“Filantropi Per Arte”: il nuovo dialogo tra imprenditoria e cultura

3 MIN
I visitatori esplorano una galleria museale ricca di statue di marmo, dipinti classici, dettagli dorati, alte colonne e un pavimento a motivi sotto un soffitto decorativo a volta.

Deloitte Private e WeWealth raccontano come la filantropia culturale sta ridefinendo il ruolo sociale dell’impresa

Indice

Nel panorama contemporaneo, la filantropia culturale rappresenta sempre di più un ponte tra responsabilità sociale e visione imprenditoriale; cultura e patrimonio artistico non sono semplici ornamenti simbolici di una società avanzata, ma pilastri fondamentali del suo sviluppo sostenibile. È da questa convinzione che nasce l’iniziativa “Filantropi per l’Arte”, promossa da Deloitte Private in collaborazione con WeWealth: un ciclo di tre interviste curate da Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader italiano, moderate da Teresa Scarale, caporedattrice Pleasure Asset di WeWealth, in conversazione con istituzioni pubbliche, imprenditori, collezionisti e operatori del settore, per raccontare come l’investimento in cultura stia diventando una concreta leva di sviluppo per la collettività.

I grandi patrimoni d’arte dei filantropi al servizio della comunità (con Clarice Pecori Giraldi)

Clarice Pecori Giraldi, ceo di CPG Art Advisory e ospite del primo episodio, ha evidenziato l’importanza dell’accessibilità al pubblico delle grandi collezioni private, potenziali vettori di spicco nella promozione del patrimonio artistico e culturale. Molte imprese italiane sono testimonianze efficaci di come la cultura possa entrare a pieno titolo nella vita d’impresa, pensando per esempio alla collezione Barilla, un immenso patrimonio ben integrato nello spazio aziendale, a beneficio diretto dei suoi dipendenti; o ancora alla Collezione Maramotti (eredità artistica di Achille Maramotti, patron di Max Mara) e alla Fondazione Elpis di Marina Nissim, il cui progetto “Una boccata d’arte” ha coinvolto negli anni numerosi artisti e borghi d’Italia.

Una leva fondamentale per la crescita della filantropia culturale risiede nel supporto fiscale dello Stato italiano alle attività filantropiche private in campo artistico, concretizzatosi in primis con l’introduzione dell’Art Bonus: questo strumento rappresenta un tentativo concreto per stimolare il mecenatismo e, a distanza di 10 anni dalla sua introduzione, numerosi privati lo hanno adottato, anche se con livelli di coinvolgimento diversi legati alla sensibilità individuale degli imprenditori. Altro elemento decisivo in tal senso è stato lo sviluppo della normativa sugli Enti del Terzo Settore, che consente ad oggi la piena deducibilità delle contribuzioni private, sulla scia dei modelli anglosassoni.

Nuove sensibilità

Si è osservato inoltre come la crescente sensibilità delle nuove generazioni rispetto ai temi sociali stia influenzando positivamente le imprese: oggi, molto più che nel passato, sempre più aziende si orientano verso principi ESG e considerano l’investimento culturale come parte integrante di una strategia sostenibile.

La recentissima evoluzione normativa sulla riduzione dell’aliquota IVA sugli scambi di opere d’arte in Italia è un ulteriore “incentivo fiscale” che darà dinamicità al settore e consentirà di aumentare le transazioni e la possibilità quindi che “nuovi filantropi”, che acquistano in trasparenza ed a condizioni fiscali più favorevoli, mettano a disposizione della collettività in “private collection” o con “comodati d’uso” le opere acquistate.

L’imprenditore filantropo e i “cerchi concentrici” (con Massimo Gianolli)

Il dialogo con Massimo Gianolli, amministratore delegato di General Finance e presidente de La Collina dei Ciliegi, si è incentrato sul ruolo dell’imprenditore-filantropo. L’approccio filantropico di Gianolli si fonda sull’idea dei “cerchi concentrici” e la sua attività in tal senso si articola in tre aree principali: il sociale, la formazione e il patrimonio artistico-culturale. Queste dimensioni sono vissute come parte integrante della figura dell’imprenditore, il cui ruolo civico è imprescindibile: è stata evidenziata la necessità, per l’imprenditore-filantropo, di un vero “impegno” nel costruire progetti di lungo periodo per riuscire ad essere presente costantemente sia sul piano interno all’impresa che su quello esterno.

Progetti come la scuola di ostetricia di Calongo in Uganda, l’orfanotrofio al Cairo e numerose iniziative territoriali in Italia dimostrano come un’azione coerente possa superare i confini geografici e culturali, restituendo valore ovunque, espandendosi come cerchi concentrici nell’acqua.

Anche durante questa conversazione si è ribadito quanto la normativa italiana sul Terzo Settore abbia facilitato la creazione di enti no-profit trasparenti, capaci di rendere tracciabili le attività e misurabili i risultati. Strumenti giuridico-patrimoniali adeguati, come il Daf (Donor Advised Fund) permettono oggi di mantenere controllo e visione strategica oltre che semplificare la gestione di iniziative filantropiche, dialogando in modo efficace con lo Stato e con gli stakeholder privati.

Filantropi per arte, il Modello Milano: Collaborazione, Identità, Futuro (con Tommaso Sacchi)

Proprio la città di Milano, citata come esempio virtuoso di sinergia tra pubblico e privato, è la protagonista dell’ultimo episodio del ciclo di interviste. Il dialogo con Tommaso Sacchi, assessore alla cultura del Comune di Milano, si è focalizzato sul ruolo centrale che la cultura ha assunto nello sviluppo urbano e nell’identità della città.

