Due aste nello stesso giorno e due anime diverse del collezionismo di gioielli. Mercoledì 11 novembre 2026 Sotheby’s mette in calendario a Ginevra la High Jewelry Sale, ospitata dal Mandarin Oriental, e la Royal & Noble Jewels. Nella prima comandano i diamanti colorati e le firme dell’alta gioielleria, da Boucheron a Bulgari, da Cartier a Van Cleef & Arpels, fino a Bhagat e JAR. Nella seconda, quasi ottanta pezzi provenienti dalle collezioni di case regnanti e famiglie aristocratiche europee, conta soprattutto la storia. In testa c’è lo zaffiro Romanov, una pietra che ha conosciuto la corte imperiale russa, le vendite sovietiche e una celebre cantante lirica prima di approdare da Cartier.

Lotto 628, anello con rubino "sangue di piccione" da 5,027 carati e diamanti, stima 850.000 - 1.300.000 franchi
Rosa, blu e giallo: il poker dei diamanti
A guidare la High Jewelry è il lotto 644, un diamante Fancy Intense Pink da 8,63 carati, offerto sciolto, in un taglio ovale brillante modificato dalle proporzioni accurate e dal colore profondo: la stima è di 3,3-5 milioni di franchi svizzeri (4-6 milioni di dollari).

Secondo per valore è il lotto 643, un anello di Graff con un diamante Fancy Deep Blue a goccia da 2,88 carati, affiancato da diamanti bianchi della stessa forma e stimato 1,7-2,5 milioni di franchi (2-3 milioni di dollari).

Stessa forchetta per il lotto 638, un diamante Fancy Pink da 8,11 carati, anch’esso non montato, con taglio cuscino, colore naturale e purezza VVS1.

Completa il quartetto il lotto 582, un diamante giallo Fancy Vivid da 18,03 carati con taglio a gradini, sciolto, stimato 850mila-1,6 milioni di franchi (1-2 milioni di dollari): per la casa d’aste si distingue per saturazione e peso in una delle categorie più ambite dal mercato.

«La forza dell’asta di questa stagione non risiede soltanto nella qualità eccezionale dei diamanti e delle pietre preziose, ma anche nell’ampiezza delle opportunità che offre ai collezionisti», spiega Jessica Wyndham, a capo dell’alta gioielleria di Sotheby’s Ginevra, che parla di «una selezione definita da rarità, creatività e maestria artigianale».
Il regno del blu (con una deviazione in Tanzania)
Fra le pietre colorate il lotto di punta è un anello con un rubino sangue di piccione da 5,027 carati e diamanti (lotto 628), stimato 850mila-1,3 milioni di franchi (1-1,5 milioni di dollari).

Il vero filo conduttore dell’asta, però, sono gli zaffiri. Harry Winston firma il lotto 603, un anello con uno zaffiro di Ceylon da 69,44 carati senza trattamento termico (580-750mila franchi, 700-900mila dollari), e il lotto 571, con uno zaffiro di Ceylon a gradini da 22,28 carati, anch’esso non riscaldato, fra due diamanti triangolari (240-300mila franchi).


Il lotto 642 monta invece un Royal Blue di Ceylon da 28,46 carati, senza segni di riscaldamento, stimato 260-420mila franchi.

Tra i gioielli più scenografici c’è una collana di Bulgari del 1970 circa (lotto 572): una pettorina di diamanti da cui scende una frangia di 35 gocce di zaffiri birmani.

È stata esposta di recente a Tokyo nella mostra Bvlgari Kaleidos: Colors, Cultures and Crafts e ha una stima di 130-200mila franchi (155-240mila dollari). Fuori dai sentieri più battuti, infine, uno spinello della Tanzania da 51,79 carati, sciolto, di intensa saturazione e notevole purezza (lotto 631, 350-500mila franchi).
Il pavone di Helena Rubinstein
Sul fronte delle grandi maison, il pezzo più significativo è forse una spilla attribuita a Boucheron e realizzata intorno al 1883 (lotto 622).

