Arte e cambiamento climatico: a che punto siamo?

3 MIN
Una persona si trova in silhouette all'interno di un grande spazio industriale, con lo sguardo rivolto a una gigantesca sfera gialla e incandescente sospesa nell'aria, circondata da una luce arancione e nebulosa che riempie la stanza.

Dalla COP30 di Belém alle iniziative del mondo dell’arte, qual è il divario tra diplomazia climatica e azione concreta? Mentre i governi faticano sui combustibili fossili, il settore artistico mostra risultati misurabili, influenzando collezionisti e imprese e affermandosi come leva culturale, sociale e strategica nella lotta al cambiamento climatico

Indice

Immagine apertura e chiusura: Olafur Eliasson, The weather project, 2003 – Tate Modern, London – 2003. Photo: Tate Photography (Andrew Dunkley & Marcus Leith)

La trentesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP30) si è conclusa lo scorso 22 novembre 2025 a Belém, alle porte dell’Amazzonia, luogo simbolo di una natura incontaminata che sta scomparendo. Al termine della Conferenza, la comunità internazionale degli oltre 190 paesi partecipanti ha stipulato l’Accordo finale, che prevede l’accelerazione della transizione energetica e l’aumento dei fondi destinati ai paesi più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico. Resta tuttavia solo nelle intenzioni una tabella di marcia per eliminare i combustibili fossili: la promessa di raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050, come concordato due anni fa alla COP28 di Dubai, oggi sembra solo un miraggio.

Nello stesso momento, dall’altra parte del mondo, in occasione della London Art + Climate week, la Gallery Climate Coalition (GCC)[1] pubblicava il report Five-year Review of Climate Action in the visual Arts, primo bilancio organico del lavoro di «risposta significativa e specifica del settore alla crescente crisi climatica». Se la diplomazia mondiale fatica ancora a trovare un accordo convincente sui combustibili fossili, il report quinquennale pubblicato dalla GCC mostra invece un dato significativo: tra i membri che hanno iniziato a monitorare la propria impronta di carbonio nel 2019, l’80% è riuscito a ridurla del 25%.

La GCC, oltre a mettere a disposizione sul proprio sito[2] un “carbon calculator”[3], sta lavorando con l’obiettivo di ridurre le emissioni di carbonio del 50% entro il 2030, nonché promuovere pratiche che possano portare all’azzeramento o quasi dei rifiuti. Tuttavia, il contributo del settore artistico alla lotta contro il cambiamento climatico non si esaurisce nella riduzione delle proprie emissioni. Attraverso eventi come il sopracitato London Art + Climate Week, cinque giorni dedicati a dibattiti pubblici, workshop creativi, tour guidati e mostre, l’arte può contribuire a ridefinire il modo in cui pensiamo al futuro del nostro pianeta.  

Le scelte dei collezionisti

Questo ruolo di promotore di trasformazioni sociali si riflette chiaramente anche nelle scelte d’acquisto dei collezionisti, soprattutto i più giovani. Il report 2025 Deloitte Private and ArtTactic Art & Finance mostra come tra i collezionisti stia crescendo l’interesse nell’utilizzare l’arte per contribuire a cause culturali e sociali (dal 44% nel 2023 al 48% nel 2025), allineando le proprie passioni personali al bene pubblico attraverso donazioni, mecenatismo o supporto a istituzioni e iniziative rilevanti. Se un tempo gli aspetti economici guidavano le scelte dei collezionisti, oggi il focus delle nuove generazioni si è spostato verso valori sociali, culturali ed emotivi. Il collezionismo d’arte è diventato un mezzo attraverso il quale è possibile esprimere sé stessi e i valori in cui si crede.

Inoltre, l’arte e la cultura stanno diventando strumenti sempre più rilevanti per sensibilizzare le aziende sui temi della sostenibilità. Il report Deloitte Private and ArtTactic Art & Finance 2025[4] riporta uno studio[5] sul ruolo strategico delle iniziative culturali e la misurazione del loro impatto nel reporting di sostenibilità. Quando un’azienda sostiene attività culturali, infatti, non si limita a promuovere la creatività, ma manifesta concretamente la propria responsabilità sociale, un impegno che può e deve essere riportato all’interno dei report di sostenibilità. L’introduzione della CSRD ha reso questo passaggio ancora più rilevante, imponendo alle aziende un sistema di rendicontazione integrato che combini indicatori finanziari con elementi sociali e ambientali.

Il ruolo dei corporate art asset

In tale prospettiva, i Corporate Art Assets (CAAs) stanno acquisendo un ruolo sempre più significativo nelle pratiche di CSR, come conferma anche lo European Art Assets Observatory avviato dall’Institute for Transformative Innovation Research (ITIR) dell’Università di Pavia, in collaborazione con ARTE Generali, Banca Generali e Deloitte Private.

L’Osservatorio si propone di comprendere come e se realtà provenienti da settori diversi valorizzino arte e cultura per promuovere la sostenibilità e contribuire al raggiungimento di obiettivi sociali globali. Sebbene lo studio sia ancora in corso e molte aziende non abbiano ancora integrato gli asset artistici nelle proprie metriche di impatto, i risultati preliminari mostrano chiaramente che la gestione di iniziative artistiche e culturali rafforza la strategia aziendale, contribuisce alla comunicazione dei valori identitari e stimola processi di innovazione interna.

