Un gioiello del 1858 e uno nato nel 2026 possono parlare la stessa lingua? È la scommessa di Boucheron, che dal 9 al 18 ottobre trasforma le sale di Christie’s al Rockefeller Center di New York in una monografia da attraversare. Boucheron: In Focus – A Monograph of a Visionary riunisce un’ottantina di creazioni, fra pezzi storici e alta gioielleria contemporanea, ordinate non secondo la cronologia ma secondo i quattro capitoli che definiscono la Maison fin dalla fondazione: architettura, natura, couture e innovazione. In più, per la prima volta negli Stati Uniti, la nuova collezione Carte Blanche Human Being, svelata a Parigi a luglio.
Boucheron e Christie’s a New York, un corteggiamento lungo 160 anni.
L’apertura al pubblico è stata preceduta, l’8 ottobre, da un cocktail nelle sale della casa d’aste. E il legame con il Nuovo Mondo, ricorda l’amministratrice delegata della maison Hélène Poulit-Duquesne, è più antico di quanto la presenza fisica lasci supporre: «I primi clienti americani compaiono nei libri degli ordini di Boucheron già nel 1865 e nel 1903 Louis Boucheron aprì un ufficio a New York per mantenere questi stretti legami. Eppure, solo nel 2024 abbiamo aperto la nostra prima boutique americana, su Madison Avenue». Di qui il peso della mostra, «una nuova, importante tappa» del percorso statunitense.
Poulit-Duquesne spiega anche la formula scelta: una monografia, «dedicata a un unico soggetto ed esplorata in profondità», che invece di seguire le date costruisce il racconto «attorno al significato, alle idee e allo spirito che definiscono chi siamo». L’obiettivo dichiarato è far capire ai visitatori americani che Boucheron «non è un museo del passato, ma una maison il cui spirito pionieristico è rimasto coerente per 168 anni».
Quando le sale d’aste custodiscono la memoria
All’ingresso accoglie i visitatori una linea del tempo con le date che hanno segnato la Maison. Dentro quella storia ne scorre un’altra, condivisa con Christie’s: negli anni la casa d’aste ha gestito alcune delle creazioni più iconiche di Boucheron, come una collana a sciarpa realizzata per l’Esposizione internazionale delle arti decorative e industriali moderne del 1925 e una tiara di smeraldi e diamanti creata per Lady Harcourt nel 1920.
Un rapporto che Bonnie Brennan, amministratrice delegata di Christie’s, rivendica: «Da 260 anni Christie’s ha il privilegio di mettere in contatto collezionisti appassionati con oggetti unici, rari ed eccezionali», e Boucheron è stata «una presenza apprezzata nelle nostre gallerie di tutto il mondo». Alla base della collaborazione, aggiunge, c’è «un insieme di valori condivisi: il rispetto profondo per l’arte, un impegno senza compromessi verso l’eccellenza artigianale e la convinzione che la bellezza abbia il potere di trascendere il tempo».
Parigi, istruzioni per l’uso
La prima sezione trasforma l’architettura parigina in linguaggio creativo. Dal Palais-Royal, dove Frédéric Boucheron aprì la prima boutique nel 1858, al numero 26 di Place Vendôme, dove insediò la Maison nel 1893 (primo fra i grandi gioiellieri del suo tempo ad approdare sulla piazza), linee, volumi e luce della città hanno nutrito le creazioni, dalla modernità haussmanniana alla geometria audace del Déco.

Il confronto più eloquente è fra una spilla del 1925 in oro bianco, platino e diamanti, espressione pura di quell’Art Déco che proprio all’esposizione parigina di quell’anno prese il nome, e la collana Lavallière in onice, lacca nera, diamanti e oro bianco con cui la direttrice creativa Claire Choisne ha riletto quell’estetica quasi un secolo dopo, nella collezione di alta gioielleria Histoire de Style “Art Déco” del 2021. Dalla stessa serie arriva il Col Émeraudes, che allinea 28 smeraldi colombiani a taglio smeraldo per 24,59 carati, incorniciati da onice e cristallo di rocca.
Grazie a Boucheron e Christie’s tiara torna a casa a New York
Nella sala dedicata alla natura, «viva, realistica, indomita», si misura la distanza fra Frédéric Boucheron e i suoi contemporanei: lui vi trovava un’ispirazione inesauribile, e la Maison ha affinato il dono di dare vita a flora e fauna con un realismo raro. Ne è prova una spilla a forma di cervo volante in oro giallo e bianco, rubini e diamanti, datata intorno al 1889.

