Giulietta Sprint Speciale, disegnata dal vento per l’Alfa Romeo

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Alfa Romeo rossa sportiva d'epoca con fari rotondi e griglia cromata.

Dai fili di lana applicati sulla carrozzeria alle prove sull’autostrada Milano-Torino: la magnifica vettura nacque dall’ingegno di Nuccio Bertone e Franco Scaglione, che trasformarono la ricerca aerodinamica in una forma di straordinaria eleganza. Pensata inizialmente per le competizioni, e poi evoluta in raffinata Gran Turismo, la SS è oggi una delle Alfa Romeo più ricercate dai collezionisti, con quotazioni che possono superare ampiamente i 150.000 euro

Indice

Era del tutto normale negli anni ‘50 sopperire con l’inventiva e la fantasia alla mancanza dei mezzi più idonei per conseguire il risultato voluto; l’industria automobilistica lavorava con risorse che oggi apparirebbero a dir poco modeste: prototipi costruiti a mano, prove empiriche e soluzioni nate più dall’esperienza dei tecnici che dall’ausilio di sofisticate apparecchiature.

Nuccio Bertone, il celebre carrozziere torinese incaricato dall’Alfa Romeo prima di disegnare e poi di produrre su larga scala la scocca della Giulietta Sprint, escogitò con il suo designer Franco Scaglione un modo molto suggestivo e di certo singolare per studiare l’aerodinamica della futura Giulietta SS, non disponendo direttamente di una galleria del vento.

Sulle ali dei fili di lana

Vennero quindi incollati sulla carrozzeria del prototipo decine di fili di lana lunghi pochi centimetri, al fine di studiare dal vero il movimento dei flussi d’aria.

Il prototipo venne lanciato sull’autostrada Milano – Torino, affiancato da un’altra autovettura che filmava e fotografava.

Osservando l’inclinazione dei fili vennero individuati ed eliminati i vortici dannosi, proprio nei punti ove gli stessi si agitavano maggiormente creando turbolenze.

Solo in fase di finitura finale, gli studi pare siano stati perfezionati nella galleria del vento della Moto Guzzi, la più avanzata allora esistente in Italia.

Grazie al lavoro eseguito dallo stilista Scaglione, coadiuvato direttamente dal vento, la vettura raggiunse un’efficienza aerodinamica eccezionale e assolutamente all’avanguardia, presentando una linea di grandissimo impatto estetico.

Dalla scienza e dalla fantascienza: nasce la Giulietta Sprint Speciale

Scaglione riuscì di fatto a concentrare in un’unica vettura realizzabile e omologabile gli stilemi della sperimentale Alfa Romeo Disco Volante del ‘52 e quelli della fantascientifica B.A.T., la Berlinetta Aerodinamica Tecnica proposta in tre versioni nel ‘53, ‘54 e ’55 e famosa per le pinne posteriori alte come il tetto e arcuate verso l’interno (non a caso evocanti ali di pipistrello, “bat” in inglese) frutto delle esasperate ricerche del progettista sulla capacità di penetrazione nell’aria.

Il risultato fu la Giulietta Sprint Speciale, ossia la SS, all’epoca considerata una delle più belle Alfa Romeo mai prodotte.

Nacque come vettura studiata appositamente per le corse, con l’intento da parte di Bertone di sbarazzarsi dell’insidiosa concorrenza di Zagato, che installando proprie carrozzerie in alluminio sulla meccanica di Giuliette Sprint danneggiate in gara o comunque fornite dai piloti committenti, stravinceva ovunque grazie alla proverbiale leggerezza delle sue vetture.

Bertone incaricò quindi Scaglione di impostare una carrozzeria in alluminio con accessori ridotti al minimo e vetri posteriori e lunotto in plexiglas sul telaio accorciato della Giulietta Sprint Veloce.

Dopo alcuni prototipi presentati nel ’57 e nel ’58, il 24 giugno 1959, anniversario di fondazione dell’Alfa Romeo, venne svelata all’Autodromo di Monza la versione definitiva, in seguito definita Muso Basso, che venne prodotta in 101 esemplari per ottenere l’omologazione per uso sportivo.

Quel “muso” molto basso

La formazione aeronautica di Scaglione e il fascino esercitato all’epoca dalle attività aerospaziali influenzarono lo stile della SS, che presentava una linea estremamente affusolata, muso molto basso, grande parabrezza avvolgente, tetto bombato, lunotto a cupola come la carlinga di un aereo, coda allungata, bassa e tronca.

Era peraltro insolitamente lunga e con notevoli sbalzi, avanti e dietro, il che poteva essere la causa, secondo i detrattori, di un certo beccheggio in frenata e della minor agilità e maneggevolezza della SS rispetto alle concorrenti Zagato, al contrario più tozze e quasi del tutto prive di sbalzi.

Se si considera che queste ultime pesavano inoltre circa 90 chili meno, si può capire il motivo per cui la Giulietta SS si rivelò in assoluto competitiva e comunque velocissima (oltre 200 chilometri all’ora, valore record per una 1300), ma non riuscì quasi mai ad imporsi sulla cugina rivale SZ.

