Il primo ricordo del luccichio di una pietra preziosa risale ai suoi primi anni di vita, forse tre. Siamo negli anni ’80 e Simon Namdar spesso si trova nello studio del padre, mercante e valutatore di diamanti di alta caratura e pietre preziose per sapienza e discendenza familiare. Aveva un ufficio a Ginevra, poi anche a Milano. Negli anni Venti, il nonno e il bisnonno di Simon fuggono dall’Iran passando per l’Afghanistan; commerciano pietre preziose, tappeti. I diversi rami della famiglia scelgono città diverse per continuare la propria attività: Milano, Londra, Gerusalemme. Si deve ai Namdar l’invenzione di nuove tipologie di taglio di diamanti per aumentarne la veicolazione della luce.

Simon Namdar
Dalla formazione sul campo alla nascita di Auctentic
Aiutando il padre alla domenica, nasce la passione di Simon Namdar per i preziosi naturali, la stessa che molti anni dopo lo porterà a fondare, con Dov Alter, Auctentic, innovativa società di consulenza e valutazione di diamanti e pietre preziose in generale (oltre che di gioielli e orologi di lusso). Qual era, qual è la sua pietra preferita? “Mi piace il rosso. Quindi il rubino. Nei diamanti invece amo il color miele, il giallo cupo”. Tuttavia, l’ingresso a livello professionale di Simon Namdar nel mondo dei diamanti avviene per i casi della vita, in seguito alla prematura scomparsa del genitore: non prende le redini della sua attività, “non ne avevo ancora le competenze”, ma lascia gli studi in Bocconi, si butta a capofitto nel lavoro, andando a bottega dai cugini, ‘sightholder’ di De Beers (per i lettori: sightholder è il termine che indica i clienti diretti di De Beers; coloro che hanno accesso ai ‘sight’, le sedute di vendita del grezzo).

The Golden Flame, superbo esempio di diamante giallo, passato in asta da Christie's Hong Kong
La gavetta di un anno e mezzo all’estero, presso una borsa diamanti, rappresenta per lui “una bella base”: passa ore in camera di selezione a scegliere diamanti che siano perfetti anche al microscopio per clienti molto esigenti, “la clientela coreana”, ricorda. Poi torna in Italia per lavorare come venditore e successivamente anche come buyer. La concorrenza è serrata, ma non demorde, e crea la sua prima piccola azienda. Poi, la svolta. L’incontro con Dov Alter, oggi ceo della società, è decisivo per dare vita ad Auctentic: “Io sono più tradizionalista, lui è un vulcano di innovatività. Combiniamo alla perfezione ‘old school’ e innovazione”, racconta Namdar.
Che cos’è Auctentic: una private advisory house per il lusso durevole
La società nasce ufficialmente nel 2022; si occupa di consulenza, valutazione e ricollocamento strategico (si badi: non necessariamente vendita) di beni privati nel segmento del lusso durevole. Auctentic si definisce una ‘private advisory house’ europea (ha sede ad Anversa, in Belgio): “Col tempo, dalle pietre singole abbiamo allargato i nostri orizzonti anche al mondo dei gioielli, meraviglioso e affascinante. Abbiamo imparato a districarci fra pezzi firmati, non firmati, stili, epoche. Adoriamo il vintage e i vecchi tagli: l’esperienza con i nostri clienti ci ha insegnato moltissimo”. Al di là della valutazione del proprio patrimonio di preziosi, la clientela vi chiede anche consulenze pre-acquisto? “Si, può capitare”.
Auctentic vuole colmare l’asimmetria informativa che i privati in generale scontano rispetto ai professionisti del settore, fornendo dunque alla clientela tutte quelle informazioni e accessi al mercato di norma appannaggio esclusivo dei mercanti più esperti. Con discrezione e cura.
I numeri di Auctentic: 60 milioni di asset e una rete di 2.000 operatori
Che età ha il cliente medio di Auctentic? “La fascia anagrafica dei nostri clienti va dai 30 ai 65 anni, ma il grosso si trova nell’intorno dei 45-55 anni”, soprattutto eredi di famiglie high net worth. La società ha una base clienti quasi esclusivamente europea, “ma abbiamo avuto qualche richiesta anche dall’Egitto e dall’Australia”, rivela Namdar. Con un team di circa 20 esperti e una rete di oltre 2.000 operatori internazionali con presenza nei principali hub europei, l’azienda ha servito nel tempo quasi 10.000 clienti, gestito oltre 60 milioni di euro di asset, crescendo al ritmo di oltre il 30 % annuo.

The Williamson Pink Star, Sotheby's Hong Kong
Le transazioni gestite si collocano nella forchetta mediana di 10.000-50.000 euro, ma le eccezioni non mancano: ci sono stati per dire singoli diamanti da un milione di euro, una pietra da 125 carati. Il percorso di consulenza con Auctentic prevede un punto di ingresso tramite richiesta online o contatto privato diretto, nonché verifica della proprietà e della provenienza dei beni, con analisi incrociata dei certificati gemmologici.
Per prevenire l’immissione di pietre di provenienza illecita, il controllo è rigoroso: non ci si esime mai dalla richiesta di dichiarazioni di proprietà e dalle verifiche dei numeri di certificato con i database internazionali.
Mercato dei diamanti e prospettive a 5 anni: sanzioni, De Beers e sintetici
Considerando il mercato dei diamanti, quali sono le prospettive di qui a cinque anni, secondo Auctentic? “I prezzi saliranno, sperando che nel frattempo le guerre finiscano”. Ci sono diversi fattori che al momento stanno esercitando una pressione al ribasso sulle quotazioni: “Le sanzioni alla Russia, che conta grosso modo un terzo del mercato mondiale del grezzo, creano scompiglio: i venditori devono dimostrare che il diamante non sia di provenienza russa. Ma Alrosa (il colosso statale russo dei diamanti, ndr) vende lo stesso, certo a livelli di prezzo inferiori a quelli di mercato. La vendita di De Beers, ancora in corso, suscita qualche timore in tal senso: nel caso in cui l’acquirente finale dovesse essere il Botswana (paese in cui ha sede la maggior parte della produzione della società, titolare del 15% del capitale di DB, ndr), potrebbe verificarsi un aumento dell’offerta (sempre sapientemente dosata da De Beers), con conseguente stallo sui prezzi”.

Da sinistra: The Azure Blue, aggiudicato a oltre 8 milioni di dollari, più un altro anello con diamante fancy blue. Entrambi di Christie's
Ma bisogna aggiungere che “sul fronte dei sintetici, la produzione ‘lab grown’ sta continuando a scendere: è certo utile per le esigenze dell’industria, ma non per il collezionismo di alto profilo”. In generale, che cosa cercano i clienti? “Al momento, tutti vogliono un Patek Philippe 5711”, sorride. “Ma in realtà tutti cercano ‘affari’; la clientela vuole comprar bene, sempre. Dal canto nostro non riscontriamo una direttrice estetica se non l’amore per la naturalità, le pietre non scaldate, le cose autentiche”.
*Pubbliredazionale apparso sul Magazine 94 di We Wealth. Abbonamenti qui.