Zaffiri, smeraldi e diamanti compongono un gioiello trasformabile, con una piuma di pavone staccabile al cui centro brilla uno zaffiro a cuore incorniciato di smeraldi. È appartenuta a due leggende del collezionismo del Novecento, Helena Rubinstein e Jayne Wrightsman, e la stima è di 330-650mila franchi (400-800mila dollari). Sempre di Boucheron è un diadema di diamanti del 1900 circa, smontabile e indossabile come collana, stimato 35-50mila franchi (lotto 621).

Cartier si presenta con un insolito trio Tutti Frutti giocato su tanzanite, pietra di luna, acquamarina, onice e diamanti: un bracciale (lotto 634, 150-250mila franchi), un paio di orecchini (lotto 635, 50-80mila) e un anello (lotto 636, 80-120mila), offerti separatamente ma nati per stare insieme.

La gioielleria contemporanea parla invece indiano con Bhagat: orecchini pendenti con perle naturali e diamanti (lotto 630, 160-260mila franchi) e un secondo paio con grani di smeraldo e diamanti (lotto 629, 150-200mila).


Da Tutankhamon a un carlino di bachelite
Il dialogo fra gioiello, arte e storia attraversa tutto il catalogo. Il lotto 641 è un bracciale di Van Cleef & Arpels degli anni Venti in stile neoegizio, figlio della passione per l’antico Egitto esplosa in Europa dopo la scoperta della tomba di Tutankhamon: zaffiri, rubini, smeraldi, onice e diamanti tradotti in una composizione Art Déco, stimata 220-280mila franchi (265-335mila dollari).

Allo stesso clima appartengono una spilla doppia clip in zaffiri e diamanti di Mauboussin, degli anni Trenta (lotto 625, 260-420mila franchi), e alcuni pezzi Art Déco di Cartier, Janesich e Jean Després in cristallo di rocca, giada, corallo, lapislazzuli, onice e argento martellato.

Dai caveau degli anni Sessanta e Settanta escono due pezzi teatrali di Van Cleef & Arpels: una demi-parure in zaffiri e diamanti del 1966 circa (lotto 537, 190-280mila franchi) e una combinazione collana-bracciale di diamanti del 1978 circa (lotto 594, 100-200mila).

Chiudono il capitolo tre spille d’autore: la celebre Carnation di JAR, un garofano ricavato da una tabacchiera in giada (lotto 528, 50-100mila franchi); una bandiera di Verdura in rubini, onice e diamanti ideata per Daisy Fellowes (lotto 504); un carlino in bachelite di Daniel Brush (lotto 526). Le ultime due sono stimate 8.500-17mila franchi ciascuna.
Lo zaffiro che ballò al Palazzo d’Inverno
La Royal & Noble Jewels arriva dopo tre edizioni ginevrine consecutive chiuse white glove, cioè con tutti i lotti venduti. A guidarla è il lotto 1080, lo zaffiro Romanov: 197,80 carati, origine Ceylon, nessun trattamento termico, stima di 850mila-1,7 milioni di franchi.

Montato un tempo da Fabergé, fu indossato dall’imperatrice madre Maria Feodorovna al ballo del Palazzo d’Inverno del 1903, considerato l’ultimo grande spettacolo della Russia imperiale. Documentato fra i gioielli della Corona russa, dopo la Rivoluzione fu registrato nell’inventario Fersman prima di finire nelle vendite con cui il governo sovietico disperse i tesori imperiali.