Bertone trasformò allora la SS da vettura da competizione a Gran Turismo di lusso, prevedendo carrozzerie interamente in acciaio, finestrini in vetro e finiture di maggior lusso, incaricando anche di un leggero restyling il suo giovane collaboratore che aveva nel frattempo sostituito Scaglione, un certo Giorgietto Giugiaro, che raddrizzò il muso, alzò i parafanghi e dispose paraurti anteriori e posteriori in 3 pezzi che ricalcavano le linee della vettura.

La SS diventò a questo punto una GT di livello superiore, auto d’élite ideale per le personalità in vista dell’epoca, come ad esempio Gianni Bulgari, che in perfetta sintonia con la sua professione la ordinò nell’esclusivo color grigio platino metallizzato.

La Giulietta Sprint Speciale e la sua evoluzione

Al Salone di Ginevra del ‘63 l’Alfa Romeo presentò poi l’evoluzione della Giulietta SS in Giulia SS, pressoché identica esteticamente, ma dotata di motore 1600 c.c e 112 cavalli per una maggiore fluidità, coppia motrice ed elasticità di marcia.

La nuova meccanica portò in dote ulteriori 90 chili, quasi a voler eliminare le eventuali residue velleità agonistiche, ma adottò ben presto quattro freni a disco, soluzione all’ora all’avanguardia.

La Giulietta, prodotta dal ‘59 al ‘63 in circa 1.300 esemplari, e la Giulia, dal ‘63 al ‘65 in circa 1.400 unità, mantennero entrambe per tutta la produzione un singolare schermo di plexiglas alla base del cofano motore, atto a deviare i flussi d’aria verso il tetto e conferire maggior pressione ai tergicristalli sul parabrezza alle alte velocità.

La riscossa nel collezionismo di alto profilo

La SS, un vero capolavoro di aerodinamica, quasi una dream car da strada, di eccezionale guidabilità, personalità e raffinatezza, non fu forse apprezzata come avrebbe meritato negli anni di produzione, anche per via del prezzo piuttosto elevato, per poi essere quasi dimenticata fino agli anni ‘90.

Al contrario oggi è un’auto molto ambita e fa parte a buon diritto del collezionismo di alto livello, anche per l’importanza storico-culturale che le viene unanimemente riconosciuta come una delle massime espressioni di ricerca aerodinamica automobilistica e di funzionalità estetica.

Gli esemplari di Giulietta Sprint Speciale trattati in recenti aste internazionali hanno sempre superato i 100.000 euro di quotazione, fino ai 240.000 spuntati da una “Muso Basso” del ‘59 con importante palmares sportivo e restaurata ai massimi livelli; per le prime serie con storie importanti è infatti normale sentirsi chiedere somme superiori ai 150.000 euro.

Capitolo a parte per le avveniristiche B.A.T., protagoniste di una incredibile e clamorosa asta tenutasi a New York nel 2020, quando per la prima volta insieme vennero offerte come trittico artistico inscindibile nell’ambito di un evento non di carattere prettamente motoristico, ma di arte contemporanea, venendo aggiudicate per ben 14,8 milioni di euro.

Domande frequenti su Giulietta Sprint Speciale, disegnata dal vento per l’Alfa Romeo

Qual era il contesto industriale in cui è nata la Giulietta Sprint Speciale e come questo influiva sulla sua produzione?

Negli anni '50, l'industria automobilistica operava con risorse limitate, ricorrendo a prototipi costruiti a mano e prove empiriche. Questo approccio basato sull'inventiva e l'esperienza dei tecnici ha caratterizzato la nascita della Giulietta Sprint Speciale.

Chi è stato incaricato da Alfa Romeo di disegnare e produrre la Giulietta Sprint Speciale?

Nuccio Bertone, il celebre carrozziere torinese, è stato incaricato da Alfa Romeo sia del disegno che della successiva produzione della Giulietta Sprint Speciale.

Quali sono le caratteristiche distintive del design della Giulietta Sprint Speciale menzionate nell'articolo?

L'articolo menziona che la Giulietta Sprint Speciale è stata 'disegnata dal vento' e presenta un 'muso' molto basso, suggerendo un'attenzione particolare all'aerodinamica e a un profilo distintivo.

Come viene descritta l'evoluzione della Giulietta Sprint Speciale nell'articolo?

L'articolo fa riferimento a 'La Giulietta Sprint Speciale e la sua evoluzione', indicando che il modello ha subito sviluppi nel tempo, sebbene i dettagli specifici di questa evoluzione non siano approfonditi nel breve estratto fornito.

Qual è la situazione attuale della Giulietta Sprint Speciale nel mercato del collezionismo?

La Giulietta Sprint Speciale sta vivendo una 'riscossa nel collezionismo di alto profilo', suggerendo che il modello ha acquisito un valore significativo e un interesse crescente tra i collezionisti di auto d'epoca.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Pier Angelo Roncaccioli

Avvocato per formazione, collezionista per passione, appassionato d’arte e antiquariato, esperto di automobili e motoleggere d’epoca

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