A partire dal riconoscimento del ruolo che numerosi soggetti privati (come imprese e fondazioni) hanno svolto nella progettazione delle celebri “week” milanesi (tra cui design week, fashion week, art week) e nel sostegno alle grandi istituzioni culturali (tra cui Teatro alla Scala, Piccolo Teatro, Triennale), l’Assessore ha sottolineato come il sostegno del privato non si ponga più solo come un’erogazione passiva, ma si inserisca all’interno di un processo co-creativo: negli anni sono stati coinvolti partner che hanno dimostrato un interesse autentico per la causa, con l’obiettivo di favorire una cooperazione consapevole di lungo termine volta a costruire infrastrutture culturali e civiche capaci di proiettare la città verso l’Europa.

Un altro punto centrale emerso dalla conversazione è stato il tema della misurazione dell’impatto culturale, anche in ottica della rendicontazione richiesta dal PNRR: non è sufficiente calcolare il ritorno economico diretto, poiché il vero impatto dell’arte è spesso sociale, aggregativo, trasformativo e i parametri econometrici attuali risultano inadeguati per questo scopo. Pertanto, proporre nuove metodologie di valutazione risulta fondamentale per rendere la cultura anche una leva strategica di sviluppo, non solo per le istituzioni pubbliche, ma anche per le fondazioni e le imprese private.

L’emersione di un nuovo paradigma: la cultura come leva strategica per l’impresa e la comunità

Il dialogo promosso da Deloitte Private e WeWealth mette in luce come il rapporto tra cultura e impresa stia rapidamente evolvendo. La filantropia culturale non è più soltanto una questione di mecenatismo individuale, ma si configura sempre più come un asset strategico che integra obiettivi di lungo periodo, sviluppo territoriale e responsabilità sociale. Un terreno fertile su cui le imprese italiane sono chiamate a investire con visione, contribuendo a costruire modelli di crescita sostenibile in cui il benessere collettivo e il patrimonio culturale diventano motori condivisi di valore

Domande frequenti su “Filantropi Per Arte”: il nuovo dialogo tra imprenditoria e cultura

Qual è l'obiettivo principale dell'iniziativa 'Filantropi per l'Arte'?

L'iniziativa mira a esplorare il ruolo della filantropia culturale come connessione tra responsabilità sociale e strategia imprenditoriale, evidenziando come cultura e patrimonio artistico contribuiscano allo sviluppo sostenibile della società.

Chi sono i promotori dell'iniziativa 'Filantropi per l'Arte'?

L'iniziativa è promossa da Deloitte Private in collaborazione con WeWealth, con interviste curate da Ernesto Lanzillo di Deloitte.

Qual è il ruolo degli imprenditori filantropi nel contesto culturale secondo l'articolo?

Gli imprenditori filantropi sono visti come figure chiave che, attraverso investimenti strategici nella cultura, generano benefici per l'impresa e la comunità, creando un circolo virtuoso di crescita e sviluppo.

Quale modello viene preso come esempio nell'articolo per la filantropia nell'arte?

L'articolo evidenzia il 'Modello Milano' come esempio di collaborazione, identità e futuro nella filantropia per l'arte, suggerendo un approccio integrato e orientato al progresso.

Come viene percepita la cultura nel nuovo paradigma descritto nell'articolo?

La cultura è vista come una leva strategica sia per l'impresa che per la comunità, non solo come un elemento decorativo, ma come un motore di crescita economica e sociale.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Roberta Ghilardi

Laureata con lode in Economia e Gestione dei Beni Culturali e dello Spettacolo, Roberta Ghilardi ha condotto un progetto di tesi presso il Museo del Novecento di Milano. Dopo un’esperienza di tirocinio presso Intesa Sanpaolo, è entrata in Deloitte nel 2017, dove oggi è manager nell’area Sustainability e membro della Service Line Offering Art & Finance di Deloitte Private. In Deloitte collabora a progetti in ambito di sostenibilità, anche connessi al mondo dell’arte e della cultura, e alla redazione dei Report Art&Finance a livello italiano ed internazionale.
È inoltre Cultore della Materia del corso Teorie del Mercato dell’Arte dell’Università IULM e ha contribuito a diverse pubblicazioni nel campo dell’arte e dei beni da collezione, oltre ad aver partecipato come Lecturer a lezioni presso l’Università IULM, l’Università Cattolica e l’Università di Pavia.

Non sai come far rendere di più la tua liquidità e accrescere il tuo patrimonio? Scrivici ed entra in contatto con l’advisor giusto per te!

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.

Articoli più letti

Ultime pubblicazioni

Magazine
Magazine N°90 – maggio 2026

Abbonati al magazine N°90 · Maggio 2026 · Mensile Influencer Magazine della Consulenza Patrimoniale Cover ...

Magazine N°89 – aprile 2026

We Wealth · Magazine N°89 Aprile 2026 Cover Story · Franklin Templeton pag. 24 L’infrastruttura ridisegna la finan...

Guide
Uno sfondo blu con un grande testo bianco che recita "2026 TOP 200 Advisor del Wealth" e un piccolo cerchio nero in basso con la scritta "WE wealth" in bianco.
Top 200 Advisor del Wealth – 2026
Copertina di una rivista intitolata "Auto Classiche" con un'auto sportiva d'epoca rossa su sfondo nero, con il sottotitolo "Collezionismo e Passione" e "Volume 2" in basso.
Auto classiche: collezionismo e passione
Dossier, Outlook e Speciali
Dossier aprile 2026
A man in a suit and tie on a magazine cover.
Outlook 2026 | We Wealth