Passò poi nella collezione della cantante lirica, mondana e collezionista Ganna Walska, quindi a Cartier, che nel 2015 gli ha dato l’attuale montatura a bracciale trasformabile. I certificati dei laboratori Ssef e Gübelin ne confermano l’origine e l’assenza di riscaldamento. Secondo la casa d’aste, sono pochissime le pietre documentate fra i gioielli della Corona russa ancora identificabili oggi.
Opali neri per un’incoronazione
Il lotto 1082 (780mila-1,1 milioni di franchi) è un gioiello trasformabile, fra collana, diadema e spille staccabili, realizzato da Cartier Londra alla fine degli anni Trenta per Mary Cavendish, duchessa di Devonshire. Al centro, una serie di opali neri australiani dai lampi verdi, blu e cremisi. Commissionato probabilmente in vista dell’incoronazione di Giorgio VI nel 1937, fu indossato dalla duchessa all’incoronazione di Elisabetta II nel 1953, nel ruolo di Mistress of the Robes. L’ultima apparizione pubblica è recente: il tappeto rosso della prima londinese di Wuthering Heights, al collo della regista Emerald Fennell, con un abito scarlatto di Vivienne Westwood.

Lotto 1082, Cartier Art Deco Black Opal and Diamond Tiara Necklace-Brooch Combination, stima 780.000-1,1m franchi
Ha invece radici francesi il diadema di diamanti con motivi a greca di Mellerio dits Meller (lotto 1072, 300-500mila franchi), presentato all’Esposizione internazionale del 1862. Due anni dopo lo acquistò Antoine d’Orléans, duca di Montpensier, come dono di nozze per la figlia Marie Isabelle d’Orléans, sposa di Philippe d’Orléans, conte di Parigi e pretendente al trono di Francia, in anni in cui la restaurazione della monarchia sembrava ancora possibile. Da allora si è tramandato per generazioni nella casata.

Una regina in esilio e un romanzo di Greene
Ha una provenienza letteraria l’anello toi et moi del lotto 1068 (350-500mila franchi), che accosta uno zaffiro del Kashmir non riscaldato da 7,83 carati e uno smeraldo colombiano da 6,77 carati, le due origini che fanno da metro di paragone per le rispettive pietre. Appartenne a Catherine Walston, ritenuta l’ispiratrice di Sarah Miles, protagonista di Fine di una storia di Graham Greene.

Vengono invece dalla regina Amélie di Portogallo, l’ultima regina consorte del Paese, una spilla con smeraldi colombiani e diamanti (lotto 1070) e un bracciale rigido con uno smeraldo colombiano cabochon da 27,38 carati (lotto 1071), entrambi stimati 70-100mila franchi.

Nata principessa d’Orléans, Amélie sopravvisse al regicidio di Lisbona del 1908, in cui furono uccisi il re Carlo I e il principe ereditario Luigi Filippo, e conobbe l’esilio dopo la caduta della monarchia nel 1910.

Il filo blu che riporta alla zarina
Il lotto 1067 (300-500mila franchi) è una demi-parure del 1910 circa, collana e orecchini pendenti, con zaffiri cabochon e diamanti di taglio antico. Appartenne a Sibilla di Sassonia-Coburgo-Gotha, duchessa di Västerbotten (1908-1972) e madre dell’attuale re di Svezia Carlo XVI Gustavo, che ricevette la collana dallo zar Ferdinando di Bulgaria per le nozze del 1932 con il principe Gustavo Adolfo. Secondo la tradizione di famiglia, gli zaffiri erano appartenuti a Dagmar di Danimarca, cioè la stessa imperatrice Maria Feodorovna dello zaffiro Romanov, madre dell’ultimo zar Nicola II. Le due gocce degli orecchini erano in origine pendenti della collana; la parure è poi passata alla figlia, la principessa Birgitta di Svezia.

«Lo straordinario successo delle nostre aste Royal & Noble Jewels riflette il fascino duraturo che esercitano sui collezionisti i gioielli capaci di unire pietre eccezionali, maestria e storia», osserva Andres White Correal, chairman della gioielleria per Europa e Medio Oriente e responsabile dei Noble Jewels di Sotheby’s.


