“Floozy clause”: come proteggere il patrimonio dalle nuove compagne del coniuge

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Dagli Usa all’Italia, il caso Rebecca Minkoff rilancia il tema della tutela dell’eredità familiare da relazioni “non gradite”. Massimiliano Campeis (Studio Campeis): “Nel nostro Paese non tutto è possibile, ma esistono strumenti giuridici efficaci per raggiungere lo stesso obiettivo”

Cosa accadrebbe se un imprenditore volesse evitare che, dopo la sua morte o un eventuale divorzio, il partner superstite sperperasse il patrimonio con una nuova fiamma giovane e appariscente? Negli Stati Uniti, la stilista e imprenditrice Rebecca Minkoff ha già trovato la risposta: inserire nel proprio trust una “floozy clause”. Tradotto liberamente: se, dopo il mio addio, ti accompagni a una donna giudicata troppo disinibita o “fuori contesto”, ti taglio fuori da ogni beneficio patrimoniale.

Una clausola provocatoria, certo. Ma anche una riflessione concreta su come, oggi, i patrimoni importanti si vogliano difendere non solo da rischi economici o fiscali, ma anche da scelte personali percepite come potenzialmente distruttive per il lascito familiare.

“Non è un termine tecnico né riconosciuto dal diritto, ma esprime con chiarezza la volontà della disponente: impedire che una nuova relazione del marito comprometta la trasmissione ordinata e ‘protetta’ del patrimonio ai figli”, spiega l’avvocato Massimiliano Campeis, managing partner dello Studio Campeis. “Il mezzo prescelto è un trust, uno strumento di origine anglosassone che consente di vincolare i vantaggi patrimoniali dei beneficiari a condizioni anche molto specifiche, come appunto la frequentazione di una persona ‘non gradita’”. E In Italia, come funziona? Si può fare?

Nel nostro ordinamento, replicare una clausola simile all’interno di un testamento è tecnicamente possibile, ma nei fatti molto complicato. “Il nostro Codice Civile prevede la possibilità di inserire condizioni nelle disposizioni testamentarie – spiega Campeis – ma queste non devono essere contrarie a norme imperative, al buon costume o all’ordine pubblico. E la giurisprudenza più recente tende a considerare il diritto alla libera autodeterminazione nelle relazioni personali come inderogabile”.

In altre parole: vietare a un erede di sposarsi o di intrattenere una relazione con una persona ‘non gradita’ potrebbe risultare nullo. Lo stesso vale per condizioni che, pur senza imporre divieti espliciti, producano effetti patrimoniali in conseguenza di scelte affettive o relazionali. “La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8941/2009, ha chiarito che qualsiasi vincolo che interferisca con le scelte fondamentali dell’individuo, come sposarsi o convivere, rischia di essere considerato illecito”, ricorda l’avvocato.

Per chi intende realmente proteggere la propria eredità da ‘intrusioni sgradite’, resta il trust – utilizzabile anche da soggetti italiani ed in relazione a beni collocati in Italia, per quanto necessariamente disciplinato da una legge straniera – oppure strumenti più “tradizionali” come l’onere testamentario. “Un onere impone a carico del beneficiario dell’attribuzione un obbligo di dare, fare o non fare; ma in mancanza di spontaneo adempimento da parte dell’onerato,  è necessario ottenere una pronuncia giudiziale”, chiarisce Campeis.

Un’altra possibilità potrebbe essere quella di lavorare ex ante sull’architettura patrimoniale attraverso negozi compiuti in vita come donazioni in piena proprietà o con riserva di usufrutto, patti di famiglia e, nelle società, patti parasociali e previsioni statutarie che prevedano regole precise di trasmissibilità delle partecipazioni. “La pianificazione patrimoniale permette di operare con massima flessibilità, fatti salvi alcuni limiti inderogabili posti dall’ordinamento Italiano a presidio di diritti fondamentali”, sottolinea l’avvocato.

Il caso Minkoff apre una riflessione più ampia: fino a che punto un disponente può interferire con la libertà affettiva dei propri eredi? E quanto è lecito ‘moralizzare’ la successione? “In Italia, la libertà testamentaria è limitata anche dalla presenza delle cosiddette quote di legittima, riservate per legge a determinati eredi – spiega Campeis –. Al netto di ciò, la quota c.d. “disponibile” può essere attribuita con totale libertà. Quello che rimane difficilmente attuabile, utilizzando strumenti di diritto interno, è far cessare i diritti patrimoniali del beneficiario in conseguenza di sue scelte di natura personale, in particolar modo se in ambito affettivo-sentimentale. ”.

In effetti, anche senza scomodare clausole “floozy”, cresce l’interesse dei grandi patrimoni per strutture in grado di proteggere la ricchezza in caso di separazione, nuova unione, o scelte considerate poco coerenti con i valori familiari. La domanda sottesa è sempre la stessa: posso garantire che ciò che ho costruito vada ai miei figli e non altrove?. “Il trust – conclude Campeis –  resta lo strumento più efficace, consentendo non solo di attribuire i beni ai beneficiari individuati dal disponente, ma anche di graduare entità, tempistiche e tipologia delle erogazioni di reddito o capitale in base alle esigenze dei beneficiari medesimi. Ma deve essere “costruito” con attenzione tanto agli aspetti di natura legale, finanziaria e fiscale, quanto alle esigenze concrete dei componenti della famiglia”.

Domande frequenti su “Floozy clause”: come proteggere il patrimonio dalle nuove compagne del coniuge

Cos'è una 'floozy clause' e a cosa serve?

Una 'floozy clause' è una clausola inserita in un trust che permette di escludere un coniuge superstite dai benefici patrimoniali se, dopo la morte del partner, intraprende una relazione con una persona considerata 'fuori contesto' o 'disinibita'. Serve a proteggere il patrimonio da possibili sperperi da parte del coniuge superstite.

Chi ha utilizzato la 'floozy clause' come strumento di protezione patrimoniale?

Negli Stati Uniti, la stilista e imprenditrice Rebecca Minkoff ha implementato una 'floozy clause' all'interno del proprio trust per tutelare il suo patrimonio.

Qual è l'obiettivo principale di chi inserisce una 'floozy clause' nel proprio trust?

L'obiettivo principale è evitare che il coniuge superstite, dopo la morte o un eventuale divorzio, possa dilapidare il patrimonio familiare con una nuova relazione considerata inappropriata.

In quale contesto geografico è menzionata l'applicazione della 'floozy clause'?

L'articolo menziona l'applicazione della 'floozy clause' nel contesto degli Stati Uniti, dove Rebecca Minkoff l'ha utilizzata nel suo trust.

Quali sono le possibili conseguenze per il coniuge superstite se la 'floozy clause' viene attivata?

Se la 'floozy clause' viene attivata, il coniuge superstite può essere escluso da qualsiasi beneficio patrimoniale previsto nel trust, perdendo così l'accesso ai beni e alle risorse finanziarie.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Laura Magna

Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull’intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Fino al 2025 si è occupata del coordinamento del Magazine We Wealth. Collaboro anche con MF Milano Finanza.

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