La public company di famiglia alla conquista del mondo

Laura Magna
Laura Magna
14.7.2021
Tempo di lettura: 5'
A Provaglio d'Iseo ha sede Gefran, multinazionale tascabile che produce sensori e robot industriali. E che nonostante la dimensione (129 milioni di fatturato e 800 dipendenti), le 12 tra Italia, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Brasile, Cina e India e la quotazione in Borsa ormai più che ventennale, resta solidamente in mano alla famiglia fondatrice. Che ne tutela il patrimonio con una governance ferrea, come ci racconta la presidente Maria Chiara Franceschetti

Un’azienda genuinamente familiare, seppur quotata in Borsa, dal 1998 (e dal 2001 su Star). Il controllo è ancora in maggioranza in mano alla famiglia, tramite una finanziaria che detiene il 53% delle azioni, mentre il restante 47% è flottante sul mercato con la presenza di alcuni fondi  

“Non esiste una sola e unica ricetta vincente ma tanti ingredienti che opportunamente dosati e miscelati sono funzionali ad uno sviluppo sostenibile della azienda che è anche patrimonio familiare, perciò si parla di Family Business", dice Franceschetti

La storia di Gefran nell'automazione industriale inizia negli anni '60 a Provaglio d'Iseo, nella provincia bresciana. “Era un'officina per la realizzazione di quadri elettrici per costruttori di macchine per lo stampaggio della plastica, fondata da mio padre Ennio Franceschetti e da suo fratello Giacomo, nel loro paese d'origine, dove ancora oggi abbiamo la sede principale”. A raccontarlo a We Wealth è la presidente, Maria Chiara Franceschetti. A distanza di oltre 50 anni Gefran è una “multinazionale tascabile”, specializzata nella progettazione, produzione e commercializzazione di sensori, sistemi e componenti per l'automazione e il controllo dei processi industriali, piattaforme di automazione e quadri elettrici e azionamenti per il controllo dei motori elettrici. Nel 2020 ha fatturato 129 milioni con un mol di 17,5 milioni e utile a 4,4 milioni e conta 800 collaboratori, di cui oltre 500 in Italia.

 

Ed è un'azienda genuinamente familiare, seppur quotata in Borsa. Sul listino è dal 1998 e dal 2001 fa parte del Segmento Titoli ad Alti Requisiti (Star). Il controllo è ancora in maggioranza in mano alla famiglia, tramite una finanziaria che detiene il 53% delle azioni, mentre il restante 47% è flottante sul mercato con la presenza di alcuni fondi. Una family company che è anche public.

“Di recente gli eredi di zio Giacomo hanno ceduto a noi le loro quote: quindi la quota che fa capo alla nostra famiglia è più concentrata”, spiega Franceschetti. La scelta di quotarsi in Borsa, invece, fu dettata dalla necessità di supportare la crescita “aprendo il capitale con una formula che da un lato ha garantito il fabbisogno finanziario e dall'altro ha definito le buone regole di governo societario che sono ancora oggi una delle sane leve di gestione del nostro gruppo”.

Una ricetta che si è dimostrata vincente per proteggere il patrimonio familiare e nello stesso tempo dare gas allo sviluppo aziendale. “Non esiste una sola e unica ricetta vincente ma tanti ingredienti che opportunamente dosati e miscelati sono funzionali ad uno sviluppo sostenibile della azienda che è anche patrimonio familiare, perciò si parla di Family Business – commenta Franceschetti - L'impresa familiare è uno dei modelli che funziona nell'economia di oggi, nel nostro caso grazie a una governance chiara, degli obiettivi ben definiti e condivisi e l'attribuzione di deleghe e responsabilità a manager esterni alla famiglia. I punti cardine sono il rispetto di ruoli e competenze e l'allineamento ai valori fondanti dell'impresa”.

Gefran non ha mai sperimentato un vero e proprio passaggio generazionale, ma più una “convivenza generazionale”. “Oggi i miei fratelli e io siamo la seconda generazione e operiamo nel quotidiano con il fondatore e nostro padre Ennio. Lavoriamo insieme da oltre venticinque anni, e il nostro ruolo si è evoluto nel corso del tempo: oggi siamo tutti in Consiglio di Amministrazione, ciascuno con deleghe specifiche e nostro padre ha assunto il ruolo di Presidente Onorario”.