Il pezzo con la storia più romanzesca è però una tiara del 1924 in platino e diamanti, sagomata come un ramo: il regalo di nozze per Doris Harcourt da parte della madre, Mary Ethel, viscontessa Harcourt, pronipote di John Pierpont Morgan e fra le collezioniste più devote della Maison. Poco più di un secolo dopo, il gioiello è rientrato nella collezione privata di Boucheron. Accanto, la collana Question Mark a foglie d’edera in oro bianco e smeraldi, che Choisne ha reinterpretato con precisione iperrealista in omaggio al primo Question Mark, disegnato nel 1879.
Se l’oro diventa stoffa
Figlio di un commerciante di tessuti, Frédéric Boucheron portò la stoffa nel Dna della Maison. Nella sezione couture fiocchi, intrecci e gros-grain raccontano il gioiello come estensione naturale dello stile personale, da indossare con la disinvoltura di un abito. Il simbolo è una collana del 1959 in oro giallo, platino e diamanti: un nastro annodato sul davanti, con il fiocco bordato di diamanti e le estremità che ricadono leggere, in un oro lavorato come un tessuto, così morbido da far dimenticare il metallo.

La stessa duttilità ritorna nella collana The Silhouette, dalla collezione Histoire de Style di quest’anno, «Nom: Boucheron, Prénom: Frédéric»: oro bianco e diamanti, fra cui due rotondi D IF da 2,57 e 2,59 carati, in una scultura che asseconda il corpo e ne segue il movimento. Si porta in sei modi diversi, dalla collana con doppio ornamento da spalla alla coppia di bracciali.
Fiori eterni e scarti industriali
Nella sezione innovazione i confini sono fatti per essere superati, ma mai per amore della novità in sé: sempre al servizio dell’emozione. Lo dimostrano i Fleurs Éternelles della collezione di alta gioielleria «Nature Triomphante» del 2018, fiori veri cristallizzati con la tecnologia per durare per sempre, una prima assoluta per la Maison e per l’alta gioielleria. E la spilla Jack de Boucheron Ultime, in Cofalit, materiale nerissimo ricavato da rifiuti industriali riciclati, tagliato, lucidato e incastonato con la cura riservata a una pietra preziosa.

Uno spazio a parte spetta a «Impermanence», la Carte Blanche del 2025, l’omaggio più personale di Choisne alla natura: composizioni botaniche che sfumano dal bianco al nero come la luce che si spegne, realizzate con la stampa 3D ad altissima risoluzione, un’incastonatura dei diamanti messa a punto per l’occasione e materiali come il Vantablack, fra i più scuri mai prodotti.
Che cosa c’è di più prezioso?
Ogni anno Boucheron presenta due collezioni di alta gioielleria: Histoire de Style rilegge il patrimonio della maison con sguardo contemporaneo, Carte Blanche lascia a Choisne la libertà di spingere più in là i confini del gioiello e di interrogarsi sul senso stesso della preziosità. Quest’anno la risposta è l’essere umano.
Human Being si articola in cinque parure che celebrano la somiglianza che ci unisce e le differenze che rendono ognuno unico. Un’unica forma attraversa tutte le creazioni, ma ciascuna chiama in causa un saper fare diverso: il cristallo di rocca e la resina di origine biologica di Rain, la morganite di Light, l’onice e la lacca nera di Checkers, il quarzo fumé di Tattoo, il quarzo rosa e la micropittura di Flower. Più ci si avvicina, più affiorano dettagli, come nelle persone. Il manifesto della collezione sta tutto in una formula: celebrare l’essere, anziché l’apparire.
Per Boucheron, dieci giorni a Manhattan da Christie’s
Le porte della galleria restano aperte dal lunedì al sabato dalle 10 alle 17, la domenica dalle 13 alle 17. Fondata nel 1858 e cresciuta sotto la guida di quattro generazioni di discendenti diretti del fondatore, Boucheron conta oggi oltre cento boutique nel mondo e fa parte del gruppo del lusso Kering.

