Qual è la relazione fra arte e architettura, fra entrambe e il pubblico patrimonio, che spesso coincide con il paesaggio? Se lo chiede l’Associazione Arte Continua con il suo presidente Mario Cristiani. In occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, questa domanda si è concretizzata nella mostra Hybrids. Leandro Erlich al Negozio Olivetti, a cura di Marcello Dantas. L’artista argentino (Buenos Aires, 1973) vi presenta una ventina di sculture, alcune inedite, che sono un ideale ponte con l’opera realizzata in Toscana, soprattutto le macchine da scrivere di resina e sabbia (Draft – Bozza, 2026), riflessione sullo stato intermedio tra idea e forma compiuta.

Le vetrine del negozio Olivetti di Venezia affacciate su piazza San Marco
“Sono opere che richiamano quelle appena realizzate per UMoCA – Under Museum of Contemporary Art a Colle Val d’Elsa: le tre installazioni site specific ‘Sotto gli Archi del Tempo’, sotto al ponte di San Francesco (visibili dal 10 aprile al 10 ottobre 2026)”, ci racconta Mario Cristiani in una giornata veneziana ancora tiepida. “Sono lavori che esprimono l’idea del trascorrere del tempo, e per questo si sposano bene al progetto dell’associazione, chiamato ‘Arte all’arte per le città del futuro’, proprio legato alle azioni del presente e al loro riflesso sul futuro. Come associazione, cerchiamo di ripensare le aggregazioni urbane a partire dallo sguardo e dalle opere site specific di artisti internazionali. Vogliamo ripensare alla città come a una scultura nel paesaggio.
Il progetto di Continua a Venezia, nel negozio progettato da Carlo Scarpa
E questo posto in particolare, il negozio Olivetti progettato da Carlo Scarpa (1906-1978, ndr) in piazza San Marco a Venezia, è emblematico: Olivetti diede vita a questo spazio perché le cose potessero risuonare con più forza nella vita quotidiana di tutti coloro che vi si trovassero a passare, sia per chi qui siede, viene a vedere, che per chi compra, o non compra. Il fenomeno del turismo racconta che c’è un desiderio di bellezza, di godibilità; ma tende a concentrarsi sul passato: bisogna fare qualcosa nel tempo che viviamo noi per i problemi che abbiamo noi”.
L’Olivetti di Venezia è stato uno dei primi ‘concept store’, ovvero un insieme di spazi ibridi, pensati per trasmettere un concetto, una filosofia di stile e prodotto, nel pieno spirito visionario di quell’imprenditore eccezionale che fu Adriano Olivetti (1901-1960). E anche Venezia è a suo modo un ibrido: un’isola che sembra un’illusione, ma che è vera e reale opera dell’uomo e della storia, “che dimostra le possibilità dell’ingegno e dell’arte non solo di prefigurare, ma di ricreare la realtà, noi stessi e il nostro ambiente, la natura in una seconda natura, ibridata dall’uomo, dall’arte, dal pensiero e dalla storia, e viceversa” (Daniela Bruno, direttrice culturale FAI).

Leandro Erlich, Papillon, 2021, Bronzo. Courtesy of Leandro Erlich Studio
Gli “Hybrids” di Leandro Erlich
La mostra ‘Hybrids’ ambisce ad attivare una riflessione sul modo in cui le forme artistiche possono incidere sull’immaginario urbano e sulla percezione degli spazi condivisi. Nelle parole di Leandro Erlich: “Hybrids articola la propria narrazione a partire da un composto che non aspira alla purezza, ma nasce dall’incontro – a volte armonico, a volte inquietante – tra entità distinte, dove ogni forma conserva la propria memoria e al tempo stesso diventa altro”. Il mondo che emerge dai lavori di Erlich è un ecosistema in continuo aggiustamento e riadattamento, in cui ironia, irriverenza e gioco tra natura, cultura, architettura e corpo si fondono in un’unica dinamica.

Leandro Erlich, White Coral, 2025, Resina. Courtesy of Leandro Erlich Studio
Sculture surreali
Le sue sculture danno forma a organismi tanto impossibili quanto familiari: farfalle con ali-orecchie (come Papillon, 2022) cavoli che diventano architetture (Chou, 2023), coralli che sembrano metropoli (Concrete Coral,2025, o White Coral, 2025), alberi che terminano in piedi umani (Pies Tronco, 2021). E poi c’è un cervello che si trasforma in lumaca (Caracol – The pace of evolution, 2021), una scultura che richiama l’idea di metamorfosi continua (Serpent, 2021), una nuvola imprigionata in lastre di vetro (The Cloud – Bell, 2024). Ancora, case sradicate (Pulled by the Roots, 2015), alberi frammentati in unità digitali (Pixel Tree, 2026).

Leandro Erlich, Caracol - The Pace of Evolution, 2021, marmo Bianco di Carrara. Courtesy of Leandro Erlich Studio
Commenta Mario Cristiani: “In queste opere, Leandro ha messo in evidenza il suo modo di affrontare il proprio lavoro di artista giocoso e allo stesso tempo profondo. Lui possiede la delicatezza di far affiorare un pensiero inatteso dal gioco e dall’ironia, dal senso di amore per la vita e per le persone e da quello che il contesto gli comunica”.
Il braccio no profit di Galleria Continua, a Venezia
Cristiani è gallerista di Galleria Continua; l’associazione è invece la parte no profit della galleria: “Fa cose che a prezzi di mercato sarebbero irrealizzabili o disponibili a pochissimi. Il nostro fine è rendere visibili per quante più persone le cose migliori del nostro tempo, grazie a una intelligente collaborazione fra pubblico e privato”.
L’ultima volta che avevamo sentito Mario Cristiani avevamo parlato di Iva. Ora che quel traguardo è raggiunto, il gallerista ha archiviato la soddisfazione per quanto ottenuto e guarda oltre i termini commerciali del sistema dell’arte in Italia, lamentandone una debolezza valoriale: “Gli investimenti pubblici in cultura sono scarsi o perlomeno orientati al mantenimento di un certo rapporto elettorale. La proposta pubblica deve essere di qualità. Parlare di merito nella proposta culturale non è sufficiente, bisogna mirare alla professionalità, alla competenza”.
La mostra ‘Hybrids’ è un evento collaterale della Biennale Arte 2026 ed è ospitato nello storico Negozio Olivetti di Piazza San Marco, oggi da Generali Italia affidato alle cure del FAI. Ha aperto il 9 maggio e chiuderà il 22 novembre 2026.
Articolo originariamente apparso su We Wealth Magazine n. 92. Abbonamenti.