L'attuale assetto è frutto di un disegno di governance che ha l'obiettivo di assicurare la continuità famigliare e garantire una crescita sostenibile della società, che generi valore per tutti gli stakeholder. Per concretizzare questa strategia fin dal 2004 il gruppo ha deciso di avere un amministratore esterno alla famiglia, a cui è stata affidata la gestione operativa. “Da allora ad oggi c'è stata una parentesi in cui la famiglia ha scelto di riprendere direttamente in mano le leve operative quando nel triennio 2014 al 2017 ho assunto io il ruolo di amministratore delegato, ma in seguito siamo tornati al disegno originario – racconta ancora Franceschetti - La nomina dell'attuale ad, l'ingegner Marcello Perini, risale invece allo scorso aprile 2020 e si è inserita in un modello già ben definito nei princìpi. Perini si è formato professionalmente e managerialmente in Gefran, ricoprendo ruoli di crescente responsabilità e rilievo strategico, dalla guida dell'area R&D della Business Unit Sensori al ruolo di General Manager delle Business Unit Sensori e Componenti per l'automazione. La sua forte conoscenza del Gruppo è fondamentale per guidare il nostro percorso di sviluppo dei prossimi anni”.

Un percorso di sviluppo che si fonda su tre priorità strategiche: “ampliare la serie di applicazioni che possiamo coprire con i nostri prodotti, rafforzare la presenza internazionale e mantenere un forte focus sull'innovazione”. Tenendo sempre salde le radici a Brescia, nel territorio che “ha dato le origini a tante e importanti aziende che sono oggi un fiore all'occhiello del tessuto imprenditoriale italiano. Gefran è una di queste imprese, legata al territorio, alle persone e alle competenze che nel corso del tempo si sono consolidate”, dice Franceschetti. E al territorio sono dedicati molti sforzi: nonostante oggi il gruppo operi su scala globale attraverso dodici siti produttivi (in Italia, nelle sedi di Provaglio di Iseo, Gerenzano e Trento e in Germania, Svizzera, Stati Uniti, Brasile, Cina e India), e sedici filiali commerciali. “Lo scorso novembre abbiamo presentato il Piano Strategico della Sostenibilità, intitolato 'Il futuro è il nostro presente' e redatto in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Questo documento, frutto di un percorso condiviso con i nostri stakeholder, rappresenta l'evoluzione dell'impegno di Gefran per la qualità della vita dentro e fuori l'azienda che ha storicamente guidato le scelte strategiche e di gestione aziendale”.

Non solo. Una collaborazione storica con l'Università di Brescia ha permesso negli anni lo sviluppo congiunto di diversi progetti, il costante aggiornamento tecnologico e lo scambio reciproco di competenze e risorse, mostrando in pratica come sul territorio si possa collaborare e creare valore nel tempo.

“Abbiamo un progetto, Innoway, pensato per sviluppare e consolidare il legame con le università. Questa relazione è un tratto distintivo del gruppo e una componente strategica per la crescita. Portare in azienda le idee e le conoscenze maturate nelle università, integrandole con le nostre competenze specialistiche, alimenterà l'innovazione e genererà nuove opportunità di sviluppo”. L'innovazione serve anche ad ampliare la gamma di prodotti. Mentre un ulteriore pilastro della crescita è l'internazionalizzazione: “vogliamo essere il più possibile vicino ai clienti per poterli servire al meglio delle nostre possibilità. Contiamo di rafforzare i nostri tre principali hub produttivi (Italia per l'Europa, Stati Uniti per il Nord America e Cina per l'Asia) anche attraverso il potenziamento delle supply chain, che vedranno sempre di più la convivenza di fornitori locali e internazionali”. Il che renderà il modello di business ancora più resiliente, di quanto non abbia già dimostrato di essere resistendo agli urti feroci del 2020.

(Articolo pubblicato sul numero di giugno del Magazine We Wealth)

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