Nel panorama contemporaneo, la filantropia culturale rappresenta sempre di più un ponte tra responsabilità sociale e visione imprenditoriale; cultura e patrimonio artistico non sono semplici ornamenti simbolici di una società avanzata, ma pilastri fondamentali del suo sviluppo sostenibile. È da questa convinzione che nasce l’iniziativa “Filantropi per l’Arte”, promossa da Deloitte Private in collaborazione con WeWealth: un ciclo di tre interviste curate da Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader italiano, moderate da Teresa Scarale, caporedattrice Pleasure Asset di WeWealth, in conversazione con istituzioni pubbliche, imprenditori, collezionisti e operatori del settore, per raccontare come l’investimento in cultura stia diventando una concreta leva di sviluppo per la collettività.
I grandi patrimoni d’arte dei filantropi al servizio della comunità (con Clarice Pecori Giraldi)
Clarice Pecori Giraldi, ceo di CPG Art Advisory e ospite del primo episodio, ha evidenziato l’importanza dell’accessibilità al pubblico delle grandi collezioni private, potenziali vettori di spicco nella promozione del patrimonio artistico e culturale. Molte imprese italiane sono testimonianze efficaci di come la cultura possa entrare a pieno titolo nella vita d’impresa, pensando per esempio alla collezione Barilla, un immenso patrimonio ben integrato nello spazio aziendale, a beneficio diretto dei suoi dipendenti; o ancora alla Collezione Maramotti (eredità artistica di Achille Maramotti, patron di Max Mara) e alla Fondazione Elpis di Marina Nissim, il cui progetto “Una boccata d’arte” ha coinvolto negli anni numerosi artisti e borghi d’Italia.
Una leva fondamentale per la crescita della filantropia culturale risiede nel supporto fiscale dello Stato italiano alle attività filantropiche private in campo artistico, concretizzatosi in primis con l’introduzione dell’Art Bonus: questo strumento rappresenta un tentativo concreto per stimolare il mecenatismo e, a distanza di 10 anni dalla sua introduzione, numerosi privati lo hanno adottato, anche se con livelli di coinvolgimento diversi legati alla sensibilità individuale degli imprenditori. Altro elemento decisivo in tal senso è stato lo sviluppo della normativa sugli Enti del Terzo Settore, che consente ad oggi la piena deducibilità delle contribuzioni private, sulla scia dei modelli anglosassoni.
Nuove sensibilità
Si è osservato inoltre come la crescente sensibilità delle nuove generazioni rispetto ai temi sociali stia influenzando positivamente le imprese: oggi, molto più che nel passato, sempre più aziende si orientano verso principi ESG e considerano l’investimento culturale come parte integrante di una strategia sostenibile.
La recentissima evoluzione normativa sulla riduzione dell’aliquota IVA sugli scambi di opere d’arte in Italia è un ulteriore “incentivo fiscale” che darà dinamicità al settore e consentirà di aumentare le transazioni e la possibilità quindi che “nuovi filantropi”, che acquistano in trasparenza ed a condizioni fiscali più favorevoli, mettano a disposizione della collettività in “private collection” o con “comodati d’uso” le opere acquistate.
L’imprenditore filantropo e i “cerchi concentrici” (con Massimo Gianolli)
Il dialogo con Massimo Gianolli, amministratore delegato di General Finance e presidente de La Collina dei Ciliegi, si è incentrato sul ruolo dell’imprenditore-filantropo. L’approccio filantropico di Gianolli si fonda sull’idea dei “cerchi concentrici” e la sua attività in tal senso si articola in tre aree principali: il sociale, la formazione e il patrimonio artistico-culturale. Queste dimensioni sono vissute come parte integrante della figura dell’imprenditore, il cui ruolo civico è imprescindibile: è stata evidenziata la necessità, per l’imprenditore-filantropo, di un vero “impegno” nel costruire progetti di lungo periodo per riuscire ad essere presente costantemente sia sul piano interno all’impresa che su quello esterno.
Progetti come la scuola di ostetricia di Calongo in Uganda, l’orfanotrofio al Cairo e numerose iniziative territoriali in Italia dimostrano come un’azione coerente possa superare i confini geografici e culturali, restituendo valore ovunque, espandendosi come cerchi concentrici nell’acqua.
Anche durante questa conversazione si è ribadito quanto la normativa italiana sul Terzo Settore abbia facilitato la creazione di enti no-profit trasparenti, capaci di rendere tracciabili le attività e misurabili i risultati. Strumenti giuridico-patrimoniali adeguati, come il Daf (Donor Advised Fund) permettono oggi di mantenere controllo e visione strategica oltre che semplificare la gestione di iniziative filantropiche, dialogando in modo efficace con lo Stato e con gli stakeholder privati.
Filantropi per arte, il Modello Milano: Collaborazione, Identità, Futuro (con Tommaso Sacchi)
Proprio la città di Milano, citata come esempio virtuoso di sinergia tra pubblico e privato, è la protagonista dell’ultimo episodio del ciclo di interviste. Il dialogo con Tommaso Sacchi, assessore alla cultura del Comune di Milano, si è focalizzato sul ruolo centrale che la cultura ha assunto nello sviluppo urbano e nell’identità della città.
A partire dal riconoscimento del ruolo che numerosi soggetti privati (come imprese e fondazioni) hanno svolto nella progettazione delle celebri “week” milanesi (tra cui design week, fashion week, art week) e nel sostegno alle grandi istituzioni culturali (tra cui Teatro alla Scala, Piccolo Teatro, Triennale), l’Assessore ha sottolineato come il sostegno del privato non si ponga più solo come un’erogazione passiva, ma si inserisca all’interno di un processo co-creativo: negli anni sono stati coinvolti partner che hanno dimostrato un interesse autentico per la causa, con l’obiettivo di favorire una cooperazione consapevole di lungo termine volta a costruire infrastrutture culturali e civiche capaci di proiettare la città verso l’Europa.
Un altro punto centrale emerso dalla conversazione è stato il tema della misurazione dell’impatto culturale, anche in ottica della rendicontazione richiesta dal PNRR: non è sufficiente calcolare il ritorno economico diretto, poiché il vero impatto dell’arte è spesso sociale, aggregativo, trasformativo e i parametri econometrici attuali risultano inadeguati per questo scopo. Pertanto, proporre nuove metodologie di valutazione risulta fondamentale per rendere la cultura anche una leva strategica di sviluppo, non solo per le istituzioni pubbliche, ma anche per le fondazioni e le imprese private.
L’emersione di un nuovo paradigma: la cultura come leva strategica per l’impresa e la comunità
Il dialogo promosso da Deloitte Private e WeWealth mette in luce come il rapporto tra cultura e impresa stia rapidamente evolvendo. La filantropia culturale non è più soltanto una questione di mecenatismo individuale, ma si configura sempre più come un asset strategico che integra obiettivi di lungo periodo, sviluppo territoriale e responsabilità sociale. Un terreno fertile su cui le imprese italiane sono chiamate a investire con visione, contribuendo a costruire modelli di crescita sostenibile in cui il benessere collettivo e il patrimonio culturale diventano motori condivisi di valore

