Enpam chiude il 2025 con un rendimento lordo dell’8,5%, dopo il 6,6% dell’anno precedente, e guarda sempre più all’economia reale italiana. Nel 2026 la Cassa ha infatti destinato 250 milioni a pmi, venture capital e progetti immobiliari a forte valenza sociale, mentre sui mercati ha rivisto alcune esposizioni alla luce del nuovo scenario di tassi, inflazione e geopolitica.
Tra nuove opportunità d’investimento e attenzione all’economia reale, Alberto Oliveti, presidente di Enpam, spiega a We Wealth come sta evolvendo la strategia della Cassa.
Enpam, due portafogli per bilanciare rischio e rendimento
Oliveti, come si è evoluta la strategia d’investimento di Enpam negli ultimi anni?
Abbiamo modificato progressivamente il nostro modo di investire, partendo da un principio fondamentale: il patrimonio dell’Enpam serve a pagare pensioni e assistenza dei medici e degli odontoiatri. La strategia resta quindi improntata a prudenza, diversificazione e attenzione al rapporto tra rischio e rendimento. Abbiamo distinto due portafogli con funzioni diverse: quello di copertura delle passività, destinato a garantire la solvibilità e flussi adeguati alle prestazioni future, e quello di performance, orientato invece a cogliere le opportunità dei mercati. Inoltre, abbiamo ridotto il peso dell’immobiliare diretto, sviluppando maggiormente gli investimenti nei mercati privati, nelle infrastrutture e nell’economia reale italiana.
Oggi l’asset allocation strategica prevede circa il 43% nell’obbligazionario, poco più del 27% nell’azionario e circa un 22% nei beni reali, cioè immobiliare e infrastrutture, con il resto lasciato nel comparto monetario. È quindi un portafoglio ampiamente diversificato, nel quale anche private equity, private debt e infrastrutture hanno un ruolo importante.
Azioni, obbligazioni e private market: le scelte di portafoglio
Come state orientando oggi il portafoglio e come valutate il rapporto tra rischio e rendimento delle diverse asset class?
La parola chiave resta prudenza. Sul fronte azionario abbiamo consolidato parte dei risultati ottenuti, riducendo l’esposizione agli Stati Uniti e aumentando quella verso l’area euro. Infatti, la crescita dei mercati è stata sostenuta soprattutto da poche grandi società, in particolare americane, e dall’interesse per l’intelligenza artificiale. In un contesto di maggiori tensioni geopolitiche e prospettive economiche meno brillanti, abbiamo quindi ritenuto opportuno riequilibrare il portafoglio riducendo il rischio della concentrazione sul mercato Usa e sul settore tecnologico.
Nell’obbligazionario abbiamo invece colto le opportunità offerte dal rialzo dei rendimenti, incrementando soprattutto i titoli di Stato. L’inflazione si sta riducendo più lentamente del previsto e richiede quindi cautela rispetto alla possibile permanenza dei tassi su livelli elevati.
Non esiste una singola asset class migliore in assoluto: guardiamo alle obbligazioni per i flussi e la copertura delle passività, all’azionario per la crescita di lungo periodo e ai private market e alle infrastrutture quando offrono un rendimento adeguato al rischio. Nei mercati privati guardiamo con interesse all’acquisto di quote di investimenti già esistenti, quello che in gergo viene definito settore dei “secondaries”, che in questa fase può offrire opportunità a condizioni interessanti. Inoltre, selezioniamo gestori capaci di creare valore attraverso innovazione e crescita.
Gli investimenti di Enpam nell’economia reale
Enpam ha recentemente destinato 250 milioni all’economia reale italiana. Quali sono le direttrici di questo investimento?
Investire nell’economia reale italiana è da tempo una direttrice della nostra strategia. Significa ricercare rendimenti solidi e duraturi per gli iscritti e contribuire alla crescita del sistema produttivo nel quale operano i nostri professionisti.
Quest’anno abbiamo destinato 250 milioni all’Italia attraverso tre direttrici: 120 milioni al Fondo nazionale strategico indiretto, che opera insieme a Cdp per sostenere le pmi italiane, in particolare quelle quotate o prossime alla quotazione; 100 milioni a fondi di venture capital, con attenzione a salute, biotecnologie e biofarmaceutica; 30 milioni a progetti immobiliari a forte valenza sociale, come studentati, residenziale e strutture per anziani.
Non investiamo in Italia solo perché siamo una Cassa italiana, ma perché riteniamo che vi siano opportunità con un rendimento adeguato al rischio. Dal 2014 abbiamo sviluppato programmi nei private market, sottoscrivendo complessivamente 1,9 miliardi, con oltre il 30% focalizzato sul mercato italiano.
I criteri restano quelli di ogni investitore previdenziale: qualità del progetto, solidità del gestore, capacità di creare valore, diversificazione e rapporto tra rischio e rendimento.
I risultati e gli obiettivi di Enpam
Quali risultati ha prodotto questa strategia e quale rendimento è necessario per sostenere gli impegni previdenziali?
Nel 2025 abbiamo avuto un rendimento lordo a mercato pari all’8,5%, un dato che nel 2024 era stato del 6,6%. Questi risultati vanno letti alla luce della finalità previdenziale del patrimonio. Non puntiamo al rendimento al costo di qualunque rischio, ma a quello necessario per sostenere nel tempo gli impegni verso gli iscritti, mantenendo sotto controllo il livello di rischio.
Per questo abbiamo adottato un modello avanzato di gestione delle passività, l’Asset liability management (Alm), cioè il modello che allinea la gestione del patrimonio all’andamento futuro delle passività previdenziali, seguendo un approccio di Liability driven investment (Ldi), che guida gli investimenti a partire dalle prestazioni da finanziare, puntando anzitutto a far coincidere i flussi del patrimonio con quelli delle passività.
L’obiettivo è duplice: garantire la solvibilità, quindi il pagamento delle prestazioni nel breve-medio periodo, e la sostenibilità, cioè l’adeguatezza delle prestazioni nel medio-lungo periodo.
In questo senso, la strategia si articola, come già ricordato, nei due portafogli di copertura e di performance. Nel complesso, il sistema punta a un rendimento medio annuo di circa il 5,2%. L’obiettivo è ottenere, su un orizzonte lungo, rendimenti reali, adeguati e sostenibili, compatibili con le proiezioni attuariali e con il profilo prudente di un ente previdenziale, obiettivo che come dimostrano i rendimenti degli ultimi anni è stato non solo raggiunto, ma anche superato.
(Articolo tratto dal magazine di We Wealth n. 94 di ottobre 2026)
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