Da semplice forma di espressione estetica a strumento di comunicazione sociale, l’arte si conferma un linguaggio universale capace di dare forma concreta alle sfide globali, ed in particolare a quella della crisi climatica globale.

Le persone sono riunite in un ampio spazio interno, poco illuminato, con un'installazione gigante arancione simile a un sole, un'opera d'arte di grande impatto che evoca una riflessione sul cambiamento climatico mentre proietta una luce calda e ombre drammatiche sul pavimento.
Photo: Tate Photography (Andrew Dunkley & Marcus Leith)

[1] Rete no profit che riunisce oltre duemila tra gallerie, musei, fiere e professionisti in più di 60 Paesi.

[2] https://galleryclimatecoalition.org/.

[3] Tool che consente di inserire dati relativi a voli aerei, spedizioni delle opere, consumi energetici, packaging, stampa e altre informazioni utili per calcolare le emissioni di CO₂ e individuare le fasi del processo in cui si registrano i picchi più inquinanti, su cui è prioritario intervenire.

[4] https://form.deloitte.lu/art-and-finance-2025-report.html?utm_campaign=art-finance-report-2025&utm_content=&utm_medium=art-finance-report-page&utm_source=deloittelu-website.

[5] Per maggiori informazioni: Deloitte Private and ArtTactic Art & Finance 2025, The strategic role of cultural initiatives and cultural impact measurement in the evolving sustainability reporting landscape, p. 302.

Domande frequenti su Arte e cambiamento climatico: a che punto siamo?

Qual è il focus principale dell'articolo 'Arte e cambiamento climatico: a che punto siamo?'

L'articolo esplora il ruolo dell'arte e del mercato dell'arte nell'affrontare il cambiamento climatico, con un'attenzione particolare all'azione della Gallery Climate Coalition e alle scelte dei collezionisti.

Quale evento internazionale legato al clima viene menzionato nell'articolo?

L'articolo menziona la trentesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP30), conclusasi il 22 novembre 2025 a Belém, in Amazzonia, con la stipula di un Accordo finale tra i paesi partecipanti.

Quale opera d'arte viene citata all'inizio e alla fine dell'articolo?

L'opera 'The weather project' di Olafur Eliasson, esposta alla Tate Modern di Londra nel 2003, viene utilizzata come immagine di apertura e chiusura dell'articolo.

Quale aspetto specifico del mondo dell'arte viene esaminato in relazione al cambiamento climatico?

L'articolo analizza le 'scelte dei collezionisti' e il 'ruolo dei corporate art asset' nel contesto della sostenibilità e dell'impatto ambientale.

Qual è il significato simbolico della location della COP30 menzionata nell'articolo?

La scelta di Belém, alle porte dell'Amazzonia, come sede della COP30 sottolinea l'importanza della conservazione della natura incontaminata, minacciata dal cambiamento climatico.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Roberta Ghilardi

Laureata con lode in Economia e Gestione dei Beni Culturali e dello Spettacolo, Roberta Ghilardi ha condotto un progetto di tesi presso il Museo del Novecento di Milano. Dopo un’esperienza di tirocinio presso Intesa Sanpaolo, è entrata in Deloitte nel 2017, dove oggi è manager nell’area Sustainability e membro della Service Line Offering Art & Finance di Deloitte Private. In Deloitte collabora a progetti in ambito di sostenibilità, anche connessi al mondo dell’arte e della cultura, e alla redazione dei Report Art&Finance a livello italiano ed internazionale.
È inoltre Cultore della Materia del corso Teorie del Mercato dell’Arte dell’Università IULM e ha contribuito a diverse pubblicazioni nel campo dell’arte e dei beni da collezione, oltre ad aver partecipato come Lecturer a lezioni presso l’Università IULM, l’Università Cattolica e l’Università di Pavia.

Non sai come far rendere di più la tua liquidità e accrescere il tuo patrimonio? Scrivici ed entra in contatto con l’advisor giusto per te!

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.

Articoli più letti

Ultime pubblicazioni

Magazine
Magazine N°90 – maggio 2026

Abbonati al magazine N°90 · Maggio 2026 · Mensile Influencer Magazine della Consulenza Patrimoniale Cover ...

Magazine N°89 – aprile 2026

We Wealth · Magazine N°89 Aprile 2026 Cover Story · Franklin Templeton pag. 24 L’infrastruttura ridisegna la finan...

Guide
Uno sfondo blu con un grande testo bianco che recita "2026 TOP 200 Advisor del Wealth" e un piccolo cerchio nero in basso con la scritta "WE wealth" in bianco.
Top 200 Advisor del Wealth – 2026
Copertina di una rivista intitolata "Auto Classiche" con un'auto sportiva d'epoca rossa su sfondo nero, con il sottotitolo "Collezionismo e Passione" e "Volume 2" in basso.
Auto classiche: collezionismo e passione
Dossier, Outlook e Speciali
Dossier aprile 2026
A man in a suit and tie on a magazine cover.
Outlook 2026 | We Wealth