Il contesto e il fallimento del primo tentativo (1720–1766)
Quando la Sardegna passò sotto il dominio sabaudo nel 1720, la nuova dinastia scelse di mantenere intatti gli antichi ordinamenti, le leggi e i privilegi locali. Tuttavia, sotto il regno di Carlo Emanuele III, il sistema monetario dell’isola versava in una profonda confusione: in circolazione si trovavano monete di ogni tipo, spesso svalutate, alterate o persino contraffatte. Per portare ordine, il sovrano promosse un’importante riforma unificatrice, ritirando il vecchio conio e introducendo le monete di rame, che agevolarono le transazioni in oro e argento.
Nel frattempo, in Piemonte venivano emessi i primi biglietti di credito dal 1745. Queste norme non vennero però estese alla Sardegna, non ritenendo la popolazione pronta al cambiamento. Il primo vero tentativo di introdurre la cartamoneta nell’isola risale al 25 febbraio 1766, quando il viceré Francesco Luigi Costa della Trinità propose la creazione di un Monte di Soccorso a Cagliari. Per finanziarlo senza ricorrere a prestiti esteri, si voleva dotarlo di biglietti di credito verso le Regie Finanze. Tuttavia, il 22 agosto 1766, lo Stamento Ecclesiastico oppose un netto rifiuto unanime, temendo le inevitabili conseguenze economiche negative nel cuore del Regno.

Lire 50 del 1780, non emesso
Le tre emissioni e l’imposizione del corso forzoso (1780–1793)
Sotto la spinta di gravi difficoltà finanziarie e della forte penuria di metallo prezioso, causata dalle carestie che avevano costretto l’isola a importare grano dalla penisola pagando in moneta sonante, il governo sabaudo decise infine di emettere cartamoneta:
- Prima emissione (29 settembre 1780): un Regio Editto ordinò la creazione di biglietti da 50 lire sarde per un ammontare totale di 1,5 milioni di lire, mettendone subito in circolazione 6.000 (pari a 300.000 lire sarde). Ai biglietti fu imposto il corso legale obbligatorio: nessuno poteva rifiutarli o svalutarli, e vennero vietate, sotto pena di multe severissime e del bando, le clausole che esigevano pagamenti in contanti. Per garantire le piccole spese, si istituì un Banco di cambio presso la Tesoreria Generale per convertire fino a 5.000 lire a settimana.
- Seconda emissione (11 settembre 1781): illuso dall’iniziale e apparente successo dei biglietti, il governo emise tagli più piccoli da 5 scudi sardi (12,50 lire sarde) per un totale di 300.000 lire, mettendone in circolazione 100.000 lire.
- Terza emissione (23 aprile 1793): con un nuovo editto vennero immessi sul mercato altri 2.000 biglietti da 50 lire e i 16.000 biglietti da 12,50 lire rimasti in riserva dal 1781.
Complessivamente, tra il 1780 e il 1793 furono messi in circolazione biglietti di credito per un valore totale di 700.000 lire sarde.

Lire 50, 1780
Il tracollo e la legge di Gresham: la fuga dell’argento e l’ondata di aggiotaggio
Ben presto l’illusione si infranse. La cartamoneta, priva di una reale e adeguata riserva metallica a garanzia, iniziò a svalutarsi rapidamente. In base alla legge di Gresham, la moneta “cattiva” scaccia quella “buona”: l’oro e l’argento sparirono dalla circolazione, finendo accaparrati o portati fuori dall’isola. I produttori e i contadini dei villaggi rifiutavano la carta per i generi alimentari, mentre in città esplose il fenomeno dell’aggiotaggio, con speculatori che chiedevano tassi di cambio abusivi fino al 15%.
Nel tentativo di arginare la crisi, le autorità sabaude emanarono vari provvedimenti:
- Editto del 23 giugno 1796: il viceré Vivalda ribadì l’obbligo di far circolare la carta al valore nominale, punendo i commercianti che alzavano i prezzi per chi pagava in biglietti e promettendo un premio del 3% a chi versava moneta contante.
- Pregone del 13 gennaio 1798: si impose ai comuni di versare alle casse regie la stessa moneta metallica riscossa dai cittadini e si elevò il cambio settimanale a 8.000 lire (6.000 a Cagliari e 2.000 a Sassari).
- Pregone del 27 luglio 1801: Carlo Felice confermò le sanzioni contro l’aggio e i rincari, impose il pagamento dei tributi in moneta sonante e istituì Banchi di cambio a Cagliari, Sassari e presso la Reale Amministrazione delle Torri.

