Azionario del lusso in frenata, ma non per tutti i brand

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Il logo Prada a lettere metalliche è illuminato su uno sfondo a strisce verticali oro e argento.

Si profila un anno magro per i titoli del settore lusso e fashion. È il momento di vendere o tenere? La frenata predetta dagli analisti vale per tutti i brand o qualcuno si salva? Spoiler: c’è chi non conosce crisi

Indice

Conviene investire nel lusso adesso? La parola agli analisti

Bank of America ha diramato il periodico rapporto previsionale sui rendimenti dell’azionario dei settori del lusso, e le prospettive non sembrano essere rosee. Gli analisti di BofA si attendono che i ricavi delle azioni luxury calino del 2% nel secondo trimestre 2025, in decisa frenata rispetto al primo trimestre e l’1% al di sotto le aspettative generali.

Allargando lo sguardo ai 12 mesi, si prevede che nel 2025 la domanda sarà una delle più basse degli ultimi anni, eccezione fatta per il periodo Covid, con i ricavi in caduta dell’8%. Sebbene questa situazione sia già parzialmente riflessa nei prezzi delle azioni del lusso (che sono scese del 12% da inizio 2025), il settore continua a essere scambiato a un rapporto P/E di 21x, che è il limite inferiore della sua forchetta storica di 20-25x.

Perché le azioni luxury stanno andando male?

Il rallentamento dell’azionario lusso è principalmente dovuto alla riduzione della spesa turistica, sia in Europa che in Giappone. Si spende meno anche negli Stati Uniti, in un contesto di cambi fluttuanti. Le ragioni di questo rallentamento sono molteplici: la bassa crescita dei ricavi, la sotto-utilizzazione delle capacità produttive, i costi fissi elevati.  Sarà la stagione dei report sui risultati finanziari a dire se gli analisti hanno ragione; il primo appuntamento è fissato per il 10 luglio, con il report di Cucinelli; l’ultimo il 5 settembre, quando toccherà a Zegna presentare i suoi risultati.

Prada, Hermès, LVMH, Kering: la contrazione attuale dell’azionario lusso come si riflette nei singoli gruppi?

I colossi Louis Vuitton Moet-Hennessy (Louis Vuitton, Christian Dior, Celine, Givenchy, Fendi, Loewe, Kenzo, Marc Jacobs, Bulgari, Tiffany, Sephora, TAG Heuer, Hennessy, Moët & Chandon, e Dom Pérignon) e Kering (il gruppo che racchiude i marchi Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga, Alexander McQueen, Brioni), non se la passano benissimo, in confronto agli scorsi anni.

I ricavi di LVMH sono diminuiti dell’8% nel secondo trimestre, con una previsione di un EBIT (ricavi prima degli interessi e delle imposte) di 8,4 miliardi di euro, ossia in calo del 21% rispetto al 2024. In questo caso il calo si deve in parte a un margine ridotto, ma la qualità del brand rimane forte. Kering, che deve sopportare il fardello Gucci (vendite al dettaglio -25%), si mantiene in linea con le (deboli) aspettative del primo trimestre.

Continua invece a performare bene Hermès, con una crescita dei ricavi dell’8%; anche in questo caso però si assiste a un assottigliamento dei margini a causa di strategie di copertura sui cambi.

Il gruppo Richemont, che ha in portafoglio celebri maison di gioielleria (Cartier, Van Cleef & Arpels, Buccellati), continua a performare meglio rispetto alla media di settore, con un +10% proprio grazie ai gioielli.

In generale, alcuni brand come Prada e Moncler stanno vedendo crescite forti grazie a linee di prodotto specifiche, come Miu Miu per Prada, mentre altri, come Ferragamo, stanno affrontando sfide e continuano a sottoperformare rispetto ai concorrenti.

Prospettive (e auspici) per i prossimi mesi

Tuttavia, non è detto che la stagione dei risultati effettivi del secondo trimestre non possa condurre a una revisione dei margini nel secondo semestre del 2025, influenzando anche le previsioni per il 2026. In particolare, le sfilate di moda di settembre-ottobre saranno decisive per capire se il mercato potrà vivere una ripresa dei volumi o meno.

Domande frequenti su Azionario del lusso in frenata, ma non per tutti i brand

Quali sono le previsioni di Bank of America per i ricavi del settore del lusso nel secondo trimestre del 2025?

Bank of America prevede un calo del 2% nei ricavi delle azioni luxury nel secondo trimestre del 2025. Questa cifra è in decisa frenata rispetto al trimestre precedente e si posiziona l'1% al di sotto delle aspettative generali.

Come si prospetta l'andamento dell'azionario del lusso nel corso del 2025 secondo gli analisti?

Allargando lo sguardo ai 12 mesi, si prevede che nel 2025 la domanda nel settore del lusso subirà una contrazione. Le prospettive generali per l'azionario del lusso non sembrano essere rosee per l'intero anno.

Qual è il motivo principale per cui le azioni luxury stanno andando male, secondo l'articolo?

L'articolo suggerisce che le azioni luxury stanno attraversando un periodo di contrazione, con previsioni di calo dei ricavi per il secondo trimestre del 2025. Questo indica una frenata generale del settore.

Quali brand specifici del settore lusso vengono menzionati in relazione alla contrazione attuale dell'azionario?

L'articolo cita specificamente Prada, Hermès, LVMH e Kering come gruppi la cui performance dell'azionario viene analizzata nel contesto della contrazione attuale del settore del lusso.

Qual è il parere degli analisti di Bank of America riguardo alla convenienza di investire nel lusso adesso?

Secondo il rapporto previsionale di Bank of America, le prospettive per i rendimenti dell'azionario del settore del lusso non sembrano essere rosee. Questo suggerisce cautela riguardo alla convenienza di investire nel settore in questo momento.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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