Le Magnifiche Sette sono come le Nifty 50 o è solo hype?

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Non è una novità che l’azionario americano offra molto interessanti opportunità, ma le Magnifiche Sette sembrano aver catalizzato tutta l’attenzione del mercato. Ne vale veramente la pena? Parola a Capital Group

Oggi come cinquant’anni fa non sono pochi gli investitori che guardano agli Stati Uniti e alle ottime performance delle sue società chiedendosi se valga veramente la pena aprire il portafoglio anche verso il vecchio contenente e gli emergenti, rimettendo di nuovo in dubbio il concetto di investire a livello globale. Ma l’azionario statunitense, merita davvero tutto questo hype?

Nifty 50 e Magnifiche Sette: cugine alla lontana

Quando si parla di azionario statunitense, non ci sono dubbi che le protagoniste indiscusse degli ultimi mesi siano state le Magnifiche Sette (Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla) e queste vengono spesso paragonate alle Nifty 50 che avevano conquistato il mercato negli anni ’60. Rob Lovelace, gestore di portafoglio azionario di Capital Group, è convinto che ci siano diversi punti in comune, rafforzando la posizione delle azioni più richieste del 2023.

In entrambi i casi, si tratta di gruppi malleabili, che sono quindi esposti a cambiamenti di formazione, anche meno rari di come si possa pensare. Da parte loro le Nifty 50 non erano esattamente cinquanta e quelle che oggi sono conosciute come le Magnifiche Sette erano nate come le FANGS (Facebook, Amazon, Netflix e Google) prima e le FAANGS (con l’aggiunta di Apple) poi, e già si inizia a parlare dell’uscita di Tesla da questo gruppo. Inoltre, come negli anni ’60 “si trattava di buone aziende, raggruppate semplicemente per le loro ottime performance, che rappresentavano proprio ciò che queste avevano in comune”, lo stesso potrebbe rivelarsi vero anche per i nuovi super titoli di Wall Street.

Ma quali sono le implicazioni di questo? Secondo l’esperto, così come le Nifty 50 hanno agito contro corrente rispetto ad altri grandi nomi durante la crisi finanziaria globale, rimanendo stabili e in salute, lo stesso potrebbe accadere alle Magnifiche sette.

Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla hanno tra loro storie molto diverse, ma tutte stanno registrando buoni risultati, ognuna spiccando in un segmento specifico del mercato. Il consiglio è quello di stare attenti, facendo una ricerca molto approfondita sui fondamentali di ogni azienda, così da comprendere al meglio le opportunità offerte da ciascuna di queste.

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Settore tecnologico: una rivoluzione che supera i suoi confini

Guardando alle Magnifiche Sette vi è una certezza, i titoli tecnologici stanno andando a ruba e il loro potenziale è ancora molto lontano dall’essere stato raggiunto. L’informatica quantistica, ad esempio, sta subendo un’accelerazione senza precedenti, in grado di sovvertire lo status quo. I nuovi computer quantistici hanno il potenziale di spazzare via tutte le tecnologie di crittografia, sostituendole con processi molto rapidi e automatici, rivoluzionando così il campo della sicurezza. Ovviamente una trasformazione di tale portata porterà con sé anche dei rischi: mentre le società più giovani e rapide ad adattarsi ne trarranno vantaggio, altre potrebbero subire un mutamento sfavorevole. “In aree dove potrebbero verificarsi cambiamenti negativi i corsi azionari devono incorporare uno sconto per tenere conto di tale rischio. Ciò potrebbe portare a una riduzione nel tempo dei multipli dei titoli di alcune società del settore tecnologico man mano che queste entreranno in una fase di post-crescita, passando da leader globali ad aziende medie”, spiega l’esperto.

Questo non significa che i grandi nomi di oggi saranno destinati a scomparire, bensì starà alla loro sensibilità trasformarsi e abbracciare la venuta delle nuove tecnologie in tempo. Un esempio tra tutte è quello di TSMC: senza dubbio il mercato dei microchip non sarà destinato a rallentare a breve, ma muovendosi d’anticipo il gigante taiwanese sta investendo in Germania, Giappone e Stati Uniti, così da creare una diversificazione, ripensando il proprio modo di affrontare i rischi.

Inoltre, sarebbe sbagliato e incredibilmente limitante concentrarsi unicamente sul settore tech: ormai non esistono più comparti completamente indipendenti dalle nuove tecnologie, e quindi anche lì è possibile trovare nuove interessanti opportunità. Un’area che secondo Lovelace sta entrando in un periodo entusiasmante è quella del settore farmaceutico e sanitario: “Grazie al progresso tecnologico, ad esempio, possiamo ormai valutare l’efficacia dei farmaci prima che vengano somministrati. Nel comparto farmaceutico e in quello biotecnologico ravvisiamo opportunità tra aziende che vantano pipeline terapeutiche ampie, variegate e in rapida espansione. Da qui a cinque anni l’area sanitaria e dello sviluppo di farmaci potrebbe apparire piuttosto diversa”.

Insomma, anche in un contesto di cambiamento epocale, dove i trend del commercio globale si stanno radicalmente trasformando e la grande era della globalizzazione sembra tornare sui suoi passi, è possibile godere di incredibili margini di crescita, basta guardare con attenzione a quello che offre il mercato, non soffermandosi solo su aziende che sembrano già arrivate, ma a che a quelle in grado di adattarsi ai cambiamenti.

di Matilde Sperlinga

Giornalista, in We Wealth si occupa di mercati, con un focus su geopolitica e venture capital. Laureata in Scienze Politiche e Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Domande frequenti su Le Magnifiche Sette sono come le Nifty 50 o è solo hype?

L'articolo suggerisce che le 'Magnifiche Sette' siano paragonabili alle 'Nifty 50' in termini di performance e potenziale di investimento?

L'articolo introduce il paragone tra le 'Magnifiche Sette' e le 'Nifty 50', definendole 'cugine alla lontana'. Questo suggerisce che, sebbene ci siano delle somiglianze nel suscitare interesse tra gli investitori, non sono necessariamente identiche in termini di performance o caratteristiche.

Qual è il dubbio principale degli investitori riguardo all'azionario statunitense menzionato nell'articolo?

Il dubbio principale degli investitori riguarda se l'azionario statunitense meriti l'attuale 'hype' e se valga la pena concentrare gli investimenti su di esso, mettendo in discussione il concetto di investimento globale. Questo solleva interrogativi sulla convenienza di investire anche nel 'vecchio continente' e nei mercati emergenti.

In che modo il settore tecnologico viene descritto nell'articolo in relazione alle performance delle società statunitensi?

Il settore tecnologico è presentato come una 'rivoluzione che supera i suoi confini'. Questo implica che la sua influenza e le sue performance non sono limitate al solo settore, ma si estendono e influenzano in modo significativo le ottime performance generali delle società statunitensi.

L'articolo affronta la questione dell'investimento globale in relazione alle performance dell'azionario statunitense?

Sì, l'articolo solleva il dubbio se, di fronte alle ottime performance delle società statunitensi, valga la pena investire anche nel 'vecchio continente' e nei mercati emergenti, rimettendo in discussione il concetto di investire a livello globale.

Qual è la principale domanda che l'articolo pone riguardo all'azionario statunitense?

La principale domanda che l'articolo pone è se l'azionario statunitense meriti davvero tutto l'entusiasmo e l'attenzione che sta ricevendo, ovvero se l'attuale 'hype' sia giustificato.

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