PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Insurtech: le assicurazioni hanno paura

Insurtech: le assicurazioni hanno paura

Salva
Salva
Condividi
Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

18 Novembre 2020
Tempo di lettura: 2 min
Tempo di lettura: 2 min
Salva
  • Al momento il mercato delle insurtech vede 3 possibili realtà

  • Società che entrano sul mercato e diventano concorrente delle assicurazioni, chi da valore aggiunto  e gli intermediari che fornisco servizi all’ingrosso destinati ai piccoli

In Italia il mondo delle insurtech deve confrontarsi con compagnie di assicurazioni diffidenti e poco propense all’innovazione

Diffidenza, poco interesse verso il mondo delle start-up e il volere soluzioni immediate. Questo il contesto assicurativo con cui si devono confrontare le insurtech italiane. “Con le assicurazioni si fa fatica a collaborare. E non c’è tanto interesse a trovare un supporto all’innovazione. Cercano soluzioni di breve termine, con un riscontro immediato.

In tutto questo tralasciano il fatto che per fare innovazione ci vuole una dimensione di medio lungo termine” spiega Federico Santini executive chairman whoosnap durante l’evento “Milano festival delle assicurazioni 2020”. A tutto questo si aggiunge che le assicurazioni continuano ad avere paura nel condividere delle partnership. E quindi preferiscono un approccio difensivo piuttosto che investire sulle start-up e sul potenziale sviluppo di queste.

“Nei pochi casi in cui avviene il contrario (dove le assicurazioni si aprono al confronto) si riescono a trovare soluzioni innovative che poi finiscono sul mercato” conclude Santini.

In Italia dunque le insurtech non hanno vita facile, rispetto alle loro sorelle europee o americane. E a parlare sono proprio i numeri. Nel 2019 a livello mondiale si sono raccolti investimenti per 6 miliardi di dollari. Nei primi mesi del 2020 il trend sembra essere confermato. “E’ un mercato abbastanza nuovo per gli investitori” spiega Giancarlo Rocchetti, presidente club investitori. Ma in Italia ancora troppo sotto sviluppato. Se infatti le insurtech Usa hanno raccolto sui 4 milioni l’una in investimenti, le nostre hanno ottenuto solo le briciole. Dei 6 miliardi nel 2019 il 15% è arrivato in Ue e solo il 2% in Italia. Nel nostro paese gli investimenti sono stati 1/10 rispetto al Regno Unito e alla Germania. Cosa significa? Che nonostante le tecnologie e l’innovazione stiano vivendo un momento di centralità nel mondo assicurativo, a conti fatti, siamo indietro rispetto alle medie europee. E i primi mesi del 2020 stanno riconfermando lo stesso trend.

Simone Brandimarte, presidente italian insurtech association, ricorda come le nostre insurtech si trovano a competere in un ambiente molto più ampio di quello italiano. Quando si parla di innovazione, si è visto anche in passato, che si sono andati a creare dei player globali molto forti. E dunque nel medio lungo periodo la competitività di un insurtech tedesca arriverà ad avere ripercussioni anche sul mercato italiano. Ed è proprio per questo che bisogna investire nell’innovazione. Le tecnologie delle start-up non devono essere percepite come una minaccia per le assicurazioni. Piuttosto devono essere vista come un ampliamento. Con i prodotti giusti si potrebbe infatti riuscire a raggiungere fette di mercato che sono ancora sotto assicurate.

Quello che dunque bisognerebbe fare secondo Brandimarte è “predisporre gli investimenti necessari. Formare gli attuali impiegati assicurazioni a competenze digitali, lavorare su una nuova offerta, adeguare le normative, e sperimentare nelle start-up”.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:Digital TransformationAssicurazioni