Turismo e hospitality: l’Italia accelera tra luxury e investimenti

Edificio bianco su scogliera verde con mare blu e montagne sullo sfondo.

Record di arrivi, domanda internazionale in crescita e un’offerta sempre più orientata al luxury. Il turismo italiano cambia volto, mentre l’hospitality consolida il proprio peso tra le asset class del real estate

Il Belpaese, così come lo chiamavano già Dante e Petrarca, continua a conservare il suo fascino e ad attrarre turisti provenienti da tutto il mondo. È quanto emerge dall’ultimo “Hospitality Snapshot” realizzato dal dipartimento Research & Data Intelligence di Patrigest, parte di Gabetti Group

Il report, oltre a fotografare il record di arrivi registrato nel 2025, individua alcuni dei trend che stanno ridisegnando il turismo e l’ospitalità in Italia: dalla crescente domanda internazionale all’emergere di nuove destinazioni, soprattutto nel Sud, fino alla polarizzazione dell’offerta verso il segmento premium e luxury e alla crescita dell’extra-alberghiero. Sul fronte degli investimenti, l’Italia si conferma inoltre il quarto mercato europeo dell’hospitality

“Il turismo italiano continua a dimostrare una straordinaria capacità di crescita e attrazione”, osserva Luca Dondi, amministratore delegato di Patrigest | Gabetti Group. Una dinamica sostenuta, secondo Dondi, dalla domanda internazionale e dal crescente interesse degli investitori, mentre il mercato si orienta verso prodotti e servizi di maggiore qualità, con una forte espansione del luxury e delle formule ricettive gestite in chiave imprenditoriale.

Turismo in Italia: oltre 160 milioni di arrivi nel 2025

Nel 2025 il turismo ha contribuito all’economia italiana per circa 240 miliardi di euro, rappresentando il 13,2% dell’occupazione. Numeri che, stando alle stime dell’ENIT (Ente Nazionale Italiano per il Turismo) sono destinati a toccare, entro il 2035, i 282 miliardi di euro, con un contributo all’occupazione del Paese che sfiorerà il 16%. 

Nel 2025 sono stati oltre 160 milioni gli arrivi registrati in Italia (+15% sul 2024), con una percentuale di turisti stranieri che ha superato – per la terza volta consecutiva – quella domestica, rappresentando il 55% del totale degli arrivi. E nei primi mesi del 2026 i volumi turistici sono rimasti sostanzialmente stabili.  

Nel 2025 è inoltre aumentata la quota dei viaggiatori stranieri arrivati in Italia via aereo e treno, a fronte di una diminuzione di quelli giunti in automobile o via mare. L’andamento del traffico aeroportuale, in particolare, “rappresenta uno degli indicatori più importanti dello stato di salute del turismo italiano”, ha commentato Nico Di Benedetto, Head of Alternative Investments di Great | Gabetti Group, sottolineando la crescita importante di alcuni scali del Sud Italia, come Napoli, Catania, Palermo e Bari e un cambiamento nelle geografie turistiche che guardano sempre di più al versante meridionale dello Stivale. 

Mare per gli italiani, grandi città per gli stranieri

Gli italiani continuano a preferire il mare, mentre per i turisti stranieri le grandi città custodiscono l’attrattività maggiore. 

Nel 2025, secondo il report di Patrigest e i dati Istat, 25,8 milioni di italiani hanno scelto di spostarsi nelle località marittime, contro i 21,2 milioni di turisti stranieri. Il trend si inverte se si considerano gli arrivi nelle grandi città che hanno registrato la variazione maggiore nel numero di arrivi, rispetto al 2019, con un +28% nel 2025 e oltre 31 milioni di presenze internazionali a fronte dei quasi 12 milioni di italiani. Seguono le località a vocazione culturale e paesaggistica, che rappresentano il 17% degli arrivi e il 14% delle presenze. Destinazioni scelte da 15 milioni di stranieri e quasi 13 milioni di italiani. 

Dal Sud ai laghi: cambiano le geografie del turismo

L’indagine di Patrigest ha evidenziato anche i trend emergenti e le mete predilette dai turisti internazionali e da quelli domestici. 

Nel primo caso, Roma (39,7 milioni di presenze, +83% sul 2019) e Milano (13,8 milioni, +71% sul 2019) restano le città con il maggior appeal per il turista straniero, seguite da Venezia e accompagnate da alcune destinazioni emergenti del Sud Italia, tra cui Palermo, Catania e Bari, che ha registrato l’aumento più significativo sul 2019 con un +290% di presenze internazionali. 

Tra le località di villeggiatura, il Lago di Garda resta la preferita, con 23,5 milioni di presenze nel 2025, seguita dalla Riviera Romagnola e dalla Val Pusteria. A queste si aggiungono anche il Salento, la Valle d’Itria e il Lago di Como, identificate da Patrigest tra le new destinations.  

Dove si concentra il turismo domestico

Guardando invece alle singole destinazioni preferite dalla domanda domestica, Roma si conferma regina indiscussa del 2025. La città eterna lo scorso anno ha registrato 10,6 milioni di presenze e un +3,1% sul 2019, seguita da Milano con 3,9 milioni (-10% sul 2019) e Torino, con 2,4 milioni (-0.6% sul 2019). 

