Revenue Based Financing: la prossima frontiera del credito

Laura Magna
Laura Magna
16.5.2022
Tempo di lettura: 3'
È una forma di finanziamento alle imprese digitali, a metà tra debt ed equity, che viene destinato alle spese di marketing e prevede un piano di rimborsi legato ai flussi in entrata dell'impresa cliente. Ne abbiamo parlato con Matteo Masserdotti, founder di Viceversa, la fintech che ha portato in Italia la tecnologia e il modello di business.
La notizia è circolata ovunque: Goldman Sachs ha di recente finanziato la ristrutturazione di Camp-Nou, lo stadio del Barcellona. Ma quello che forse non è così noto è che lo ha fatto usando uno strumento innovativo, che risponde al nome di revenue based financing. È uno strumento di nicchia, usato nel mondo anglosassone e che in Italia è stato portato nel novembre 2021 da Matteo Masserdotti e Pedro Salvi, founder di Viceversa e startupper seriali che vengono dal mondo del crowdfunding e del venture capital. Viceversa ha già chiuso un round di finanziamento      da 23 milioni, in soli 5 mesi dal lancio del suo prodotto, è cresciuta fino ad avere un portafoglio clienti del valore di 9 milioni, con application da 8 diversi Paesi, e ha assunto 16 nuove figure in organico.
 

Ma cos'è il Revenue Based Financing? “È una tipologia di investimento in aziende digitali, ecommerce b2     c di settori diversi a cui forniamo capitali per crescere, e in particolare per investire in marketing – spiega a We Wealth Masserdotti – la peculiarità sta nel fatto che partecipiamo al rischio di impresa senza entrare nel capitale e dunque senza che l'imprenditore si diluisca. E il rimborso del finanziamento avviene in maniera proporzionale ai ricavi del cliente: un vantaggio importante perché gli ecommerce hanno una forte stagionalità”. Il cliente tipo di questo genere di finanziamenti è dunque un marketplace, con un modello di business b2     c o di vendita diretta al cliente finale, dal settore moda al food, con almeno sei mesi di operatività e 10mila euro di ricavi mensili. Insomma, dal negozio di periferia che ha deciso di aprire il canale online – per sopravvivere ai lockdown o per differenziare, all'azienda strutturata che vuole scalare dimensionalmente e aggredire nuove fette di mercato.

Non è un caso la collocazione storica alla fine di una pandemia: la digitalizzazione è diventata un must have e su di essa si creano nuovi business e nuove tecnologie abilitanti. Quanto al revenue based financing, “è una forma di finanziamento ibrido, a metà strada tra debt ed equity      – dice Masserdotti –. V     ogliamo accompagnare le aziende nel percorso di trasformazione o evoluzione digitale. Il nostro punto di forza è che ci colleghiamo agli store o alle piattaforme digitali del cliente… e in questo modo monitoriamo tutto il flusso di vendite e dunque il fatturato su cui basiamo la nostra remunerazione. Siamo inoltre in connessione anche agli account social della società     per vedere come spende e come riesce a generare nuovi clienti, che è poi l'obiettivo finale del nostro finanziamento, ma non solo. Dalla piattaforma infatti il cliente raccoglie anche informazioni molto utili per la sua strategia di crescita, grazie ad un assessment delle sue attività digitali”.

Obiettivo centrato se si considera che le aziende coinvolte hanno registrato a oggi una crescita media annualizzata del 216% dopo l'investimento ricevuto. Il revenue based finance è una metodologia che funziona perché consente un ritorno diretto all'investitore, che su temi come il marketing non è così scontato. Esserne pionieri in Italia aiuta a emergere ma lo spazio “in un mercato del vc ancora molto piccolo c'è ed è ampio”. E aggiunge un pezzo al variegato mondo del credito alle imprese che non può certamente più basarsi solo sulle banche. Un pezzo che quel mondo forse può rivoluzionarlo? “Poco a poco – risponde Masserdotti – è un metodo che funziona nel mondo delle imprese digitali perché ricavi e spese sono tracciate e collegandoci alla fonte possiamo monitorarli in maniera precisa, oltre ad offrire strumenti di monitoraggio intelligenti all'impresa. Più complesso nel mondo off line”. Ma è senza dubbio una tecnologia che, una volta consolidata, può essere portata in modalità as a service in banche e istituzioni finanziarie tradizionali per ampliarne l'offerta. “Si tratta di un progetto che è già nella nostra road map – dice Masserdotti – come futuribile è l'idea di fare del revenue based financing uno strumento alternativo per investire in economia reale, a disposizione di investitori istituzionali e perché no anche retail”.
Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull'intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Oggi mi occupo del coordinamento del Magazine We Wealth (e di quello di tre figli tra infanzia e adolescenza). Collaboro anche con MF Milano Finanza.
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