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Italia rischio patrimoniale: sì o no?

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

09 Aprile 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Emanuele Grippo e Massimiliano Campeis hanno spiegato come potrebbe essere ideata una patrimoniale e i rischi ad essa legati

  • Se non sarà nel 2020 si potrebbe ritornare sul tema tra due o tre anni. E la tassa di successione? Anche quella potrebbe essere ritoccata al rialzo

Da giorni, si parla di una possibile patrimoniale. Il governo non si è ancora sbilanciato più di tanto ma non ha smentito del tutto la notizia. C’è davvero il rischio patrimoniale? E che effetti avrebbe sull’economia?

Patrimoniale all’orizzonte. Da giorni, diversi esponenti politici e non parlano di patrimoniale e di come gli italiani potrebbero aiutare l’Italia in questo momento. Ma il governo starà veramente pensando di mettere in atto una patrimoniale oppure è solo uno spauracchio?

“Dal mio punto di vista che ci sia il rischio, essendo un governo di sinistra con matrice Cinque stelle, c’è. Credo però che sia la soluzione più sbagliata in assoluto”, dichiara Emanuele Grippo, socio dello studio Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners. E infatti in questo momento di emergenza sanitaria e anche economica deprimere ancora di più il sistema Italia con un’ulteriore tassa sarebbe un errore. Servirebbero più incentivi e stimoli fiscali per cercare di far ripartire l’economia. Se però proprio la si vuole fare, spiega Grippo, questa deve essere impostata più come un “patto per il futuro”. E dunque il governo dovrebbe mettere nero su bianco gli obiettivi da raggiungere con i soldi che ricava dalla nuova tassa.

A questo punto si innesca però un problema di fiducia, perché si chiederà agli italiani di dare parte dei loro risparmi al governo per mettere in pratica determinati punti programmatici. Ma questo esecutivo ha la fiducia degli italiani? Gli italiani affiderebbero i loro soldi a Conte o Di Maio? Ma soprattutto, siamo così sicuri che un’imposizione sul patrimonio possa far ripartire il Paese? Perché è di questo che si sta parlando. I soldi che gli italiani darebbero al governo sarebbero sufficienti a mettere in moto un’economia in ginocchio? Probabilmente no. Sarebbe solo una goccia in mezzo al mare che andrebbe a deprimere ulteriormente l’economia nazionale e non aiuterebbe. “Lo stato in questo momento si deve indebitare. Non è il momento di chiedere soldi agli italiani”, tuona Grippo. Dello stesso avviso è Massimiliano Campeis, managing partner dello studio Avvocati Campeis, che sottolinea: “Non so quanto sarebbe utile applicare nell’immediato una patrimoniale”. Potrebbe però essere che “in un secondo momento, finita l’emergenza, il governo possa pensare di introdurne una”. Opinione simile per Grippo che ne ipotizza una fra due o tre anni, dopo che l’economia si sarà ripresa e  la gente avrà recuperato un po’ di stabilità.

Campeis avanza inoltre un’altra possibilità “alternativa” alla patrimoniale. Un aumento delle imposte di successione e donazione, per allineare l’Italia al resto dell’Europa. Anche in questo caso la mossa non è di facile decisione dato che subentrano altri temi, uno su tutti: la competitività dell’Italia a livello di fiscalità internazionale. Non è infatti un mistero che una tassa di successione così bassa, come quella italiana, ha attirato negli anni diversi stranieri sul suolo italiano per poter godere di questa legislazione. E se si pensa che in paesi (come il Regno Unito, dove la tassa sfiora quasi il 50% del patrimonio) si può ben capire il motivo.

E dunque non resta che capire come e se ci sarà l’introduzione di una nuova tassa o l’aumento di quelle già esistenti in un immediato futuro.

Giorgia Pacione Di Bello
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