La Riviera Romagnola resta la destinazione di villeggiatura più amata anche dagli italiani, seguita dalla Maremma Toscana e Laziale e dal Salento che ha registrato lo scostamento maggiore sul 2019 con un +37,6% di presenze e un totale di 6,1 milioni di presenze lo scorso anno. Tra le new destinations figurano le Isole Eolie, la Val di Fassa e Fiemme e la zona piemontese delle Langhe e del Roero

Hospitality in Italia: cresce l’offerta di fascia alta

Un altro aspetto evidenziato dal report di Patrigest è la crescita del settore alberghiero e, nello specifico, del segmento premium. Gli hotel a cinque stelle hanno registrato un +46% sul 2019, a cui si aggiunge un +5% nell’ultimo anno, seguiti dalla fascia a quattro stelle, in crescita del 13% sul 2019 e del 4% sul 2024. 

Numeri che confermano una progressiva polarizzazione dell’offerta alberghiera verso l’alto di gamma, a fronte della contrazione delle categorie inferiori. Le strutture a una stella hanno registrato un -10%, quelle a due stelle -9%, al terzo posto le strutture a tre stelle con un -0,4%. 

Sono dati che, secondo gli esperti di Patrigest, confermano un trend che andrà via via consolidandosi nei prossimi anni. Entro il 2029, infatti, sono previste circa 270 nuove aperture, il 39% delle quali nel segmento luxury, con Roma e Milano tra i mercati più dinamici. 

Extra-alberghiero e affitti brevi continuano a crescere

Ma la crescita dell’intero comparto sta beneficiando anche di un altro trend: il boom dell’extra-alberghiero che comprende tutte quelle strutture ricettive non classificabili come alberghi. A trainare il comparto sono soprattutto gli alloggi in affitto, sostenuti anche dalla diffusione degli affitti brevi: rispetto al 2019 sono cresciuti del 33% e rappresentano oggi l’89% delle strutture extra-alberghiere e il 61% dei posti letto. Gli agriturismi e le case per ferie hanno registrato un incremento del 10%, campeggi e villaggi un +9%, B&B +3%

La crescita dell’extra-alberghiero è stata trainata soprattutto dalla domanda internazionale: negli ultimi vent’anni gli arrivi stranieri nel comparto sono aumentati del 382%, contro il +52% registrato nell’alberghiero, con un’ulteriore accelerazione nel 2025. 

Investimenti hospitality: l’Italia è quarta in Europa 

La crescita dei flussi turistici e l’evoluzione dell’offerta si riflettono anche sul mercato degli investimenti immobiliari, dove l’hospitality continua a rappresentare una delle asset class più dinamiche. 

Il volume totale delle transazioni in Europa ha superato i 25 miliardi di euro nel 2025 (+15% rispetto al 2024), toccando il livello più alto dal 2019. 

A livello geografico, il Regno Unito resta il principale mercato europeo – a dispetto del lieve calo del 6% registrato lo scorso anno. Seguono la Spagna, la Francia e al 4° posto l’Italia che copre circa il 9% degli investimenti nell’hospitality europeo, pari a 2,2 miliardi di euro nel 2025. 

Nel primo semestre del 2026 gli investimenti immobiliari complessivi in Italia hanno raggiunto il volume record di 7,3 miliardi di euro, in crescita del 37% rispetto allo stesso periodo del 2025. In questo quadro, l’hospitality ha rappresentato il 16% dei volumi, con quasi 1,2 miliardi di euro investiti. Pur registrando un calo del 10% rispetto all’eccezionale primo semestre dello scorso anno, il segmento continua a mostrare una forte polarizzazione verso l’alto di gamma: circa l’85% degli investimenti ha interessato strutture a quattro e cinque stelle.

Milano e Roma guidano il mercato 

Gli asset non operativi rappresentano una parte importante del volume investito nel settore e nel nostro Paese. Infatti, circa un terzo degli investimenti è stato indirizzato verso strutture da ristrutturare, convertire e sviluppare. Milano e la sua area metropolitana hanno rappresentato il 30% del volume investito nell’hospitality nel primo semestre del 2026, Roma invece ha assorbito oltre il 20%

Accanto a Milano e Roma, l’interesse degli investitori si sta estendendo anche alla costa siciliana, al Lago di Como e alle destinazioni alpine di lusso del Trentino-Alto Adige e della Valle d’Aosta. 

La crescita dei flussi e degli investimenti non significa però che le opportunità saranno distribuite in modo uniforme. Nei prossimi anni, secondo Patrigest, il turismo italiano sarà sempre più internazionale, mentre il cambiamento climatico e l’evoluzione delle abitudini di viaggio potrebbero favorire le stagioni intermedie e ridisegnare ulteriormente la mappa delle destinazioni più attrattive. Per operatori e investitori, la capacità di leggere in anticipo questi spostamenti diventerà quindi sempre più rilevante. “Chi saprà anticipare questi cambiamenti sarà nella posizione migliore per cogliere le opportunità del prossimo ciclo di sviluppo del settore”, conclude Di Benedetto. 

di Paola Ragno

Giornalista pubblicista e Senior Content Editor di We Wealth, è laureata in Mediazione linguistica e interculturale presso l’Università degli Studi di Bari. In We Wealth cura lo sviluppo di prodotti multimediali e redazionali, per l’online e il cartaceo. Nel passato ha lavorato e collaborato anche con Class CNBC.

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