavoro indipendente” e quindi con un’unica base imponibile. La possibilità di un passaggio a sistema di determinazione puramente “per cassa della base imponibile di imprese minori e lavoratori autonomi”, avanzata di recente, tra gli altri, dal direttore della Agenzia delle Entrate Ruffini. Il superamento della divisione tra redditi di capitale e redditi diversi di natura finanziaria per garantire equità orizzontale all’interno dei redditi di natura finanziaria. La tassazione dei redditi “da investimento immobiliare con l’equiparazione dell’aliquota della cedolare secca per gli affitti di immobili abitativi a canone libero a quella prevista per la tassazione delle rendite finanziarie, elevandola dal 21 al 26%, l’equiparazione dell’aliquota della cedolare secca per gli affitti di immobili abitativi a canone concordato a quella prevista per la tassazione di titoli di Stato, elevandola dal 10 al 12,50%.

Il tema più imminente su cui il nuovo governo si dovrà immediatamente confrontare sono gli avvisi e le cartelle di pagamento in attesa di essere notificati e che comprendono l’arretrato dell’anno 2020. Di recente con il dl n. 7/2021 è stato ulteriormente differito al 28 febbraio 2021 il termine “finale” di sospensione dell’attività di riscossione precedentemente fissato al 31 gennaio 2021. Dal primo marzo quindi, salvo ulteriori sospensioni, riprenderà l’attività di notifica di cartelle e avvisi inerenti imposte e tributi. Prima della caduta del governo erano allo studio delle soluzioni per la definizione agevolata dei ruoli pendenti e in attesa di essere notificati.

di Alessandro Montinari

Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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