Azimut accelera sulla nuova banca Tnb e alza l’asticella sulla presentazione del piano strategico “Elevate 2030”. Dopo la conclusione dell’ispezione ordinaria di Banca d’Italia su Azimut Capital Management Sgr, il gruppo presieduto da Pietro Giuliani vede più chiaro il percorso verso il lancio della neo costituenda Tnb, la cui autorizzazione è prevista per il secondo trimestre del 2026, e rilancia con un maxi programma di buyback fino a 500 milioni di euro (pari a circa il 10% del capitale sociale), da completarsi in 18-24 mesi, con successiva cancellazione delle azioni riacquistate.
Intanto, i conti dei primi nove mesi del 2025 confermano la solidità del modello Azimut: utile netto di gruppo di 386 milioni e guidance rivista al rialzo, con l’obiettivo di superare i 500 milioni già quest’anno. Includendo il contributo atteso dalla transazione Tnb, l’utile netto di gruppo per il 2026 è stimato superiore a 1 miliardo.
Tnb e il piano industriale “Elevate 2030”
La banca Tnb sarà al centro del nuovo piano strategico “Elevate 2030”, che Azimut presenterà integralmente dopo il via libera regolamentare dell’operazione Tnb.
L’obiettivo? Costruire una piattaforma bancaria e di gestione patrimoniale di nuova generazione, integrata con la rete globale del gruppo, oggi presente in 20 Paesi.
Nel frattempo, Azimut ha anticipato alcune linee guida del piano: raddoppiare, nell’arco di 5 anni, le masse medie estere dagli attuali 54,6 miliardi a circa 95-110 miliardi entro il 2030, con una marginalità attesa tra 30 e 40 punti base. Per la sola piattaforma internazionale (esclusa l’Italia) è attesa una raccolta netta annua compresa tra 5 e 8 miliardi di euro fino al 2030.
“Il nuovo piano strategico Elevate 2030 definirà una traiettoria di crescita ancora più ambiziosa, rafforzando la posizione di Azimut tra i player indipendenti a livello globale”, ha dichiarato Giorgio Medda, ceo del gruppo, che poi ha aggiunto che, entro i prossimi 5 anni, puntano a raddoppiare le masse medie estere e a rafforzare la marginalità, valorizzando il loro modello distintivo e creando valore duraturo per gli azionisti. “I quattro verticali della nostra architettura – Integrated Solutions, Global Wealth, Institutional & Wholesale e Strategic Affiliates – rappresentano oggi un motore di sviluppo senza precedenti per il gruppo e ci permettono di evidenziare con maggiore chiarezza la nostra capacità di generare risultati tangibili”, ha proseguito Medda.
Nuova possibile partita con UniCredit: lo scenario Nova dopo Amundi
In questo contesto, si apre anche un fronte strategico potenzialmente rilevante sul mercato italiano. La possibile fine della partnership tra UniCredit e Amundi, prevista entro il 2027 secondo le indiscrezioni di mercato, potrebbe infatti rappresentare un assist per Azimut e per la joint venture Nova, già partecipata insieme alla banca guidata da Andrea Orcel.
Equita stima che, in caso di disimpegno di Amundi, Nova possa contribuire per oltre 5 miliardi di raccolta nel 2026, fino a superare i 25 miliardi di masse gestite a fine 2028. Si tratta di uno scenario che rafforzerebbe ulteriormente il posizionamento di Azimut nel risparmio gestito domestico e darebbe impulso alla strategia di crescita delineata dal piano Elevate 2030.
Un piano regolamentare distinto: il 2026–2028 di Azimut Capital Management
Accanto al progetto Tnb e al piano “Elevate 2030”, Azimut ha in corso anche un percorso specifico richiesto da Banca d’Italia per la propria società italiana, Azimut Capital Management Sgr (Acm).
L’ispezione conclusa a giugno 2025 ha individuato aree di miglioramento legate alla governance e ai controlli interni.
Per questo, Acm presenterà entro il 30 novembre 2025 un nuovo piano industriale 2026–2028, che definirà gli interventi organizzativi e di rafforzamento da completare entro aprile 2026.
Questo piano è autonomo rispetto al progetto “Elevate 2030”: si tratta di un adempimento operativo e regolamentare, finalizzato a garantire la piena idoneità della Sgr a partecipare alla scissione propedeutica alla nascita della banca Tnb.
Solo dopo l’attuazione di tali misure, Banca d’Italia potrà procedere con l’autorizzazione definitiva all’operazione Tnb.
In sostanza, mentre il piano 2026–2028 risponde a esigenze regolamentari e di governance, “Elevate 2030” rappresenta la visione strategica di lungo periodo del gruppo: un piano di crescita, internazionalizzazione e innovazione che mira a consolidare Azimut tra i principali player indipendenti a livello globale.
I conti di Azimut dei primi 9 mesi del 2025
Nei primi nove mesi del 2025, Azimut ha registrato ricavi per 1,013 miliardi di euro (in aumento del 7% su base annua) e un utile netto di 386 milioni, con l’utile ricorrente in crescita del 17%. L’utile operativo (Ebit) ha raggiunto 471 milioni, mentre i proventi finanziari sono stati pari a 62 milioni.
Guidance rivista al rialzo
Sulla scia di questi risultati, il gruppo ha alzato la guidance: l’utile netto 2025 è ora atteso sopra i 500 milioni di euro, mentre per il 2026 – anche grazie al contributo della transazione Tnb – si punta a oltre 1 miliardo di utile netto.
“I numeri raccontano più di ogni dichiarazione: con una raccolta netta da inizio anno di 15 miliardi e un obiettivo tra 28 e 31 miliardi a fine 2025, Azimut si conferma ai vertici del settore”, ha sottolineato il presidente Giuliani.
Buyback e dividendo più generoso
La gestione del capitale resta un pilastro del modello Azimut. Oltre al nuovo programma di buyback, il gruppo ha anticipato che la politica di dividendi per il 2025 sarà più generosa rispetto allo scorso anno, quando fu distribuito 1,75 euro per azione con payout ratio del 61%.
“Proporremo all’Assemblea un dividendo ordinario rafforzato e il rinnovo del buyback – ha spiegato Alessandro Zambotti, ceo e cfo del gruppo – La solidità patrimoniale ci consente di coniugare crescita sostenibile e creazione di valore per gli azionisti”.
Verso il futuro
Con la chiusura dell’ispezione e l’avvio del piano di adeguamento richiesto da Banca d’Italia, Azimut entra in una fase di consolidamento operativo cruciale per il lancio di Tnb.
Il gruppo si prepara così a un doppio passaggio: da un lato il perfezionamento tecnico–regolamentare che porterà al debutto della nuova banca nel 2026, dall’altro la definizione della rotta strategica al 2030, con obiettivi di crescita organica, maggiore marginalità e rafforzamento internazionale.
Sul fronte domestico, intanto, l’evoluzione dei rapporti tra Unicredit, Amundi e la piattaforma Nova potrebbe aggiungere un ulteriore tassello alla crescita di Azimut nel risparmio gestito italiano, delineando nuovi equilibri competitivi nel settore e aprendo la strada a sinergie industriali e commerciali di grande rilievo nel medio-lungo periodo.

