Green bond: i punti di forza di un portafoglio più verde

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Il desiderio di agire contro il cambiamento climatico è sempre più forte e questo è chiaro anche dalle scelte degli investitori. Ma vale davvero la pena investire in obbligazioni verdi? La view di Goldman Sachs Asset Management

Per guidare la transizione verso un’economia sostenibile e portare avanti i progetti che accelerano questa rivoluzione green sono necessari ingenti capitali. Il mercato obbligazionario rappresenta un tassello decisivo per implementare la transizione climatica e i green bond (obbligazioni verdi) rappresentano un’opzione convincente per gli investitori che mirano a ridurre l’impronta di carbonio dei loro portafogli. Dal 2016 al 2021 il mercato dei green bond, ossia obbligazioni che finanziano progetti legati all’ambiente, è aumentato del 90% ogni anno. A testimoniare il forte appetito degli investitori verso questa tipologia di obbligazioni è la raccolta record di 12 miliardi di euro del primo green bond dell’UE, emesso nel 2021, che ha attratto ordini pari a oltre 11 volte il quantitativo emesso.

Secondo Goldman Sachs Asset Management (GSAM), “la transizione verso un’economia sostenibile non è più un obiettivo astratto: aziende, governi e istituzione sovranazionali stanno sviluppando nuove tecnologie all’avanguardia che permetteranno di accelerare il passaggio all’energia pulita”. Certo, la strada è ancora lunga: Swiss Re Institute stima che sarà necessario un investimento medio annuale di 9,4 mila miliardi di dollari da oggi fino al 2050. Un dato che fa intravvedere l’enorme potenzialità di questo trend.

I green bond prendono posto nel portafoglio

Le obbligazioni verdi hanno la stessa struttura dei bond tradizionali, sono disponibili sia investment grade (di qualità elevata) che non, anche se la maggior parte dei green bond corporate sono investment grade. Inoltre, non presentano alcuna differenza significativa in termini di rendimento rispetto ai bond tradizionali. La differenza sta nell’avere un altro obiettivo oltre al guadagno: finanziare progetti o attività con chiari propositi di tutela dell’ambiente.

Sostituire parte del portafoglio obbligazionario con green bond può avere benefici che vanno anche oltre il supporto degli obiettivi climatici. Le obbligazioni verdi possono infatti finanziare attività come gli edifici green che nel tempo potrebbero evidenziare un rischio di credito inferiore.

Grazie allo sviluppo di linee guide specifiche da seguire su base volontaria, i green bond stanno diventando sempre più trasparenti, guadagnando anche una maggiore credibilità. L’unica zona d’ombra che rimane è quella legata al fenomeno del greenwashing (ovvero quella strategia di comunicazione che presenta come ecosostenibili le proprie attività, cercando di occultarne l’impatto ambientale negativo). Ma per limitare questa pratica scorretta ci si sta già muovendo creando una regolamentazione ancora più rigida in questo senso.

Chiarito il concetto, all’investitore conviene inserire nel proprio portafoglio delle obbligazioni verdi? Secondo Bram Bos, lead portfolio manager for green, social and impact bonds di Goldman Sachs Asset Management, la risposta non può che essere positiva: “I green bond, infatti, non comportano nessun costo aggiuntivo rispetto ai titoli obbligazionari convenzionali, e anzi aiutano a migliorare l’impatto che il portafoglio ha sull’ambiente”.
Si tratta di una buona opzione di investimento anche nel lungo termine. Infatti è probabile che in un prossimo futuro verrà introdotta una tassazione sul carbonio, che bloccherà alcuni asset troppo inquinanti. Inoltre, vale la pena considerare che i green bond sono spesso supportati da incentivi fiscali, fattore che potrebbe aiutare ad aumentare il loro rendimento reale.

L’impatto positivo sull’ambiente ha un costo?

Una delle principali preoccupazioni per gli investitori è il cosiddetto greenium o green premium, ovvero la paura che investire in green bond porti con sé un costo per la performance finanziaria. L’idea è che le obbligazioni verdi possano performare peggio rispetto ai bond convenzionali con lo stesso rating e la stessa maturità. “In teoria, non esiste alcuna ragione per cui essere ‘verde’ debba impattare sul prezzo delle obbligazioni”, spiega Bos. E se è vero che i green bond hanno qualche costo aggiuntivo, dato dalla necessità di una revisione da parti terze e di certificazioni, si tratta comunque di un importo in continua diminuzione. I settori meno sviluppati dell’obbligazionario verde sono quelli in cui il greenium rimane a livelli più alti, ma se guardiamo al mercato nella sua interezza il green premium si sta riducendo considerevolmente negli ultimi anni.

Nonostante la forte volatilità e l’aumento dei tassi di interesse che nel 2022 hanno causato un rallentamento nell’offerta di nuovi green bond, Goldman Sachs Asset Management stima che quest’anno verranno emessi 600 miliardi di euro di obbligazioni verdi, portando il mercato a valere più di 2.000 miliardi di euro, anche grazie alla svolta green che obbligazioni sovrane e corporate stanno prendendo.


Approfondisci la visione di Goldman Sachs Asset Management

Fonte: Goldman Sachs Asset Management, Gennaio 2023.

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