Scuti 5, 1781
I roghi della cartamoneta: 32 anni di distruzioni pubbliche a Cagliari
Nel 1798 la situazione era ormai insostenibile. Gli Stamenti (le rappresentanze dei tre ordini del Regno: Ecclesiastico, Militare e Reale) protestarono energicamente presso il Sovrano nei memoriali di aprile, chiedendo la totale soppressione della cartamoneta per salvare il commercio e ripristinare la pace pubblica.
- La Cassa del Regno (26 aprile 1798): gli Stamenti elaborarono un piano per estinguere 280.000 scudi sardi di biglietti in 7 anni, finanziandolo con un aumento temporaneo dei dazi di esportazione sui grani e con prestiti volontari dal clero e dai privati.
- I roghi della cartamoneta: il 30 giugno 1798, nella piazza del Palazzo Civico di Cagliari, si svolse con grande solennità il primo abbruciamento pubblico dei biglietti di credito. Tra il 1798 e il 1818 vennero eseguite ben 27 operazioni di abbruciamento, distruggendo biglietti per 470.000 lire sarde e lasciandone in giro circa 230.000.
- Il Monte di Riscatto (1807): creato il 19 giugno 1807, assorbì i Banchi di cambio e gestì le rendite e le tasse destinate all’estinzione e all’incenerimento dei biglietti residuali.
- Gli ultimi anni: il 18 agosto 1830 a Cagliari fu organizzato un ultimo abbruciamento di 1.725 lire di biglietti ormai logori e 1.487,10 lire di biglietti falsi, a testimonianza del definitivo e completo riassorbimento della cartamoneta.

La lezione di Giuseppe Cossu: perché senza fiducia la carta non vale nulla
Nel 1798, mentre la crisi toccava il culmine, l’economista sardo Giuseppe Cossu Fulgheri pubblicò a Torino l’opuscolo Pensieri sulla moneta papiracea. Anticipando principi moderni, Cossu spiegò che la cartamoneta non costituisce ricchezza di per sé, ma funziona solo se sorretta dalla fiducia psicologica dei cittadini nei confronti di chi governa.
Cossu delineò le condizioni indispensabili per il corretto funzionamento dei biglietti:
- Garanzie reali: mantenere una riserva metallica proporzionata (la carta non doveva superare un decimo del metallo), limitare le emissioni in base ai redditi statali e tassare l’esportazione dei beni superflui verso l’estero.
- Garanzie di circolazione: assicurare la conversione giornaliera della spicciola in metallo e rinnovare annualmente la moneta vecchia.
- Garanzie tecniche: istituire una società di garanti benestanti responsabili pro-rata e rinnovare costantemente i biglietti per prevenire le falsificazioni.
I consigli illuminati del Cossu trovarono un’applicazione solo parziale nelle scelte del Governo sabaudo, ma la sua opera rimane la testimonianza di una lucida analisi economica di fronte al fallimento del primo esperimento di cartamoneta in Sardegna.
Quanto valgono in asta le banconote sopravvissute ai roghi
I non emessi sono comprensibilmente più facili da reperire, essendo sfuggiti al rogo. A titolo di esempio, le 50 lire non emesse del 1780 in asta quotano mediamente 150-250 euro. Invece, la banconota da 50 lire emessa è estremamente rara, e non si riscontrano di recente passaggi all’incanto. I 5 scuti dal canto loro sono forse i più interessanti dal punto di vista del valore economico, in quanto rari in entrambe le versioni, emessi e non, anche se non rari come le 50 lire emesse. Gli scuti realizzano mediamente dai 500 ai 1000 euro.


